La casa romana
La casa romana si può
dividere in due diverse tipologie: la domus
e l'insula.
La domus
La domus è un'abitazione signorile urbana, che riprende i canoni della
architettura ellenistica; essa è disposta in senso orizzontale, totalmente aperta
verso l'interno; al centro si trova generalmente una cisterna per l'acqua
piovana chiamata impluvium. La domus si distingue dalla villa suburbana, che invece è
un'abitazione privata situata al di fuori delle mura della città, e dalla villa rustica, situata in campagna e
dotata di ambienti appositi per i lavori agricoli. La domus
si compone di ambienti prestabiliti con stanze che si susseguono in un ordine
fisso:
• fauces, ovvero l'ingresso;
• atrium, l'atrio;
• aleae, le ali, cioè le
stanze laterali;
• triclinium,
la sala da pranzo;
• tablinum, cioè la
stanza-studio del padrone di casa dove erano conservati gli archivi di famiglia
e dove, eventualmente, riceveva i suoi clientes;
• peristilium,
il giardino porticato.
L'insula
L'insula è una sorta di "casa popolare" costituita dai cenacula, che oggi chiameremmo
appartamenti, composti da ambienti che non hanno una funzione d'uso
prestabilita e che sono posti sullo stesso piano lungo una verticale secondo
una sovrapposizione rigorosa. Talvolta l'insula
è costituita da una serie di edifici disposti a quadrilatero e si rivolge verso
un cortile centrale.
L'insula appare verso il IV secolo a. C., si sviluppa in verticale
per rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più numerosa e talvolta
raggiunge un'altezza che meraviglia sia gli antichi sia noi moderni per la sua
somiglianza con le nostre abitazioni urbane. L'altezza dell'insula cresce col passare del tempo e
dal III secolo a. C. si cominciano a vedere insulae
di tre piani, chiamati tabulata, contabulationes, contignationes. Ben presto l'altezza di questi edifici diventa
preoccupante a causa del rischio di crolli e a partire da Augusto vari
imperatori hanno cercato, invano, di ridurne l'altezza massima con apposite
leggi.
Le insulae si possono a loro volta dividere in due tipologie.
Alcune hanno al piano
terra un solo appartamento dalle caratteristiche molto simili ad una casa
signorile e che perciò viene chiamato domus,
mentre ai piani superiori si trovano i cenacula
destinati a inquilini più poveri.
Altre invece, molto più
diffuse, hanno al pianterreno una serie di botteghe o magazzini, le tabernae. Queste ultime si aprono lungo
la strada con una porta centinata, i cui battenti vengono abbassati e chiusi
accuratamente con chiavistelli ogni sera. In fondo a questi ambienti si trova
una scala che porta ad un soppalco, che costituisce la casa del bottegaio.
Le insulae non sono molto solide: infatti non hanno una base
proporzionata alla loro spinta ascensionale e
i costruttori, sedotti dall'esca del guadagno, economizzano sulla
resistenza dei muri e sulla qualità dei materiali.
Inoltre sono spesso
soggette a incendi, perché la pesante struttura dei loro pavimenti impone che
si adoperino grosse travi di legno; i rischi d'incendio sono accresciuti
dall'uso di stufe portatili, candele, lampade fumose, torce e dalla scarsezza
d'acqua negli appartamenti.
Vita nelle case
Presso tutti i Romani il
mobilio consiste essenzialmente nei letti, che sono i mobili per eccellenza
della domus signorile come dell'insula proletaria: sui letti i Romani
dormono, mangiano, ricevono gli ospiti, leggono e scrivono. La gente più
modesta si accontenta di un giaciglio di mattoni accostato al muro e ricoperto
di un pagliericcio; gli altri usano tanti più letti e più belli quanto più sono
agiati. Ci sono i letti ad una piazza, che sono i più diffusi (lectuli); ci sono letti a due piazze per
le coppie di sposi (lectus genialis);
i letti a tre posti per la stanza da pranzo (triclinia); e fin letti a sei posti in casa di coloro che vogliono
ostentare la loro fortuna. I più numerosi sono in legno scolpito, mentre nelle
case più ricche si trovano in bronzo o persino in argento massiccio.
