LE MONETE DI
AQUILEIA
Sappiamo
molto poco riguardo alle più antiche forme di economia basate sullo scambio dei
prodotti nel periodo precedente la fondazione della colonia di Aquileia da
parte dei Romani; in base ai ritrovamenti effettuati, è probabile che nell'area
in cui successivamente sarebbe sorta la città si usasse il baratto. In particolare per quanto
riguarda Aquileia possiamo credere che si trattasse principalmente di grano,
orzo, avena, pellame e forse pesce essiccato; ma non bisogna escludere neanche
il possibile scambio di animali quali buoi, pecore, maiali e cavalli; inoltre i
metalli provenienti dalle miniere del Norico e l'ambra dal nord.
Vi è
in seguito il passaggio allo scambio di oggetti in metallo, asce, falci, pani
di bronzo, la cosiddetta moneta utensile, di cui sono stati trovati degli
esempi nell'area in cui poi nacque Aquileia. Per questi primi momenti è
difficile stabilire una giusta cronologia, si tratta infatti di un processo di
formazione che terminò con l'uso della moneta vera e propria; al contrario è
molto probabile che questi aspetti fossero tutti presenti nel periodo
protostorico e storico.

Il
problema delle origini di Aquileia è ancora molto discusso, in particolare il
periodo preromano. La presenza di
monete nella regione aquileiese risale al IV-III sec. a. C.;
possiamo supporre che nella fase precedente la circolazione della sola moneta
romana si utilizzasse contemporaneamente circolante di diversa specie: il
bronzo magno-greco, quello greco-illirico, l'argento gallo-carnico, e forse
anche quello macedone, il bronzo punico; sono inoltre state ritrovate monete celtiche e noriche (tale presenza è probabilmente
da collegare al mercenariato militare, o alle offerte fatte nei santuari
agresti).
Queste
caratteristiche si protrassero fino al II sec. a. C., ma sappiamo che, anche
dopo la fondazione della colonia, la popolazione del retroterra aquileiese,
nonostante la presenza di circolante romano, continuò ad usare numerario
argenteo gallo-carnico.
Analizzando
i luoghi in cui sono state ritrovate le monete aquileiesi, per lo più
ripostigli dove parte del circolante veniva tesaurizzato, si notano con
chiarezza alcuni punti di concentramento, che riguardano l'area del foro, del
porto e dei sepolcri. Inoltre è presente una netta opposizione tra città e
campagna per quanto riguarda i ripostigli che, ovviamente, sono più numerosi
nell'area rurale in confronto a quella cittadina.

Monete
romane aquileiesi d’oro...
Aquileia
entra a far parte integrante dell'economia imperiale romana solo con Augusto e
le monete sono la testimonianza del cambiamento avvenuto in seguito alla
riforma del 23 a. C., con cui l'imperatore ridefinì il sistema monetario, facendo coniare le monete nei tre
metalli (oro, argento e bronzo) e fissando precisi rapporti di scambio. Ci sono
poi anche esemplari di altre zecche. Tra queste è rilevante la presenza di
monete della zecca di Nemausus
(Nimes), che indica un rapporto con la valle del Rodano, e anche della zecca di
Viminacium, nella Moesia Superior; le emissioni di
quest'ultima risalgono al periodo compreso tra il 239 e il 257 e rivelano
intensi rapporti con il retroterra aquileiese, da cui arrivavano diversi
prodotti destinati o all'esportazione o alla lavorazione sul posto.
... d’argento e di bronzo
Secondo
alcuni studiosi la zecca di Aquileia avrebbe iniziato a lavorare verso il
294-296 d. C., conseguentemente alla riforma di Diocleziano, la quale tendeva a regolare i rapporti tra
argento e bronzo; inoltre la legge stabilì l'obbligo per tutte le zecche
dell'impero di contrassegnare le emissioni con le lettere iniziali delle
rispettive città, nel caso specifico di Aquileia nelle monete sono iscritte le
lettere AQ.
La
zecca aquileiese rimase in funzione fino alla distruzione della città da parte
degli Unni, guidati da Attila, nel 452, sotto il regno di Valentiano III.

Un
elemento molto interessante dal punto di vista numismatico per i rapporti tra
Aquileia e l'Oriente è rappresentato dalla presenza di cistofori, nel periodo compreso tra Augusto ed Adriano. Questa
moneta, creata dagli Attalidi a Pergamo, su cui era rappresenta la cista
mistica di Bacco, era circolante in argento che continuò ad essere coniata
anche sotto l'impero romano, allo scopo di facilitare i rapporti commerciali
con l'oriente ellenistico. Un cistoforo era valutato come tre denari d'argento.
Alcuni esemplari di questa moneta trovati nei pressi di Aquileia testimoniano i
legami con il mondo orientale. Questo rapporto in realtà risale a molto prima,
facendo riferimento alla documentazione dei bronzi tolemaici rinvenuti lungo
l'arco dell'Alto Adriatico; questi ci permettono di datare una sorta di legame
con il mondo egiziano dal III sec. a. C. in poi.
Tutti
questi elementi confermano la vocazione portuale di Aquileia come porta
orientale del centro Europa. Inoltre ne abbiamo un'ulteriore prova se notiamo
che era frequente la coniazione di monete d'oro e d'argento, anche di grandi dimensioni, con
un valore multiplo: infatti questo genere di monete solitamente si produceva
nelle città periferiche in occasione di importanti avvenimenti quali le visite
imperiali.
Ad Aquileia furono
coniate sia le monete d'oro e d'argento sia quelle di metallo non nobile;
queste ultime vennero coniate in grandissima quantità perché servivano a pagare
i legionari.
Durante
i primi due secoli dell'Impero, accanto alla normale circolazione monetale,
troviamo ad Aquileia dei medaglioni cerchiati, che venivano apposti alle
insegne militari e indicavano il corpo di appartenenza, oltre ad avere una
funzione celebrativa.
Questi
anni di un'economia particolarmente prospera si riflettono nell'abbondanza del
numerario circolante, rinvenuta nell'area aquileiese e nei suoi dintorni. I
maggiori ritrovamenti si hanno in tombe e lungo le strade; quest'ultimo fatto
conferma la frequente perdita di denaro durante gli spostamenti.