A partire dal periodo immediatamente successivo alla
fondazione della colonia romana nel
Al tempo di Cesare Aquileia fu la sede invernale delle
legioni e base per le operazioni militari per la conquista dei territori alpini
fino al Danubio; ma a partire dall’età augustea, con la graduale conquista dei
territori compresi tra le Alpi e il Danubio e la conseguente instaurazione di
insediamenti militari lungo il corso del fiume, l’importanza strategica
militare della città diminuì, ed essa poté sviluppare la sua vocazione per gli
scambi ed il commercio, che vide nuovi orizzonti grazie anche a una fitta rete
stradale, che poneva la città al centro delle comunicazioni tra le regioni
occidentali e quelle orientali.
La città era a capo del sistema viario della regione per
la sua posizione all’incrocio di più strade, tra cui le maggiori erano la via
Postumia, la via Iulia Augusta e la via Gemina; era inoltre
il punto di partenza delle strade che si diramavano verso il bacino danubiano e
la via dell’ambra che giungeva dal mar Baltico.
Anche il porto di Aquileia ebbe un forte sviluppo,
soprattutto grazie alla sua posizione geografica che lo collocava come naturale
apertura al mare: divenne infatti lo sbocco dei principali traffici marittimi
del Mediterraneo che risalivano l’Adriatico fino al suo porto fluviale.
La città fu a partire dall’epoca imperiale un emporio
cosmopolita e un luogo di incontri di genti diverse, oltre che ad un centro di
ampia apertura culturale anche dal punto di vista religioso.
Grazie alle ricerche archeologiche e allo studio dei
materiali raccolti, siamo venuti a sapere che la città fungeva per lo più da
emporio commerciale nei confronti delle popolazioni dell’area danubiana;
inoltre la documentazione epigrafica ci ha permesso di scoprire che dopo la
conquista romana della Pannonia le più importanti famiglie aquileiesi, come
quella dei Barbii, dei Caesernii, dei Cantii e dei Dindii,
ebbero un ruolo di intermediari negli scambi commerciali transalpini, fino
all’età tardorepubblicana ed imperiale.
Molti Aquileiesi si stabilirono nell’Istria, dove fecero
costruire grandi ville in relazione con degli scali portuali che servivano per
il trasporto dei prodotti da vendere ai grandi mercati.
Siamo inoltre a conoscenza della diffusione ad Aquileia
dei collegia, parola latina che potrebbe essere tradotta con
“corporazioni”. Le persone che appartenevano ad una di queste associazioni
esercitavano lo stesso mestiere ed avevano interessi comuni: per lo più
praticavano qualche culto comune e potevano poi usufruire di diritti e
privilegi, come quello di una degna sepoltura. Ed è proprio dai cippi e dai
monumenti funebri che abbiamo notizie di alcuni artigiani e di alcune attività
della città: ad esempio un faber navalis (costruttore di navi), un linteo
(tessitore di lino), un purpurarius (artigiano che colorava i tessuti
con la porpora), dei vestiarii (artigiani che fabbricavano o
commerciavano vesti), poi anche orafi e vetrai.
Lo studio delle anfore ha permesso di ricostruire i
commerci di alcuni prodotti come il vino, l’olio e il garum: si è
infatti notato che l’area i cui venivano prodotte le anfore corrispondeva
all’area di produzione delle merci esportate, e che i vari tipi di anfora erano
in stretta relazione con i prodotti da esse contenuti. L’agricoltura della
regione produceva principalmente cereali e frutta, soprattutto olive e uva;
quindi i prodotti maggiormente esportati dovevano essere olio, vino, olive e
forse anche il grano.
Tra i vari prodotti l’olio era quello privilegiato, perché
poteva essere esportato con molta facilità in tutta
Grazie all’osservazione e allo studio dei bolli delle
anfore possiamo ritenere che il commercio dell’olio e delle olive sia stato
molto intenso nel periodo compreso tra Augusto (
I commerci favorirono le industrie, che ebbero un ampio
sviluppo ad Aquileia: infatti molte delle materie che affluivano nella città
venivano lì lavorate e poi destinate o all’uso interno o all’esportazione.
Il ferro, che veniva importato dalle miniere del Norico,
veniva poi lavorato ulteriormente nelle officine della città; la stessa cosa
accadeva per il vetro che
era poi esportato fin nelle regioni danubiane. Vi erano inoltre industrie che
si occupavano della trasformazione del legname, proveniente dalle più diverse
regioni dell’impero.
Un altro importante prodotto era la lana, che giungeva dai
grandi pascoli dell’Istria interna e prima di essere esportata veniva lavorata
nei vestiarii della città; sempre riguardo all’industria tessile, vi
erano anche famose tintorie.
Aquileia sfruttò moltissimo anche la pietra proveniente
dall’Istria e con essa costruì quasi tutta la città imperiale, ad eccezione di
alcuni monumenti, per i quali si avvalse invece del marmo. L’artigianato locale
era specializzato nella lavorazione di pietre dure da ornamento, nella scultura
figurata e ornamentale in marmo e in pietra, nell’arte del mosaico.
Oltre all’oreficeria, anche l’ambra che giungeva dalle lontane spiagge del mar Baltico veniva lavorata nelle officine locali. Sempre per quanto riguarda l’industria artigianale, vi erano anche fabbriche di vasi, lucerne ed anfore in terracotta.
1)L’ambra,
in latino chiamata sucinum, trovava
nel mondo romano vari impieghi, e proprio a seconda di questi assumeva una
connotazione positiva o negativa.
Veniva considerata
una materia nobile quando veniva utilizzata per oggetti modesti, come i fusi;
inoltre i mobili venivano adornati anche con pezzi d’ambra in cui fosse rimasto
imprigionato un insetto o qualche altro piccolo animale
Era considerata
volgare negli ornamenti femminili ed era perciò usata solamente dalle donne del
popolo, mentre le matrone si ornavano con oro e metalli preziosi. Dalle opere
di alcuni scrittori quali Marziale, Giovenale ed Ovidio, sembra che tenere in
mano un piccolo globo d’ambra e strofinarlo per aspirarne la fragranza fosse
segno di raffinatezza femminile.
2)Probabilmente le prime manifatture di
vetro di Aquileia risalgono al 50 d. C. e sono nate su esempio di quelle di
Alessandria d’Egitto e Sidone in Siria.
Esistono fasi diverse della produzione aquileiese e
diverse sono state le tecniche usate; i vetrai erano veri e propri maestri che
rendevano preziose le loro opere per la varietà delle forme, la vivacità dei
colori e la sottigliezza delle pareti; i principali oggetti prodotti erano
coppe e bicchieri, pissidi vasetti e fiale.
Nella fase più antica della lavorazione del vetro sono
stati prodotti solamente bastoncini policromi, di cui ci sono giunti dei
frammenti. La documentazione più ricca è quella che riguarda il vetro soffiato,
molto diffuso soprattutto nei primi due secoli dell’impero perché era possibile
una produzione su larga scala a bassi costi; la tecnica consisteva nel soffiare
con una canna il materiale fuso in degli stampi chiusi. Altre tecniche
prevedevano che il materiale fuso venisse versato in forme aperte, oppure che
del vetro in polvere fosse messo nell’intercapedine di uno stampo doppio e venisse
poi fatto fondere per il calore; in alcuni casi il vetro veniva molato per
rifinirlo o per decorarlo.