Le tavole, o mensae,
sono ripiani di marmo montati su un piede e destinati ad esporre
all'ammirazione dei visitatori gli oggetti più preziosi della dimora (cartibula) o tavolini rotondi di legno o
di bronzo, provveduti di tre o quattro trapezophores
mobili, oppure treppiedi le cui gambe metalliche e pieghevoli terminano
generalmente a zampa di leone.
Quanto alle sedie negli
scavi ne sono stati ritrovati pochissimi resti poiché i Romani mangiano e
lavorano coricati: si trovano soprattutto nelle scuole o in alcuni templi.
Il vasellame d'argento è
di uso molto comune poiché solo i più poveri usano quello d'argilla; nelle case
più ricche si trovano oggetti finemente cesellati con oro e pietre preziose.
L'illuminazione lascia
molto a desiderare anche nelle migliori case romane; non perché le loro vaste
aperture non siano capaci in certe ore di inondarle di aria o luce, ma perché,
in certe altre ore, o non lasciano penetrare né l'una né l'altra o le ventilano
in maniera eccessiva. Le abitazioni sono riparate o con tele o pelli agitate
dal vento e battute dalla pioggia, o fin troppo bene con imposte a uno o due
battenti di legno che riescono a proteggerle dal freddo, dalla pioggia, dal
vento, ma intercettano al tempo stesso la luce.
Nelle insulae le condizioni di riscaldamento
sono molto difettose, poiché in esse l'atrio è stato abolito e i cenacula poggiano l'uno sull'altro; è
quindi impossibile utilizzare un focolare. Esiste un rudimentale sistema di
riscaldamento, applicabile, però, solamente ai primi piani poiché viene
sistemato sotto il pavimento o nelle pareti. Esso è costituito da uno o più
fornelli (ipocausi), alimentati da
legna o carbone di legna e posti nella camera del calore (ipocausto), caratterizzata da piccole pile di mattoni (suspensurae) tra le quali circola il
calore.
Inoltre l'insula
non è meglio provvista d'acqua. Esistono delle condutture private che portano
l’acqua dell’acquedotto nelle case, ma solo al pianterreno. Gli abitanti dei cenacula più alti sono costretti a
procurarsi l'acqua alla fontana più vicina; tale necessità, tanto più penosa
quanto più i cenacula sono posti in
alto, complica sempre più, a misura che ci si avvicina al tetto, le cure per la
pulizia e rende difficoltosi i lavaggi di cui, più degli altri, hanno bisogno
per i loro tavolati e pavimenti gli alloggi popolari delle ultime contignationes.
Sicché bisogna ammettere
che per la mancanza di lavaggi con acqua molto abbondante parecchi appartamenti
delle insulae romane sono destinati a
coprirsi di sudiciume; ed è fatale che finiscano per andare incontro a
quest'inconveniente, dato che manca uno scarico in fogna. È vero che esiste un
impianto fognario, ma non si sono mai sfruttate a pieno le possibilità. Se tale
opera serve a raccogliere lo scolo dei pianterreni insieme con quello delle
latrine pubbliche direttamente inserite sul suo percorso, è certo però che non
si è mai pensato a metterla in comunicazione con le latrine private dei cenacula. Alcuni cittadini si recano
nelle latrine pubbliche a pagamento, ma molti non ne usufruiscono e gettano
dalla finestra il contenuto dei vasi da notte, con conseguenze per l’igiene
delle strade.
Invece i ricchi sfuggono
all’inconveniente costruendo una latrina privata in casa propria.
Le case romane di Aquileia
Ad Aquileia non sono
conservate case romane in alzato, ma sono stati ritrovati numerosi pavimenti di
varie stanze decorati con bellissimi mosaici in varie condizioni: alcuni sono
visibili sul luogo del ritrovamento, altri sono stati trasportati in musei. Le
zone in cui sono avvenuti i più importanti ritrovamenti sono quella intorno
alla Basilica (a nord della quale sono stati rinvenuti molti mosaici e oratori
privati) e i due fondi "Cossar" e "Cal", oggi di proprietà
dello Stato.
