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Cosa
Silvia Boretto
Elena Cianci
Giulia Marchesini
Jennifer Raimondi
Era la sede del collegio dei Fabri
Navales, un’importante corporazione di Ostia che comprendeva costruttori di
navi, armatori e carpentieri e deteneva il controllo della flotta mercantile.
Il loro tempio collegiale si trova di fronte alla Schola, dalla parte opposta
del decumano, e risale al II sec d.C.
L’entrata dal decumano, è
composta da quattro colonne corinzie in marmo, delle quali soltanto una è
ancora in piedi, e introduce a un’esedra d’ingresso di forma semicircolare,
pavimentata di marmi e animata da due grandi nicchie. Da qui si passa in un
vestibolo, con ai lati due ali simmetriche di ambienti dalla pianta complessa:
tutti e due forniscono una nicchia rettangolare inquadrata da colonne. La
nicchia di sinistra, tra l’altro, ospita il calco della statua di Traiano, che
probabilmente era venerato dalla corporazione per il beneficio ottenuto dalla
sua opera di ampliamento del porto e dei canali navali.
Dal vestibolo si accede a un
cortile piuttosto ampio. Nella fase della Schola era circondato da un colonnato
ionico, e al centro aveva una lunga vasca stretta con delle nicchiette. Sulla
sinistra, sempre nel cortile, sono visibili alcuni resti della domus di
età augustea, mentre della domus ovest non è rimasto nulla. In
particolare si distinguono i muri di due alae, e si è conservato quasi
interamente il peristilio a colonne, con un ninfeo sul lato d’ingresso e un
pozzo. Il pavimento è costituito da un mosaico nero con tessere bianche, e dal
lato est del peristilio si accede a un altro ambiente della domus con un altro
mosaico di tipo geometrico.
Sul fondo del cortile si trova
un’ala costruita nel III sec., a testimonianza della prosperità della
corporazione. La sala centrale era un triclinio per i banchetti sociali e, nel
pavimento a mosaico, le fasce geometriche ai margini erano destinate ai letti
tricliniari. Sul resto del campo si trovano disegni vegetali e girali, che
delimitano spazi con altre figure geometriche, Geni alati e animali. All’angolo
est di quest’ala si trova inoltre un’altra saletta risalente alla fine III,
inizio IV sec., con altri affreschi.
Era
la sede degli Hastiferi, ovvero i portatori di lancia che amministravano le
cerimonie di culto della dea della guerra, associata a Cibele. Erano piuttosto
famose le loro processioni in onore della divinità, durante le quali si
cimentavano in danze. A questo edificio, inoltre, era vietato l’accesso alle
donne.
Curia – Ostia Antica
Si trova a
nord del Decumano massimo, ed è un fabbricato dotato di un pronao con sei
colonne e di una cella di tipo templare, quadrata, costruita in mattoni e
rivestita originariamente di marmi. Le cortine laterizie sembrano risalire alla
fine del I, inizio del II sec. d.C., nell’età di Domiziano o di Traiano.
Gli
studiosi non sono concordi sulla funzione dell’edificio, che in genere è
identificato con
Basilica forense
– Ostia Antica
Dal
lato del Decumano opposto alla Curia sorge la basilica giudiziaria, che la
fronteggia con un doppio portico, è allineata ad essa e costruita con la stessa
tecnica laterizia. La datazione oscilla tra il periodo di Domiziano e quello di
Traiano.
La
grande aula con una sola navata era abbellita da molti tipi diversi di marmi,
in gran parte asportati; restano frammenti delle colonne corinzie sui quattro
lati, e del pavimento di marmo bianco di Luni (Carrara) con quadrati bordati da
lastre di marmo giallo antico proveniente dal Nordafrica.
Sul
lato sud si vedono i resti del podio dei giudici. Sul lato ovest, a destra,
cinque aperture mettevano originariamente in comunicazione la basilica con una
piazza colonnata, forse sistemata nello stesso periodo e sostituita più tardi
dal cortile del Tempio Rotondo. Di questi accessi viene lasciato aperto solo
quello centrale.
La
basilica si affacciava sulla piazza con un porticato a pilastri laterizi
rivestiti di marmo, e si possono vedere dal Foro.
Al
centro è stata parzialmente ricomposta una delle arcate, fiancheggiata da
lesene e sormontata da un fregio di putti e festoni.
