Liceo Ginnasio Camillo Cavour- Torino
Francisetti Brolin Sonia
Classe 1a Liceo Classico – Sezione B
Tema: esprimi un giudizio complessivo, o un giudizio sui singoli aspetti del progetto di Costituzione europea, proposto dalla Convenzione europea.
Ciò
non è stato possibile, poichè sui punti di maggiore dissenso:
1. la composizione della Commissione;
2. il numero dei membri del Parlamento Europeo;
3. il sistema di voto nel Consiglio Europeo,
non
si è raggiunto un compromesso accettabile, che permettesse di varare il
trattato.
In
particolare la divisione più profonda ha riguardato il sistema di voto nel
Consiglio. Attualmente vige il principio dell’unanimità, con diritto di veto di
ogni singolo stato. La bozza di Costituzione prevedeva, pur mantenendo
l’unanimità per la politica estera e quella fiscale, una doppia maggioranza,
cioè della metà più uno dei paesi aderenti e del 60% della popolazione. Su
questo punto tuttavia nè
Al
vertice di Bruxelles si era tra l’altro adombrata, da parte di alcuni paesi, in
particolare Francia e Germania, la possibilità che ci fosse, per il momento,
l’adesione di tutti quei paesi che erano d’accordo sul voto a doppia
maggioranza (il c.d. nucleo duro), lasciando la porta aperta a chi volesse
aderirvi successivamente.
Ma
anche su questa proposta non si è poi registrato il consenso necessario, sia
per il timore che la nuova Costituzione Europea sembrasse nascere da un asse
egemonico franco-tedesco, sia perché richiamava alla memoria paure e sospetti
di un’Europa a due velocità, già presenti nel dibattito europeo in occasione
del trattato di Maastricht e dell’introduzione dell’euro nei paesi dell’U.E.M..
La
bozza messa a punto dalla Convenzione europea può definirsi una vera e propria
Costituzione?
Ossia
un documento in cui sono contenute le norme fondamentali dell’agire di un corpo
politico, coi principi e le regole che ne disciplinano il funzionamento, nonché
le strutture che lo formano i valori che ne permeano l’esistenza ed i fini che
persegue?
Documento
emanato o da un monarca assoluto nella pienezza del suo potere, o con il
concorso del popolo o direttamente dal popolo stesso tramite i suoi legittimi
rappresentanti (assemblea costituente)?
Se
esaminiamo questo secondo aspetto, dovremmo concludere che, nella forma,
Si
è dunque giustamente sostenuto che, sin dalla sua origine con il trattato di
Roma del 1957,
Se
dal punto di vista formale, l’atto che dà vita “ alla Costituzione Europea” non
è:
1. l’atto di un sovrano che, in quanto detentore del
potere assoluto, può esso stesso limitarlo e disciplinarlo (Magna Charta-
il potere del re è di origine divina);
2. l’atto di un Parlamento o Assemblea che, in
rappresentanza del Popolo, stipula con il potere del sovrano un “ contratto”,
che disciplini diritti e doveri di entrambi (Statuto Albertino-re per grazia di
Dio e volontà della Nazione);
3. l’atto di una Assemblea Costituente, eletta dal
popolo, che è l’unico detentore del potere e della sovranità, e che, in nome de
popolo, stabilisce la legge fondamentale di quella comunità (Costituzione
Italiana –la sovranità appartiene al popolo),
dovremmo negare che questa bozza possa essere
considerata una “ Costituzione”.
Tuttavia, se esaminiamo il testo nei singoli punti
ed entriamo nella sostanza dei problemi affrontati e delle soluzioni indicate,
vi troviamo:
dopo il preambolo, in cui sono sintetizzati i
passaggi storici che hanno portato i popoli europei a livelli di civiltà e di
benessere sempre più elevati,
1. il titolo I in cui sono elencati i valori e gli
obbiettivi dell’Unione con:
art.2: l’unione si fonda sui valori di rispetto
della dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto e
rispetto dei diritti dell’uomo…….
art. 3: l’unione si prefigge di promuovere la
pace……… e il benessere dei suoi popoli…..
art. 4: la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei
capitali e la libertà di stabilimento sono garantite
2. il titolo II in cui sono sanciti:
all’art. 7- i diritti fondamentali
all’art. 8- la cittadinanza dell’Unione
3. il titolo III nel quale sono stabilite le competenze
dell’Unione:
art. 9-la delimitazione delle competenze si fonda
sul principio di attribuzione…….l’esercizio delle competenze si fonda sui
principi di sussidiarietà e proporzionalità.