Bisogna tener presente
che le strutture murali sono quasi del tutto scomparse a causa del reimpiego
dei materiali operato dopo la distruzione della città antica; perciò la
distribuzione degli ambienti si deve leggere quasi soltanto attraverso le
pavimentazioni che si sono conservate.
In linea di massima si può dire che in epoca
repubblicana gli ambienti sono piuttosto piccoli e con l’agiatezza dell’età
imperiale diventano molto grandi. Inoltre si nota una riutilizzazione intensiva
degli ambienti stessi: ad esempio negli scavi sono stati ritrovati pavimenti
musivi sovrapposti di epoche diverse e vengono costruite pareti divisorie anche
al di sopra di un mosaico.
Le case romane di Concordia
Sagittaria
Sono poche le case romane
rinvenute a Concordia e di nessuna si può ricostruire la planimetria completa a
causa della limitata profondità dei resti, che ha causato nel tempo la
distruzione di gran parte dei complessi. Sono state ritrovate abitazioni
situate in punti strategici per il commercio perché costruite presso strade di
grande passaggio: ad esempio la domus
dei Signini si trova in prossimità della porta settentrionale della città da
cui si dipartiva la strada per il Norico e le domus di via I maggio e di largo Saccon si trovano vicino alla via
Annia. La cura particolare data a queste case e la posizione urbana
privilegiata fa ritenere che esse fossero residenza di alcune delle gentes più importanti della città. Le case
continuarono con varie ristrutturazioni ed ampliamenti ad essere abitate almeno
fino al IV sec. d.C. o alla prima metà del V.
I mosaici
Il mosaico è la
decorazione di una superficie architettonica (pavimento, parete o soffitto)
realizzata per mezzo di piccole pietre, terrecotte e paste vitree saldamente
fissate su uno strato di supporto.
Il termine mosaico è di origine incerta: alcuni lo
fanno derivare dal greco µουσαικόν, "opera paziente degna delle Muse"; in
latino veniva chiamato opus musivum,
cioè "opera delle Muse" oppure "rivestimento applicato alle
grotte dedicate alle Muse stesse". Il richiamo alle Muse è dovuto
all'usanza degli antichi Romani di costruire grotte e anfratti dedicati alle
Ninfe (ninphaeum) o Muse (musaeum), decorandone le pareti con
sassi e conchiglie. Quindi musaeum o musivum indica la grotta e opus musaeum o opus musivum indica il tipo di decorazione murale. In seguito si
affermò l'uso dell'aggettivo musaicus
ad indicare l'opera musiva.
Il termine “mosaico”
potrebbe derivare anche dall'arabo muzauwaq,
che significa "decorazione". C'è chi, invece, vi ha visto la radice
di un vocabolo semita, soprattutto quando la parola viene usata come aggettivo,
che potrebbe legarsi al termine "Mosè" quindi "pertinente a
Mosè".
Tecniche
di composizione
La tecnica dei mosaici
parietali è differente da quella dei mosaici pavimentali, sia per quanto
riguarda le operazioni di posa, sia per quanto riguarda la scelta dei
materiali. Diversa è anche la concezione estetica che è alla base del mosaico
parietale. Ben lungi dal voler imitare la pittura murale, il mosaico produce
effetti di luce e di profondità che nessuna altra tecnica monumentale sa
eguagliare.
Tessere
Si possono adottare molti
tipi di materiali, che permettono effetti diversi ed hanno ciascuno i propri
vantaggi.
