Sepolcro di Cartilio Poplicola

Il sepolcro di Cartilio Poplicola fu eretto tra il 25-
Il monumento è danneggiato: molte parti del rivestimento mancano; un gran numero di blocchi è stato rinvenuto nel crollo e rimontato; manca del tutto il coronamento, che doveva essere ornato da una prua di nave.
Rimangono in vista il fianco nord, che dà sulla strada, e la fronte ovest.
Iscrizioni
Sulla
facciata si legge l’iscrizione in onore del defunto, l’uomo politico ostiense
più importante fra quanti ci sono noti. L’epigrafe è stata integrata nel restauro,
ma in seguito si è scoperto che un blocco mancante era stato visto nel ‘700 in
un edificio del Foro Boario a Roma, e copiato.
“Publice.
C.Cartilio
C(ai) f(ilio) Poplicolae[duoviro VIII…]
Libereis pos[terisque eius]
Decurionum decreto colonorumque con[sensu]
Preimario viro pro eius meriteis
Hoc monumentum constitutum est
Eique merenti gratia rellata est
Isque octiens duomvir ter cens(or)colonorum iudicio
Apsens praesensque factus est
Ob eius amorem in universos ab universieis(segue una rasura)
Humaniae M(arci)
f(iliae)
(Monumento eretto)A spese pubbliche.
A Gaio Cartilio Poplicola figlio di Gaio, otto volte duoviro,uomo
insigne,
e ai suoi figli e discendenti,
questo monumento è stato dedicato per decreto dei decurioni
e col consenso dei coloni
per i suoi meriti,
e a lui, che lo meritava, sono state rese grazie.
Egli, presente o assente, fu eletto otto volte duoviro
e tre censore per decisione dei coloni;
per il suo amore verso tutti, da tutti…
A Umania, figlia di Marco
Umania
era certamente la moglie del defunto. E’da notare l’inconsueto numero delle massime
cariche pubbliche rivestite da quest’ultimo, alle quali alludono anche i sedici
fasci che affiancano il testo (due per ciascuna delle otto volte che Poplicola
ottenne il duovirato)
Il fregio
Superiormente
corre il fregio figurato, che doveva svolgersi anche sui fianchi; esso
riproduce un episodio bellico: a sinistra una fila di fanti in armi; a destra una
trireme ornata a prua da una testa di Minerva, dalla quale un guerriero sta per
scagliare un giavellotto. E’giustificata l’ipotesi che il fatto d’armi coincida
con il principale merito di Cartilio verso la sua città: in questo caso, nei
soldati schierati sulla riva del mare andrebbero visti gli Ostiensi, comandati
dal loro duoviro, nell’atto di respingere l’attacco di una squadra navale.
Forse la tomba fu eretta sulla spiaggia proprio in ricordo di questo
episodio.
La necropoli della via Ostiense
L’ultimo
tratto della via ostiensis è occupato
dalla necropoli, lungo la quale si allineano le tombe.
La
serie delle sepolture più antiche è costituita dalle tombe cosiddette “degli
Avori”. Si tratta di una dozzina di tombe a cremazione, nelle quali l’olla (urna di terracotta) contenente le
ceneri del defunto era in genere accompagnata da rilievi d’osso finemente
intagliati, forse rivestimenti di oggetti lignei del corredo. Vi sono elementi
monetari e ceramici che inducono a datare queste tombe al II sec a. C., in un
momento cioè in cui le mura attuali della città non esistevano ancora.
Agli
inizi del I sec. a. C. fecero la loro comparsa monumenti funerari a pianta
quadrangolare con una terminazione superiore forse a forma d’altare. Alcuni
avevano sul lato posteriore un recinto annesso per la cremazione
Con la
tarda età augustea, e fino alla metà del I sec. d. C., il tipo di tomba
familiare prevalente divenne il colombario, camera rettangolare nella quale le
urne non erano più deposte nella terra, ma allineate in nicchiette lungo le
pareti. Con la seconda metà del I sec. d. C. la via sepolcrale interna venne
abbandonata.
Nelle
ultime fasi di utilizzazione della necropoli il rito dell’inumazione prevalse
sull’incinerazione: la tombe più tarde mostrano lungo le pareti degli arcosòli,
una tipologia architettonica usata per monumenti funebri, nei quali veniva deposto e murato il defunto o venivano collocati i
sarcofagi (arcae), di marmo o piu spesso di terracotta.
Tombe 12-13
Sulla sinistra dell’Ostiense, si trova la tomba 13, del tipo a monumento quadrangolare in blocchi di tufo con sul retro il recinto in opera reticolata, del quale si vede un piccolo tratto. Poco più avanti, la tomba 12 è dello stesso tipo, ma più recente (età augustea): infatti, sul fianco ovest del monumento si conserva parte di una fila di blocchi marmorei con cornice. Il recinto è perduto. Questi sepolcri si trovano a un livello molto inferiore rispetto a quello della pavimentazione dell’Ostiense.
Tomba 17

La tomba 17 (“degli Archetti”), fra le più notevoli del sepolcreto, fu costruita probabilmente alla fine del regno di Augusto o sotto Tiberio. Sul lato nord si può ammirare la facciata originaria (priva, però, di porte). La parete è divisa in cinque campate, ognuna delle quali termina con un arco; le lunette hanno una decorazione a intarsio forse imitante una grata metallica, ottenuta alternando mattoni gialli e rossi alla pietra pomice.
Tornando sulla via dei Sepolcri, si nota che, in una fase più tarda (forse nel II sec.), vennero aggiunti verso questa via due vestiboli; nel contempo l’originaria porta della tomba reca un’iscrizione sull’architrave h(oc) m(onumentum) h(eredes) n(on) [s(equetur)] (“questo sepolccro non diverrà proprietà degli eredi”, non potrà cioè essere da questi venduto o destinato ad altri usi).
Tomba 20 (“Colombari Gemelli”)

La tomba 20 (“Colombari Gemelli”) è fra le singolari note a Ostia. La costruzione è in reticolato e gli ingressi sono sul lato nord. Le due tombe (20a e 20b), create insieme ma divise da un muro e con ingressi indipendenti, hanno un’identica pianta: ciascuna è dotata di un vestibolo scoperto e di una camera tombale coperta. Sia il vestibolo che la camera contengono nicchie. Alcune urnette marmoree trovate nell’Ottocento nel colombario 20a provano l’appartenenza di questo alla gens Cacia (vi furono sepolti anche alcuni liberti della famiglia). Invece il 20b fu usato da più famiglie, come documentano altre iscrizioni.
Si vede, inoltre, tra i due colombari un piccolo spazio scoperto accessibile solo dalla strada: è un ustrinum (luogo per la cremazione), usato in comune. I Colombari Gemelli furono costruiti agli inizi del I d. C. e usati per tutto il secolo.