1. Il Pecile

Il Pecile, (235 metri di lunghezza e 110 metri di larghezza ) si trova direttamente a ovest del Teatro marittimo e della Sala dei Filosofi e, come ritengono alcuni, è un ippodromo destinato alle corse dei carri. È disposto da ovest a est e la sua parte occidentale è supportata da terrapieni per compensare la pendenza naturale; all’interno delle mura di sostegno si trovano più camere destinate ai locali di servizio.

Le due estremità di questo ippodromo disegnano un arco di circonferenza e la pista, larga 25 metri, è bordata da un portico su tutto il suo perimetro: questo, lungo il lato settentrionale, è raddoppiato sull’esterno, in modo tale da formare una passeggiata all’ombra in ogni ora del giorno. Il nome dell’intera struttura deriva da Stoa Poikilh, il "portico variopinto" di Atene, ornato con i famosi affreschi dei pittori Polignoto e Paneno, aventi per soggetto alcune battaglie storiche, come quella di Maratona.

Sebbene in questo complesso sia presente un elemento che ha sviato i ricercatori (infatti al centro, tra le due piste, c’è una grande vasca, di 110 metri su 25, al posto dell’usuale spina, ovvero l’insieme di obelischi ornamentali che si trovava al centro del circo romano), molti studiosi sono convinti dell’ipotesi dell’ippodromo, dal momento che quest’ultimo, nel mondo romano, è strettamente legato all’astrologia, come dimostra questo brano tratto dall’Antologia latina, e nel Pecile si ritrovano tutte le caratteristiche descritte nel testo:

 

"ll circo è l’immagine del cielo: per la cura degli antichi, gente sapiente, racchiude in esso la forma ed i numeri dei confini eterei, poiché le dodici aperture dei loggiati rappresentano i mesi e le costellazioni che attraversa, nella sua corsa, l’astro dai raggi d’oro. I quattro destrieri evocano le stagioni, i quattro colori delle fazioni, gli elementi; l’auriga come Febo, aggioga i suoi quattro cavalli. Le recinzioni chiudono, ciascuna nei suoi limiti, le quadrighe a cui Giano da’ il segnale di partenza innalzando il suo stendardo. Poi quando le barriere si aprono e lanciano in avanti i carri, quando ognuno non pensa più che a superare gli altri, tutti si sforzano di chiudere il circuito delimitato dalle pietre miliari: questi due punti simmetrici indicano il sorgere ed il tramontare del sole.(…)"

( "Antologia latina" ).

 

Innanzitutto, vediamo le dodici aperture, simboli di mesi e costellazioni, e le quattro parti colorate in rosso, blu, bianco e verde, alle quali sono associati rispettivamente gli astri Marte, Mercurio, Venere e Luna. In seguito, possiamo notare che l’Antologia parla di un Euripo disposto al centro; dato che in genere esso è situato sul bordo esterno delle piste e solo nel Pecile si trova in posizione centrale, si pensa che questo trattato sia stato scritto appositamente per Villa Adriana. Dunque, se l’opera ha per argomento il circo, probabilmente il Pecile è un ippodromo; per quanto riguarda l’obelisco, accennato nell’Antologia e che avrebbe dovuto trovarsi al centro della vasca, si pensa che sia stato portato a Roma senza che nel testo ne fosse fatta menzione.

Infine un importante studioso, Kahler, consultando un’iscrizione oggi andata perduta, affermò che il Pecile è un ippodromo dal momento che la sua circonferenza, di 1450 piedi, moltiplicata per sette, cioè numero dei giri rituali che dovevano compiere i corridori, dava la cifra di 2000 piedi romani, ovvero la misura tradizionale della pista di un circo.