• i
ciottoli;
• la
pasta di vetro: effetto di trasparenza, colori vivi;
• i
quadrati d'arenaria: taglio facile e resistenti al freddo;
• la
ceramica smaltata: grande gamma di colori, ma è un materiale di difficile
conservazione;
• il
marmo: numerosi colori, grande resistenza, ma è un materiale molto pesante;
• l'oro
e l'argento: si inserisce uno strato d'oro o di argento in una tessera di
vetro; lo strato è protetto e si ha un effetto di luminosità;
Supporti
Il supporto più diffuso è
il calcestruzzo (sabbia e cemento) dato il suo basso costo e la sua
adattabilità a vari contesti. Si possono anche trovare altri supporti, come il
legno e il vetro.
Colle
La più utilizzata è
certamente
Messa
in opera
Esistono tre metodi
diversi:
• il metodo
diretto: è il più semplice e il più rapido. Dopo avere effettuato un
disegno a carboncino sul supporto, si applica uno strato poco spesso di adesivo
sulle zone da lavorare. Si dispongono inizialmente le tessere più grandi,
quindi si inseriscono le più piccole; questa disposizione è realizzata
dell'esterno verso l'interno.
• il metodo
indiretto: si attaccano le tessere alla rovescia su un supporto
provvisorio, per ottenere una superficie piana. Quindi si incolla il tutto sul
supporto definitivo, e si toglie il fondo provvisorio.
• il metodo
doppio: è una combinazione dei metodi diretto ed indiretto.
Mosaici di Aquileia
Sono stati ritrovati
diversi mosaici di epoche diverse, per la maggior parte pavimenti musivi
ritrovati negli scavi. I più antichi possono essere datati intorno alla fine
del I sec a. C., mentre i più recenti dovrebbero risalire al III sec d. C.
MOSAICI
DELLA FINE DEL I SEC a. C.
Risalgono a questo
periodo tre mosaici, tutti ritrovati a nord della Basilica.
Il primo è il “mosaico
segmentato-tessellato con tralcio", intravisto negli scavi del 1931 e
scavato completamente nel 1941. Il mosaico è molto grande ed è tutto su sfondo
nero con un reticolato diagonale in bianco. La fascia centrale presenta un
tralcio di vite legato con un tralcio della cosiddetta vite bianca; i due
tralci sono tenuti insieme da un fastoso nastro annodato a fiocco. Tale mosaico
presenta una singolare fantasia e una realizzazione molto raffinata.
Nella stessa zona sono
stati ritrovati altri due mosaici: uno rappresenta il ratto di Europa, l’altro
l’Asaraton, o pavimento non spazzato.
Il primo è racchiuso da
una raffinata cornice e presenta una figura su fondo nero. Rappresenta Europa,
pura nella sua nudità, con i capelli biondi che siede sulla groppa del toro
bianco di cui è conservata la parte anteriore e
L’Asaraton decorava un triclinio e rappresenta un pavimento di una
sala da pranzo dopo il banchetto: infatti per terra sono raffigurate lische di
pesce, frutta di vario tipo, qualche osso spolpato, mazzetti di fiori e un
tralcio di vite. E’ un mosaico molto originale, poiché partendo dal semplice
spunto di un pavimento non scopato l’artista ha raffigurato una splendida
natura morta.
MOSAICI
DEL I SEC d. C.
Risale a questo secolo un
grande pavimento musivo ritrovato agli inizi degli anni Trenta in bianco e nero
con rosette quadripetale e un ritmo serrato di cerchi in cui sono rappresentati
motivi noti più tardi come “Nodi di Salomone”.
In una zona non lontana
dal Foro sono stati ritrovati altri due mosaici.
Il primo è un
sectile-tessellato, detto così perché accosta la decorazione musiva del bordo
alla tarsia marmorea della parte centrale, che presenta vari marmi colorati.
Il secondo è in bianco e
nero e presenta un motivo di stelle e rombi; al centro si trova un vaso a due
anse.
Dalla zona settentrionale
di Aquileia proviene un mosaico decorato con il motivo “a clipeo”, perché entro
un campo circolare è disposta una serie di triangoli a lati curvilinei
alternatamente bianchi e neri che vanno rimpicciolendosi verso il centro e
danno così l’illusione di una concavità.