Art. 12- competenze esclusive.
Art. 13- i settori di competenza concorrente.
Art. 14- il coordinamento delle politiche economiche
e dell’occupazione.
Art. 15- la politica estera e di sicurezza comune.
4. Il titolo IV che delimita il quadro istituzionale
dell’Unione enucleandone gli organi, il loro funzionamento e i loro reciproci
rapporti.
Art. 18- le istituzioni dell’Unione comprendono:
il Parlamento
Europeo
il Consiglio Europeo
il Consiglio dei Ministri
Art. 21- che prevede la carica di un Presidente del
Consiglio Europeo
Art. 26- che disciplina l’elezione di un Presidente
della Commissione Europea
Art. 28- che prevede la creazione di un Ministro
degli Affari Esteri dell’Unione.
Sempre in tale titolo, al capo II art. 29, vengono
per così dire “ costituzionalizzati” il ruolo e le competenze della Banca
Centrale Europea (BCE) e del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC).
5. Il titolo V che disciplina l’esercizio delle
competenze dell’Unione distinguendo gli atti giuridici posti in essere (art.
32) in atti legislativi (art. 33), regolamenti (art. 35), atti esecutivi (art.
36) e ne disciplina i modi di pubblicazione e di entrata in vigore (art. 38).
6. Il titolo VI che attiene ai principi democratici su
cui è fondata la vita dell’Unione, dei singoli stati partecipanti e di tutti i
cittadini.
7. Il titolo VII che regola le finanze dell’Unione.
8. Il titolo VIII, peraltro molto scarno, che tratta
dell’Unione e dell’ambiente circostante e dei rapporti di buon vicinato e di
cooperazione da instaurare con gli stati limitrofi.
9. Il titolo IX che indica:
all’art. 57- i criteri di ammissibilità e le
procedure di adesione all’Unione;
all’art. 58- le cause e le procedure di sospensione
dei diritti di appartenenza all’Unione;
all’art. 59- il ritiro volontario dall’Unione.
Alla
luce di tutti questi elementi sembra quindi giusto affermare che tale bozza
contenga le norme fondamentali dell’agire dell’Ente politico Unione Europea, i
principi che ne regolano il funzionamento, le strutture che lo formano e i fini
che persegue; quindi a ragione può essere considerata una vera e propria “
Costituzione”.
Tuttavia,
se approfondiamo l’analisi, dobbiamo domandarci chi sia il “corpus
politico” che si dà questa Costituzione. In altre parole dobbiamo chiederci se
esista un soggetto, che, in quanto titolare della sovranità, regoli se stesso
ed il suo agire con una legge fondamentale. Sono forse i popoli europei questo
soggetto politico? Dal testo preparato dalla Convenzione sembra che i popoli
europei siano un soggetto mediato, in quanto gli stati aderenti mantengono la
loro sovranità e decidono di cederne una parte, per favorire e meglio regolare
i propri scopi, ad un’entità sopranazionale, che si sovrappone, ma non integra
completamente le strutture preesistenti.
Nasce
da qui, a mio giudizio, all’interno dell’Unione Europea il continuo ondeggiare
tra visioni di tipo confederale (regolamentazione tra stati) ed aneliti e spinte
federalistiche, come auspicato da uno dei padri nobili dell’Unione Europea
Altiero Spinelli, che hanno caratterizzato la crescita dell’unificazione
europea sin dal trattato di Roma.
Un
altro aspetto da precisare meglio e forse superare è quello, per così dire di
una visione eccessivamente “ mercantilistica” cioè di considerare l’unione un “
grande mercato” che assicura la libera circolazione delle persone, delle merci,
dei servizi e dei capitali.
