L’Etica e la Chimica : la responsabilità sociale di chi fa Chimica

 

L’Ordine dei Chimici di Parma ha proposto a tutti gli studenti delle scuole superiori, nell’ambito della manifestazione “La Chimica siamo noi 2009”, una riflessione sul rapporto tra Chimica ed Etica.

Il tema, sebbene di grande importanza, non è mai abbastanza dibattuto. Per questa ragione gli insegnanti del Dipartimento di Scienze del Liceo “Cavour” hanno deciso di aderire all’iniziativa e, pur consapevoli degli impegni scolastici degli studenti, hanno sollecitato la partecipazione di alcuni di essi.

Gli allievi Andrea Vana e Giulia Zoppelli della classe III^ A hanno vinto il I Premio, mentre Sara Varetti della classe III^ C, Irene Colasanto della classe II^ C e Umberto Macciò della classe II^ E hanno ricevuto un Riconoscimento speciale.

La Premiazione è avvenuta a Parma il giorno 17 aprile 2009, in occasione della manifestazione “La Chimica siamo noi 2009”.

Vincere un Concorso per i ragazzi è sempre una grande soddisfazione, ma ancora più grande è per noi insegnanti la soddisfazione di veder crescere negli studenti profondità di pensiero e autonomia di giudizio.

 

Alessandra Melloni e Rodolfo Ventura

 

 

 

Andrea VANA  III^A  -  Giulia ZOPPELLI  III^A  :

 

Chimica ed Etica: la responsabilità sociale di chi fa chimica.

 

La chimica fece la sua prima apparizione nella storia dell’uomo con un evento che nella sua semplicità segnò profondamente la nostra evoluzione: la conquista del fuoco. Non appena apprese l’arte di produrre il fuoco, infatti, l’uomo divenne, anche se inconsapevolmente, un chimico; egli fu in grado di cucinare cibi, cambiandone l’aspetto, il colore e l’odore, di cuocere oggetti di terra e di farne vasellame o ricavare metalli dalle rocce. La chimica dunque è nata sotto lo stimolo di esigenze pratiche e come tale si è evoluta per millenni, assumendo diverse forme. Passando da cultura elitaria detenuta da pochi ad un’arte per certi versi occulta come l’alchimia, la chimica oggi è una scienza che spiega tutto ciò che ci circonda, vicino e lontano, dalla composizione dell’aria che respiriamo alle reazioni che avvengono nel nucleo di una stella.

Occorre però individuare una duplice natura della chimica: in primo luogo la ricerca, fine a se stessa e astratta, che non ha altro scopo, se non quello teoretico di ampliare la conoscenza dell’uomo e andare oltre i limiti del sapere, senza la necessità di obbedire all’utile consumistico, ma promuovendo soltanto la libera creazione, la circolazione delle idee e la loro accessibilità per l’intera umanità. Secondariamente, però, è un luogo comune vedere la chimica come una nemica della natura, una forzatura dell’ordine naturale delle cose, pensando che quest’ultimo sia più stabile, affidabile perchè oggettivo: insomma un paradigma di conservazione, che dà sicurezza e racchiude tutto il patrimonio della nostra conoscenza. Si considera allora innaturale per l’uomo andare oltre i limiti imposti dalla natura ricercando una conoscenza infinita; ma in realtà non c’è niente di più connaturato all’uomo del tentativo di superare continuamente i confini del sapere per scoprire le imperfezioni della natura, darne una descrizione veritiera e conformarla alle proprie necessità. La nostra specie è dunque l’esempio di come scienze quali la chimica non siano contro natura, ma rispondano alla naturale tendenza dell’uomo di combattere la potenza di una natura forse troppo spesso idealizzata. In secondo luogo parliamo dell’aspetto pratico, industriale della chimica, volto a migliorare la qualità della vita, ad accrescere le fonti di benessere e ad incrementare le risorse di ricchezza dell’umanità. Non a caso, quasi a voler sottolineare questa distinzione, nel mondo anglosassone è oggi in voga sostituire il termine Chimica (Chemistry) con quello apparentemente più rassicurante di Scienza Chimica (Chemical Science).

