L’Etica e la Chimica : la
responsabilità sociale di chi fa Chimica
L’Ordine dei Chimici di
Parma ha proposto a tutti gli studenti delle scuole superiori, nell’ambito
della manifestazione “La Chimica siamo noi
Il tema, sebbene di
grande importanza, non è mai abbastanza dibattuto. Per questa ragione gli
insegnanti del Dipartimento di Scienze del Liceo “Cavour” hanno deciso di
aderire all’iniziativa e, pur consapevoli degli impegni scolastici degli studenti,
hanno sollecitato la partecipazione di alcuni di essi.
Gli allievi Andrea Vana
e Giulia Zoppelli della classe III^ A hanno vinto il I Premio, mentre Sara Varetti
della classe III^ C, Irene Colasanto della classe II^ C e Umberto Macciò della
classe II^ E hanno ricevuto un Riconoscimento speciale.
La Premiazione è
avvenuta a Parma il giorno 17 aprile
Vincere un Concorso per
i ragazzi è sempre una grande soddisfazione, ma ancora più grande è per noi
insegnanti la soddisfazione di veder crescere negli studenti profondità di
pensiero e autonomia di giudizio.
Alessandra Melloni e
Rodolfo Ventura
Andrea VANA
III^A - Giulia ZOPPELLI III^A
:
Chimica ed Etica: la
responsabilità sociale di chi fa chimica.
La chimica fece la sua
prima apparizione nella storia dell’uomo con un evento che nella sua semplicità
segnò profondamente la nostra evoluzione: la conquista del fuoco. Non appena
apprese l’arte di produrre il fuoco, infatti, l’uomo divenne, anche se
inconsapevolmente, un chimico; egli fu in grado di cucinare cibi, cambiandone
l’aspetto, il colore e l’odore, di cuocere oggetti di terra e di farne
vasellame o ricavare metalli dalle rocce. La chimica dunque è nata sotto lo
stimolo di esigenze pratiche e come tale si è evoluta per millenni, assumendo
diverse forme. Passando da cultura elitaria detenuta da pochi ad un’arte per
certi versi occulta come l’alchimia, la chimica oggi è una scienza che spiega
tutto ciò che ci circonda, vicino e lontano, dalla composizione dell’aria che
respiriamo alle reazioni che avvengono nel nucleo di una stella.
Occorre però
individuare una duplice natura della chimica: in primo luogo la ricerca, fine a
se stessa e astratta, che non ha altro scopo, se non quello teoretico di
ampliare la conoscenza dell’uomo e andare oltre i limiti del sapere, senza la
necessità di obbedire all’utile consumistico, ma promuovendo soltanto la libera
creazione, la circolazione delle idee e la loro accessibilità per l’intera
umanità. Secondariamente, però, è un luogo comune vedere la chimica come una
nemica della natura, una forzatura dell’ordine naturale delle cose, pensando
che quest’ultimo sia più stabile, affidabile perchè oggettivo: insomma un
paradigma di conservazione, che dà sicurezza e racchiude tutto il patrimonio
della nostra conoscenza. Si considera allora innaturale per l’uomo andare oltre
i limiti imposti dalla natura ricercando una conoscenza infinita; ma in realtà
non c’è niente di più connaturato all’uomo del tentativo di superare
continuamente i confini del sapere per scoprire le imperfezioni della natura,
darne una descrizione veritiera e conformarla alle proprie necessità. La nostra
specie è dunque l’esempio di come scienze quali la chimica non siano contro
natura, ma rispondano alla naturale tendenza dell’uomo di combattere la potenza
di una natura forse troppo spesso idealizzata. In secondo luogo parliamo
dell’aspetto pratico, industriale della chimica, volto a migliorare la qualità
della vita, ad accrescere le fonti di benessere e ad incrementare le risorse di
ricchezza dell’umanità. Non a caso, quasi a voler sottolineare questa
distinzione, nel mondo anglosassone è oggi in voga sostituire il termine
Chimica (Chemistry) con quello apparentemente più rassicurante di Scienza
Chimica (Chemical Science).
Per il settore della
chimica finalizzato alla ricerca esclusiva della conoscenza la questione morale
si sviluppa in un ambito prettamente filosofico, nell’intento di rispondere
alla domanda se sia giusto oppure no superare i limiti dello scibile umano. Per
il secondo settore, invece, che deve tenere conto della sua attività alla sfera
sociale, è necessario elaborare un’etica più complessa, che imponga regole e
stabilisca limiti. Mentre infatti la ricerca chimica non ha alcuno scopo
utilitaristico e anche laddove venga a scoprire, per esempio, sostanze nocive o
fenomeni che si possono rivelare dannosi, si limita a studiarne le
caratteristiche, al contrario l’applicazione della chimica può presentare un margine
di errore, di pericolo e immoralità più ampio. Essa ha spesso generato
inquinamento e disastri, prodotto veleni, ma è anche vero che per quelli non
possiamo che rimproverare noi stessi, per aver mancato di coscienza etica e
abusato delle scoperte scientifiche. Qui sta la necessità di elaborare, per chi
fa chimica, un’etica della responsabilità sociale, che va però costruita
tenendo conto anche dei rapporti fra la chimica e
La conoscenza a
riguardo è fondamentale perché non solo l’uomo tende a ricordare il male e a dimenticare
il bene, ma spesso è portato dall’ignoranza a fare considerazioni sbagliate o,
ancora peggio, a diffidare di ciò che non conosce. Allora l’obbligo sociale del
chimico, che ha conoscenze tecniche e può vedere un po’ più in là degli altri,
è quello di diffondere la conoscenza in maniera semplice; diffondere
informazioni è inoltre importantissimo per evitare che quello che viene fatto per
il bene della comunità venga strumentalizzato e utilizzato contro la comunità
stessa.
Un classico esempio
dell’applicazione dell’etica alla chimica è quello della “Green Chemistry” o “Chimica
sostenibile”, ossia l’impiego della chimica atto a prevenire l’inquinamento
ambientale, che deriva da qualunque processo industriale e che non può essere
totalmente eliminato ma ricondotto entro limiti accettabili. Esso si esplica in
una serie di principî, circa venti, che mirano a ridurre o a eliminare l’uso o
la formazione di sostanze pericolose, e nella progettazione, produzione ed
applicazione dei prodotti chimici. Sostenibile significa proprio questo, essere
capace di mantenersi a lungo senza interruzione, decadimento e perdita di forze
e qualità, in grado di trasformare o impiegare una risorsa senza diminuirla o
danneggiarla, e di non provocare danni gravi all’ambiente. Il problema etico
non deve però bloccare la libertà della ricerca, ma il modo con cui si
manifesta e viene messa in pratica la libertà stessa: l’uomo deve essere un
creatore libero, ma sulla base della regola morale dell’uomo per l’uomo, senza
mai dimenticare che l’innovazione tecnologica deve andare di pari passo con la
crescita culturale e che l’etica si deve riappropriare della tecnologia, o applicazione
scientifica, per riscattarla dal suo essere un puro strumento.
Albert Einstein, grande
esempio morale nella scienza, nel 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale,
disse: “La preoccupazione per l’uomo e per il suo destino deve sempre
costituire l’interesse principale di tutti gli sforzi dell’attività
scientifica...non dimenticatelo in mezzo ai vostri diagrammi ed alle vostre
equazioni… affinchè le creazioni della vostra mente siano una benedizione e non
una maledizione per l’umanità”.