Questa
libertà può essere un mezzo ma non il fine, che dovrebbe invece essere quello
di assicurare uno spazio di liberta, di benessere e di sicurezza a tutti i
cittadini europei. Sembrerebbe quindi necessario avviare una riflessione
critica sulle teorie economiche tuttora prevalenti e sul neo liberismo.
Può
“il mercato” essere considerato il supremo regolatore delle attività umane?
Può
esistere un “mercato” se non come continua lotta degli uni contro gli altri per
raggiungere livelli sempre più elevati di reddito, d’efficienza, e di
produttività con la logica dell’homo hominis lupus? Gli animal
spirits dei suoi protagonisti non portano forse alla propria
autodistruzione?
I
recenti scandali finanziari che hanno investito gli USA (casi Enron e World
Com.) ed anche il nostro paese (casi Cirio e Parmalat) ci devono fare
riflettere sul fatto che un “mercato” può esistere, mantenersi ed assicurare
ricchezza e benessere a tutti i suoi attori, non se si autoregolamenta, cosa
peraltro impossibile, data la vastità e le divergenze degli interessi in campo
(es. capitalisti- lavoratori, imprese- consumatori…… ecc….), ma se viene
regolato e guidato da una entità diversa non estranea allo stesso, ma
portatrice di interessi generali.
Si
deve quindi riaffermare il primato della POLITICA, come arte di mediazione e di
ricomposizione dei contrastanti interessi per il bene comune, al di sopra della
pura e semplice attività economica che tende all’utile individuale o
settoriale.
Esiste
oggi in Europa un “corpus politico” che sappia farsi carico di questi
problemi? Esistono una volontà ed una visione comune sul ruolo che l’Europa
deve esercitare nel mondo globalizzato di oggi? Mi sembra che questo, al
momento, manchi e si possono citare ad esempio due fatti accaduti nel corso
dell’anno 2003.
La
crisi irachena ha visto i paesi dell’Unione Europea schierati in modo diverso
se non contrapposto, tra l’Inghilterra, alleata storica degli USA, che ha
partecipato alla coalizione per la guerra in Iraq,
Il
recente vertice dell’ECOFIN (riunione dei ministri dell’economia e delle
finanze dei paesi dell’Unione Europea) si è rifiutato di sanzionare, come
richiesto dalla Commissione Europea, il comportamento di due paesi nel regolare
la politica economica.
Se
alcuni osservatori, infatti, lamentano che la politica monetaria della BCE è
tradizionalista e conservatrice e non si pone come fine la crescita economica
dei paesi dell’Unione Europea, la quale attualmente è largamente inferiore a
quella degli USA, e neppure cerca di contrastare efficacemente l’impetuosa
crescita del tasso di cambio dell’euro nel rapporto con il dollaro, la quale
rischia di mettere in ginocchio le imprese europee nella concorrenza con quelle
americane o dell’estremo oriente, giova osservare che Greanspan, il manovratore
del dollaro, ha alle spalle il potere politico rappresentato dal Presidente
degli Stati Uniti, mentre non esiste un’entità Europea che ne coordini la
politica economica.
Allora
che fare dopo il fallimento dei vertici tenutisi durante la presidenza
italiana?
Continuare nei piccoli passi e nelle
estenuanti mediazioni, sapendo che l’allargamento dell’Unione Europea a 25
stati, che avverrà nel prossimo futuro, potrebbe, di fatto, sancirne
l’impossibilità di funzionamento con le regole finora adottate?
Servirebbe,
a mio giudizio, un atto “ rivoluzionario”del Parlamento Europeo, che andremo ad
eleggere nei prossimi mesi, il quale riveda la bozza di costituzione elaborata
dalla Convenzione, ne precisi meglio i valori, i fini e gli scopi, dia una
risposta al ruolo che l’Europa intende esercitare all’interno dell’occidente e
nel mondo ormai globalizzato, adotti una “Costituzione” in nome e per conto dei
popoli europei rappresentati.
La
sovranità dell’Unione Europea nascerebbe, in tal modo, non da una cessione da
parte dei singoli stati, bensì da un’autoappropriazione da parte dei legittimi
rappresentanti dei popoli europei e da tale atto, che rompe il modello
istituzionale esistente, potrebbero sorgere formalmente gli Stati Uniti
d’Europa.