Nel 1963 è stato
ritrovato un pavimento decorato con un mosaico che raffigura su sfondo turchino
i pesci più svariati, forniti di ombra per dare l’impressione del movimento: per
questo motivo è stato chiamato “Mosaico dei pesci”. Al centro compare il gruppo
di polipo-aragosta-murena, che compare frequentemente in mosaici che
rappresentano pesci.
MOSAICI
DEL II SEC d. C.
Nel 1962 è stato
ritrovato il "Mosaico del pavimento fiorito": è la parte centrale di
un pavimento che rappresenta un campo di fiori, in parte resi in maniera
naturalistica, in parte stilizzati, in parte sostituiti da motivi astratti.
Questi vari elementi sono sapientemente dosati e il risultato è che l'occhio scorre
da un elemento all'altro senza riuscire a capire su quale si sia voluta
focalizzare l'attenzione. Probabilmente l'artista ci ha voluto comunicare che
fra realtà e illusione non esiste differenza.
Poco a nord della zona
della basilica è stata ritrovata una grande casa a peristilio appartenente al
fondo "Cossar" oggi demaniale. É difficile capire quale fosse
l'ambito di questa abitazione perché le mura sono in pessime condizioni. Oltre
a due mosaici con tessere bianche e nere situate nel pavimento del portico e
nel triclinium sono stati ritrovati
altri due mosaici nell'area settentrionale della casa.
Il primo, chiamato
"Mosaico col cervo", presenta un perimetro ottagonale con al centro
un quadretto che raffigura un cervo che sta brucando delle foglie e un cane in
atto di abbaiare. Nei quattro quadrati ai lati sono rappresentati degli
uccelli, tutti diversi fra loro. Intorno vi sono numerosi rombi con all'interno
altri rombi prospettici. Tutto il mosaico presenta molti colori e la
realizzazione è molto raffinata.
L'altro mosaico è situato
a nord del triclinium e purtroppo è
molto rovinato. Esso presenta tre motivi ricorrenti nel mosaico: verso ovest
una grande soglia ornata di eleganti girali; poi un tappeto centrale con
intrecciature di cordoni attorti, con triangoli, quadrati ed esagoni con
all'interno elementi vegetali; quindi una bordura di partiture lineari che
avvolge su tre lati il tappeto centrale.
Nella casa del
"Mosaico dei pesci" è stato ritrovato nel 1963 un triclinium (si possono notare gli spazi
bianchi a nord e sui lati dove erano posizionati i letti). Esso presenta motivi
geometrici a colori che inquadrano sette pannelli. Quello centrale rappresenta
il mito di Licurgo e Ambrosia; gli altri rappresentano due volti (Oceano e
Teti, divinità marine che fanno parte del mito) e tre animali (un cinghiale, un
toro e un leone) che rappresentano le stagioni (Inverno, Primavera, Estate); il
quarto animale è andato perduto.
MOSAICI
DEL III SEC. d. C.
Presso il cimitero
moderno è stato ritrovato un bel mosaico che rappresenta fascioni di nastri
attorti che si intrecciano a includere anforette e gustosi elementi decorativi.
Al centro vi è un emblema che rappresenta una testa di tritone con lunghe
chele. Il mosaico è preceduto da una soglia ornata con un fascio vegetale.
Nella zona del Monastero
è stata parzialmente scavata una casa molto ricca di cui si possono ammirare
l'ambiente principale e il suo mosaico. Esso presenta al centro due fascioni
che intrecciandosi abbracciano otto campi circolari in cui si trovano degli
animali feriti: questi hanno valso alla casa il nome di "Casa degli
animali feriti". Al centro vi è una scena di caccia purtroppo in pessime
condizioni e agli angoli la rappresentazione delle stagioni. Quindi in questo
mosaico possiamo ritrovare lo schema scena centrale (scena di caccia) -
commento degli effetti (animali feriti) - collocazione nel tempo (stagioni) che
si nota anche nel “Mosaico col cervo” e in quello di Licurgo e Ambrosia e che
avrà molta fortuna nell'età tardo antica e paleocristiana.