Per il settore della chimica finalizzato alla ricerca esclusiva della conoscenza la questione morale si sviluppa in un ambito prettamente filosofico, nell’intento di rispondere alla domanda se sia giusto oppure no superare i limiti dello scibile umano. Per il secondo settore, invece, che deve tenere conto della sua attività alla sfera sociale, è necessario elaborare un’etica più complessa, che imponga regole e stabilisca limiti. Mentre infatti la ricerca chimica non ha alcuno scopo utilitaristico e anche laddove venga a scoprire, per esempio, sostanze nocive o fenomeni che si possono rivelare dannosi, si limita a studiarne le caratteristiche, al contrario l’applicazione della chimica può presentare un margine di errore, di pericolo e immoralità più ampio. Essa ha spesso generato inquinamento e disastri, prodotto veleni, ma è anche vero che per quelli non possiamo che rimproverare noi stessi, per aver mancato di coscienza etica e abusato delle scoperte scientifiche. Qui sta la necessità di elaborare, per chi fa chimica, un’etica della responsabilità sociale, che va però costruita tenendo conto anche dei rapporti fra la chimica e la politica. Occorre infatti che la sensibilità etica venga coltivata non solo dagli scienziati, ma anche dalla classe dirigente e dal’opinione pubblica, importante in quanto principale consumatrice dei prodotti chimici, sulla quale deve agire la pressione politica attraverso l’emanazione di leggi, l’organizzazione di riunioni e convegni informativi e la creazione di campagne di sensibilizzazione. Altro elemento di fondamentale importanza per la costruzione di un’etica è l’università, che detiene il monopolio della formazione dei giovani e che per prima può insegnare agli aspiranti scienziati e chimici l’importanza dello sviluppo di un’etica parallelamente all’evoluzione scientifica.

La conoscenza a riguardo è fondamentale perché non solo l’uomo tende a ricordare il male e a dimenticare il bene, ma spesso è portato dall’ignoranza a fare considerazioni sbagliate o, ancora peggio, a diffidare di ciò che non conosce. Allora l’obbligo sociale del chimico, che ha conoscenze tecniche e può vedere un po’ più in là degli altri, è quello di diffondere la conoscenza in maniera semplice; diffondere informazioni è inoltre importantissimo per evitare che quello che viene fatto per il bene della comunità venga strumentalizzato e utilizzato contro la comunità stessa.

Un classico esempio dell’applicazione dell’etica alla chimica è quello della “Green Chemistry” o “Chimica sostenibile”, ossia l’impiego della chimica atto a prevenire l’inquinamento ambientale, che deriva da qualunque processo industriale e che non può essere totalmente eliminato ma ricondotto entro limiti accettabili. Esso si esplica in una serie di principî, circa venti, che mirano a ridurre o a eliminare l’uso o la formazione di sostanze pericolose, e nella progettazione, produzione ed applicazione dei prodotti chimici. Sostenibile significa proprio questo, essere capace di mantenersi a lungo senza interruzione, decadimento e perdita di forze e qualità, in grado di trasformare o impiegare una risorsa senza diminuirla o danneggiarla, e di non provocare danni gravi all’ambiente. Il problema etico non deve però bloccare la libertà della ricerca, ma il modo con cui si manifesta e viene messa in pratica la libertà stessa: l’uomo deve essere un creatore libero, ma sulla base della regola morale dell’uomo per l’uomo, senza mai dimenticare che l’innovazione tecnologica deve andare di pari passo con la crescita culturale e che l’etica si deve riappropriare della tecnologia, o applicazione scientifica, per riscattarla dal suo essere un puro strumento.

Albert Einstein, grande esempio morale nella scienza, nel 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale, disse: “La preoccupazione per l’uomo e per il suo destino deve sempre costituire l’interesse principale di tutti gli sforzi dell’attività scientifica...non dimenticatelo in mezzo ai vostri diagrammi ed alle vostre equazioni… affinchè le creazioni della vostra mente siano una benedizione e non una maledizione per l’umanità”.