A
tal fine dovrebbero essere meglio sviluppati alcuni aspetti.
In
primo luogo andrebbe chiaramente individuata quella, che si ritiene debba
essere la “mission” dell’Unione Europea nel mondo.
Se
l’Impero Romano aveva come “mission” quella indicatagli dal grande poeta
latino P. Virgilio Marone “te regere imperio populos, Romane memento!”;
se, parimenti, “l’Impero” britannico di fine ottocento si riconosceva nelle
parole del famoso canto “Rule, Britannia, rule the world”; se
Questo
implica una profonda riflessione sul ruolo dell’Europa, in primo luogo
all’interno del mondo cosiddetto occidentale, che vede oggi l’egemonia degli
Stati Uniti d’America, dopo la fine della guerra fredda ed il crollo della
super potenza sovietica, emblematicamente rappresentata dall’abbattimento del
muro di Berlino.
I
valori di libertà e di democrazia, così profondamente radicati nel mondo
occidentale, sono interpretati e coniugati allo stesso modo sulle due sponde
dell’Atlantico?
In
secondo luogo, quali rapporti intrattenere con
Si
deve quindi favorirne l’inserimento nell’Unione, per costruire quella, che
Charles De Gaulle chiamava
Altro
problema è quello della Turchia, che da lungo tempo sollecita di entrare
nell’Unione Europea. Su questa richiesta si è sviluppato un ampio dibattito tra
quanti sono favorevoli, interpretandone l’ingresso come un ponte teso verso il
Medio Oriente ed il mondo islamico, e quanti invece sono contrari, accampando
radicali diversità di concezioni e di valori fondanti tra il “ mondo
occidentale” ed il “ modo islamico”.
Quali
poi i rapporti con il cosiddetto terzo e quarto mondo? Con l’Africa? Con
l’America Latina? Con tutti quei paesi, nei quali miseria, povertà,
sfruttamento sono piaghe endemiche?
A
mio avviso, nella futura Costituzione Europea andrebbe accentuato il principio
solidaristico, sia all’interno dell’Unione, come all’esterno, nei rapporti con
tutti gli altri popoli.
Pertanto,
già nel preambolo potrebbe essere inserita la seguente frase:
“
noi, popoli dell’Europa, resi consapevoli da tanti secoli di lotte fratricide,
distruzioni e lutti intendiamo perseguire la pace, l’uguaglianza, la
solidarietà e la libertà con tutti i popoli della terra, libertà, che deve
essere intesa, in primo luogo, come libertà dal bisogno e dalla miseria”.
In
questi termini va altresì posto il tema della lotta al terrorismo e della
difesa della nostra “Comunità Europea” da tale piaga. Il terrorismo va
sicuramente combattuto con tutti i mezzi ed a tutti i livelli, ma si deve anche
costantemente operare, giorno dopo giorno, per rimuoverne le cause profonde,
che allineano nella povertà, nella mancanza di istruzione, nella miseria, che
portano intere popolazioni al fanatismo.
Un
altro punto che, a mio avviso, necessita di una modifica, capovolgendone
l’impostazione, è il diritto di cittadinanza.
L’art.
8 della bozza recita: “ è cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza
di uno stato membro. La cittadinanza dell’Unione si aggiunge alla cittadinanza
nazionale e non la sostituisce”.
In
tal modo si fa discendere il diritto di essere CIVIS dell’Europa
dall’essere CIVIS di uno stato membro, riconoscendo come primigenio, in
capo ai singoli stati, il diritto di fissare le regole della cittadinanza.
L’Unione
Europea potrebbe invece dettare autonomamente nella Costituzione il principio
della cittadinanza europea, stabilendo ad esempio: “ è cittadino europeo
chiunque sia nato in uno dei territori facenti parte dell’Unione”, delegando
poi ai singoli stati solo le modalità di esercizio dei diritti, che discendono
dall’essere CIVIS, cioè membro a pieno titolo della “ Comunità” chiamata
Unione Europea.