Fra il 1922 e il 1961 è
stato scavato un complesso molto vasto che, date la grandezza, la struttura e
il tema dei mosaici potrebbe essere un impianto termale o il palazzo imperiale
di epoca tarda.
Al centro di una grande
sala è stato ritrovato su un pannello un grande medaglione molto danneggiato
che rappresenta un carro trainato sul mare da due ippocampi e su cui spicca una
figura virile che potrebbe essere il dio Nettuno.
Tutto intorno si trovano
vari pannelli: uno rappresenta un fanciullo che sta suonando un lungo
strumento; in un altro troviamo un tritone con la testa ornata da chele di
gambero che sta trasportando sulla sua coda una Nereide attraverso il mare.
Accanto a questa sala ne
è stata ritrovata una seconda dove uno splendido gioco di motivi geometrici
inquadra diversi ritratti. Due rappresentano degli atleti dalla muscolosa
corporatura e dalla curiosa acconciatura; un altro rappresenta un vecchio che
indossa una toga e uno strano copricapo con tre appendici che potrebbe
rappresentare la triade capitolina (quindi il vecchio potrebbe essere un
sacerdote).
Tutti questi mosaici si
caratterizzano per una posa plastica esasperata, tipica dell'arte romana del
III secolo. Invece un altro mosaico del complesso (che rappresenta una atleta
vittorioso) presenta una posa lineare, più tarda: quindi questo mosaico sarebbe
già del IV secolo d. C.
Un altro importante
mosaico è stato ritrovato nel Fondo Cal (oggi demaniale). Esso è molto
frammentario e rappresenta un campo geometrico a tortiglioni e a losanghe che
inquadrano dei pannelli che raffigurano alcuni uccelli e altri quattro
nuovamente il mito di Licurgo e Ambrosia; tali pannelli sono accompagnati dalla
rappresentazione di due satiri, riconoscibili per il pedum, loro caratteristico attributo. Sono anche rappresentate le
stagioni personificate, di cui rimane solo l'Autunno. Per la vicinanza e la
somiglianza con i mosaici dell'epoca paleocristiana, il mosaico è da datare
intorno al IV d. C.
MOSAICI
DEGLI ORATORI PRIVATI
Aquileia conserva anche
una serie di oratori privati splendidamente ornati: ne sono stati ritrovati
molti, ma solo alcuni si sono conservati in buono stato; invece degli altri è
difficile stabilire la disposizione e l'organizzazione degli ambienti:
I quattro oratori che
presentiamo sono fra quelli meglio conservati e più chiari per quanto riguarda
i modi di realizzazione. Sono tutti del IV d. C.
L'oratorio
della pesca
E' stato ritrovato a nord
della Basilica e presenta un grande medaglione che presenta (anche se molto
rovinato) una scena di pesca condotta da due amorini su una barca. Tutt'intorno
entro ottagoni ritmati da croci a tortiglione sono rappresentati in maniera
molto vivace diversi animali e uccelli.
L'oratorio
del Buon Pastore dall'abito singolare
Esso è situato poco più a
nord dell'Oratorio della pesca e solo
la zona quadrata posta verso oriente è decorata. Esso presenta tre diversi
livelli: agli angoli la rappresentazione delle Stagioni; poi un grande fascione
di girali con grappoli e foglie di vite tra cui si annidano diversi uccelli; al
centro la rappresentazione del Buon Pastore, che presenta un abito molto
strano: la figura indossa calzoni, una tunica, una sciarpa bianca (che dovrebbe
essere il pallio liturgico, una striscia di lana emblema della pecorella che i
pastori indossavano e che viene conferita ancora oggi dal papa ai nuovi
vescovi) e un mantello rosso. In realtà il mosaico mischia elementi originali e
altri provenienti da un restauro antico che ha confuso gli indumenti e ha
rifatto la mano destra e il volto del pastore.