È
stato inoltre trovato in questo edificio un cippo dell’associazione dei barcaioli del traghetto di Lucullo, di cui
evidentemente la “basilica” costituiva la sede. Per i traffici del porto e per
l’attraversamento del Tevere, i traghetti dovevano certo rivestire a Ostia un’
importanza notevole.
Gli Augustales erano un sacerdozio riservato ai liberti, istituito da Augusto con il compito di celebrare in tutte le città il culto della casa imperiale, la domus divina. A Ostia la prima iscrizione relativa agli Augustali è del 10 d.C. circa, ma la loro istituzione probabilmente è precedente. Verso la fine del I sec. d.C. il culto sarebbe stato riorganizzato e potenziato, con l’istituzione del vero e proprio collegio dei seviri Augustales. La corporazione divenne una delle più fiorenti di Ostia e un potente strumento di promozione sociale per i liberti più ricchi. Questo si riflette nella sontuosità dell’edificio, sorto al posto di un’insula adrianea fra Antonino Pio e Marco Aurelio, nei decenni di massima floridezza dei collegia di Ostia.
Restano parti delle due colonne marmoree che affiancavano l’entrata. Attraverso il corridoio di ingresso si accede all’ala est del cortile centrale, nel quale c’è un portico. Al fondo del cortile si apriva la sala più importante dell’edificio. Quest’aula ospitava le statue degli imperatori e sono stati lasciati due calchi a destra quello della statua di Sabina, moglie di Adriano, a sinistra quello di un ritratto forse di Fausta, moglie di Costantino. Qui venne anche ritrovata al la statua di un imperatore in veste di Pontefice Massimo. Si pensa che possa trattarsi di Massenzio, sotto il cui regno avvenne il restauro dell’edificio. A questo periodo risalgono anche i mosaici delle stanze laterali. In quella a sinistra il pavimento è policromo ed ha un motivo geometrico di ottagoni con rombi iscritti; nella stanza a destra c’è invece un mosaico più complesso al centro del quale sono raffigurati due amorini che reggono una corona. L’iconografia si riferisce al culto imperiale, in accordo con la funzione dell’edificio.
La caserma dei vigili – Ostia Antica
Ostia, in età imperiale, era una
concentrazione non solo di abitazioni, ma soprattutto di magazzini e di granai,
e questo rendeva di vitale importanza la funzione dei vigili del fuoco. Già
Claudio distaccò a Ostia una coorte urbana per gli incendi: Domiziano, nel 90
d.C. circa, operò un rialzamento del terreno e costruì la prima caserma, sul
luogo dell’attuale e con un piano analogo, distaccandovi una vexillatio
(un distaccamento stabile) di vigili. La ricostruzione adrianea si basò sulle
linee essenziali della sistemazione domizianea. Nella caserma prestavano
servizio uomini con turni di quattro mesi. L’impianto fu restaurato da Settimio
Severo e Caracalla nel 207, e abbandonato forse dopo la metà del III secolo,
quando Ostia perse molta della sua importanza.
Alla facciata sulla via dei
Vigili, caratteristica per le colonne laterizie, si addossarono nei primi anni
del III secolo tre mescite di vino per i soldati, una a destra e una a sinistra
dell’ingresso. I muri sono scomparsi ma restano i mosaici, con crateri
indicanti chiaramente la destinazione degli ambienti. I due locali a sinistra
appartenevano ad un certo Proclo, che si firmò sui mosaici in latino e in
greco.
La pianta della caserma è molto
funzionale e chiara. Dal vestibolo si passa al cortile centrale porticato a
pilastri; tutto intorno, le stanzette dove abitavano i soldati, con scale per i
piani superiori; ai due angoli del cortile verso l’ingresso c’erano anche due
fontane curvilinee, probabilmente lavatoi, e l’ambiente d’angolo a sud-est è la
latrina, con un sacello a edicola dedicato alla Fortuna.
Sul lato ovest del cortile
sorgeva la cappella per il culto imperiale, l’Augusteo, costruito nel 207 d.C.