Oratorio
meridionale del fondo Cal
Questo oratorio presenta
uno schema analogo a quello dell’Aula Teodoriana Sud, cioè un'alternanza di
ottagoni e quadrati ritmati da croci, con alcune raffigurazioni di animali.
Oratorio
settentrionale del fondo Cal
Questo oratorio ha una
pianta quadrata decorata da un fitto intreccio di elementi geometrici tutti a
colori e all'interno di ottagoni (che nascono dall'intreccio di due quadrati)
si trovano busti umani, uccelli, quadrupedi e pesci di vari tipi. Al centro
campeggia la figura del Buon Pastore tra due pecorelle. In tempi successivi è
stata aggiunta anche l'abside, pavimentata in cotto con mosaico in bianco e
nero che rappresenta foglie d'edera unite da archetti.
MOSAICI
DELLA BASILICA
La prima cattedrale fu
eretta dopo l’editto di Milano nel 313 d. C. Presenta cinque ambienti
fondamentali: l’Aula Teodoriana Nord, l’Aula Teodoriana Sud e tre aule
parallele orientate a est-ovest.
Il pavimento musivo
dell’Aula Teodoriana Nord è parzialmente visibile nella cripta degli scavi. Le
immagini simboliche più belle raffigurano animali diversi, come uccelli,
quadrupedi, pesci e molluschi.
Il pavimento musivo
dell’Aula Teodoriana sud è costituito da dieci tappeti policromi con scene
simboliche come, ad esempio, le immagini dell’Autunno e dell’Estate, che sono
simboli della vita.
Ai piedi della prima
colonna della navata destra si vede la scena della lotta tra il gallo e la
tartaruga: è un mosaico molto bello, ma allo stesso tempo misterioso e la sua
interpretazione è dibattuta ancora oggi. Secondo l'ipotesi più condivisa il
gallo, annunciatore della luce, raffigura Cristo luce del mondo che combatte il
maligno, re delle tenebre, personificato dalla tartaruga, il cui nome è di
origine greca significa appunto “abitatore delle tenebre”. Procedendo verso il
presbiterio poco più avanti troviamo gli “uccelli sui rami fioriti o carichi di
frutti”, simbolo dei beati che godono la vita eterna, il pesce, simbolo di
Cristo (i\cjuèv in greco è anagramma di
“Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”) e le “quattro Stagioni”.
Nel tappeto attiguo si
trova un quadretto con la personificazione della Vittoria Cristiana; a metà
della navata destra si trova l’immagine del Buon Pastore che riporta all’ovile
la pecorella smarrita e alla base dei gradini si trova la grande scena di
pesca, che ricorda i pescatori di uomini del Vangelo. In mezzo al mare pescoso,
solcato dalle barche, sono raffigurati i tre episodi di Giona: Giona ingoiato
dal mostro marino, Giona rigettato sulla spiaggia, Giona in riposo sotto la
pergola, vicende che prefigurano quelle di Cristo (morte, resurrezione, salita
al cielo).
Mosaici di Concordia
Sagittaria
Non sono molti i mosaici
ritrovati negli scavi di Concordia Sagittaria. La maggior parte risale al I-II
secolo e mostrano motivi geometrici comuni in
tutta l'Italia settentrionale, resi con rigoroso schematismo e abilità tecnica.
Sono tutti in bianco e nero, tranne uno, ritrovato nel 1959: è l'unico mosaico
policromo e figurato di Concordia, oggi al Museo di Portogruaro e rappresenta
le Tre Grazie. Si può datare intorno all'inizio del III secolo d. C.
Bibliografia
Libri
• B.F.Tamaro, L.Bertacchi, L.Beschi, M.C.Calvi, L.Bosio, G.Rosada,
G.Cuscito, G.Gorini: Da Aquileia a
Venezia, Garzanti-Scheiwiller
• J.Carcopino: La vita quotidiana
a Roma, Economica Laterza
Siti Internet
• www.summagallicana.it
• www.aquileia.net
• www.comune.concordiasagittaria.ve.it
• it.wikipedia.org/wiki/Wiki