Il vestibolo aveva un ingresso a colonne sul cortile, e chiudeva ai due lati
con tramezzi l’ambulacro del portico. Questo vestibolo ha un mosaico di età
Severiana, che raffigura efficacemente tre fasi del sacrificio di un toro. La
cappella vera e propria, rialzata e con un ingresso a pilastri, ha sul fondo un
podio che sorregge cinque piccole basi dedicate (da destra a sinistra) ad
Antonino Pio, Lucio Vero, Settimio Severo, Marco Aurelio, e allo stesso Marco
Aurelio quando era ancora erede dell’impero. Nella serie degli imperatori c’è
una lacuna, quella di Commodo, la cui memoria fu condannata dal senato. Presso
la cappella è stata ritrovata una statua di Elio Cesare, figlio adottivo di
Adriano, che risale al 137, e questo significa che sicuramente la caserma è
stata completata prima di quell’anno.
Dietro l’Augusteo si apre un
corridoio con a est cinque stanze forse per gli ufficiali, e a ovest una serie
di botteghe, originariamente aperte verso la via della Fontana e incorporate
poi nella caserma durante i rifacimenti severiani.
Il foro era la piazza centrale
di ogni città romana. Era un ampio spazio rettangolare e aperto in cui i
cittadini si riunivano nei giorni di mercato e in occasione di feste religiose,
elezioni o altri avvenimenti di carattere pubblico. In origine non era
recintato, era privo di edifici e veniva costruito all’incrocio del cardine e
del decumano; in seguito divenne il centro politico dove si trovavano gli
edifici civici e amministrativi e i templi più importanti.
Per secoli la città di Ostia fu
priva di un foro, che venne creato solo in età tiberiana affinché il Tempio di
Roma e Augusto avesse dinnanzi uno spazio libero. Ma il foro assunse il suo
aspetto definitivo solo in età adrianea, quando i vecchi templi posti a nord
del decumano vennero distrutti per erigere il Capitolinum.
Il foro era il luogo in cui si
raccoglievano le funzioni amministrative, giuridiche, commerciali e religiose.
Ospitava dunque la vita pubblica della città e secondo Vitruvio, "le dimensioni del Foro
dovrebbero adattarsi al pubblico, per evitare che lo spazio sia troppo ristretto
rispetto all'uso cui è adibito... la pianta sarà rettangolare e la disposizione
verrà adattata a fini spettacolari".
Era il luogo dove le folle
si radunavano per i comizi, e originariamente aveva anche la
funzione di arena per i giochi pubblici, rappresentazioni teatrali,
combattimenti di gladiatori e gare, perciò molti dei fori erano dotati di
portici che sostenevano le gallerie per gli spettatori.
Il foro - Cosa
Il foro è bordato su tre lati dai portici, ben pavimentato con lastre e sembra che non accogliesse alcun monumento onorario. Nella metà orientale ci sono resti di aperture sulla superficie. Si pensa che fossero fori per gli alberi e per pali, destinati forse a creare divisioni del corpo civico in occasione delle votazioni. Sul lato settentrionale, il recinto rettangolare fra il tempio della Concordia e il carcere sarebbe stato adibito allo spoglio dei voti.
L’arco d’Ingresso è la struttura che dà accesso al foro.
Si tratta di un monumentale arco a tre fornici, costruito nel
Atria Publica –
Cosa
Nel foro a sinistra e a destra sono visibili gli atria,
che sono attestati anche in altre aree della piazza del fòro: sul lato
opposto a quello dell'ingresso monumentale e sul lato sud- occidentale. Questi
edifici, costruiti tra il 197 e il
La basilica -
Cosa
La basilica fu eretta intorno al
Curia-Comitium -
Cosa
L'edificio è il complesso Curia-Comitium, che fu
edificato durante i primi anni di vita della Colonia e successivamente
ampliato.
Il carcere era inteso dai Romani
come luogo nel quale i malfattori arrestati erano tenuti fino alla sentenza, e
l’incarcerazione come pena era loro sconosciuta. Nel corso dei secoli le
prigioni sono state interpretate attraverso l’iconografia cristiana di quel
periodo come luoghi di sofferenza e martirio, ma è un immagine ben diversa da
quella reale.
L’edificio si divideva in due
parti: l’ interior, il luogo della detenzione vera e propria, e l’ esterior, che si potrebbe definire come lo spazio della comunicazione
del carcere con la società circostante. Questo dialogo, fin dall'epoca romana,
poteva svilupparsi in due momenti diversi: quello dell'incontro, per esempio le
visite dei parenti o degli amici, e quello dell'esclusione dalla comunità, cioè
l'esecuzione o la condanna.
Questo
era proprio uno dei problemi principali dell’architettura carceraria, perché
era necessario gestire molto bene la comunicazione interna ed esterna.