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Di :

Cicero Laura

Cohen Erica

Di Pompa Valeria

Perona Giulia

 

Classe V D

INTRODUZIONE

 

Questa ricerca sulla matematica nell’antichità è stata eseguita da Cicero Laura, Cohen Erica, Di Pompa Valeria e Perona Giulia.

È stata presa in esame le civiltà persiana e babilonese e tutto ciò che le riguardava.

Il lavoro è stato suddiviso in vari punti, nei quali sono stati esposti i diversi argomenti trattati.

La suddetta divisione è stata effettuata in base al seguente schema:

1) lettere e numeri

2) calcolo

3) geometria

 

INFLUENZE DI CULTURE ESTERE

 

I Persiani non ebbero mai una cultura propria, ma "imitarono" i modelli dei popoli vicini: Babilonesi, Egizi e Greci sottomettendoli (nel primo caso) o semplicemente invitandoli nella loro regione.

La maggior parte della popolazione era composta da semplici artigiani e da schiavi, che servivano la ristretta cerchia di funzionari dello Stato, al servizio di un monarca assoluto.

Per questo motivo, solo i più ricchi potevano permettersi di frequentare i filosofi e i maestri stranieri, poiché nelle città persiane (almeno fino alle conquiste di civiltà più avanzate) non esistevano scuole o biblioteche dove si potessero apprendere le scienze e la letteratura. Inoltre era ritenuto più importante l’apprendimento della virtù e dell’obbedienza, poiché senza di questa i fanciulli non avrebbero comandato giustamente.

Per affermare ciò che è stato scritto ora, abbiamo tradotto un brano tratto dall’Anabasi di Senofonte, che parla della prima educazione di Ciro il Giovane:

"Ciro, ancora fanciullo, quando fu educato con il fratello e con gli altri ragazzi, fu ritenuto il migliore di tutti.

Infatti, tutti i figli dei migliori Persiani sono educati presso la reggia del re; i fanciulli vedono e sentono sia coloro che sono onorati dal re, sia coloro che sono disprezzati, così che subito, essendo fanciulli, imparino sia a comandare, sia ad obbedire.

Dunque prima Ciro sembrava essere il più rispettoso tra i coetanei, (sembrava) obbedire agli anziani anche più dei suoi sottoposti,…".

Questo era uno degli insegnamenti dei filosofi greci, la cui fama raggiunse anche l’impero.

Dunque in questa relazione si tratterà sì delle scienze nell’antica Persia, ma soprattutto delle arti dei Babilonesi e dei popoli della Mesopotamia, che influirono così tanto sulla formazione della cultura persiana.

 

STORIA

 

La storia della Mesopotamia non presenta un aspetto unitario.

Prima che Babilonesi ed Assiri giungessero nella valle del Tigri e dell’Eufrate altre popolazioni vi si erano stanziate e vi avevano introdotto una civiltà,una scrittura,una legislazione. Babilonia, la più splendida e civile città della Mesopotamia, nacque e fiorì su una terra resa fertile dai regni di Sumer ed Akkad.

Babilonesi ed Assiri sono popoli di stirpe semitica. Fonte indiretta della loro storia è la Bibbia . Le fonti indirette restarono inaccessibili fino al momento in cui G.F.Gretefend riuscì a scoprire il modo di leggere la scrittura cuneiforme, seguendo lo stesso metodo usato da Champollion

per decifrare la scrittura geroglifica egizia. Gli scavi archeologici iniziati nel secolo scorso hanno riportato alla luce la splendida biblioteca di Ashurbànipal, all’interno del palazzo di Nìnive,ove si scoprirono 30.000 tavolette di argilla.

Nella storia della Mesopotamia si debbono distinguere fondamentalmente quattro periodi:

3200-2100 a.C. :periodo sumerico (Sumeri ed Accadi);

2100-1146 a.C. :primo impero babilonese;

1146-612 a.C. : primo e secondo impero assiro;

604-538 a.C. : secondo impero babilonese.

I più antichi dominatori della Mesopotamia furono i Sumeri. Ad essi vennero a sovrapporsi gli Accadi, che ne raccolsero l’eredità culturale e religiosa.

Successivamente la Mesopotamia fu invasa da Babilonesi e Assiri, che mantennero intatte tutte le culture e le tradizioni dei popoli a loro sottomessi, finendo poi con l’amalgamarsi delle diverse popolazioni.

Durante il primo impero babilonese,il re Hammurabi diede per la prima volta un insieme di leggi, noto appunto come "Codice di Hammurabi".

Successivamente, sotto il comando di Sargon II, gli Assiri salgono al potere, conquistando tutto il territorio allora in possesso dei babilonesi.

Nel 612 però, durante il regno di Ashurbànipal, i Medi, stretti in alleanza con i babilonesi, rasero al suolo Assur e Nìnive.

Da quel momento fu restaurato l’antico impero babilonese, che crollò, come sarà ripetuto più avanti, sotto gli attacchi del grande esercito dei Persiani.

Sulla storia e le tradizioni persiane, non possiamo attenerci solo alle iscrizioni di questo popolo, poiché sono poche e riguardano soprattutto documenti amministrativi imperiali.

Un famoso storico greco, Erodoto, ha descritto, nelle sue opere, l’impero persiano, ma con gli occhi di un Greco ostile a tutti i barbari e fermamente convinto della superiorità politica e culturale della sua patria.

Nel 2000 a.C. circa, il popolo degli Iranici, nomadi indoeuropei, si stabilì con altre tribù nella zona montuosa di Parsa, un altopiano tra il Mar Caspio ed il Golfo Persico, da cui deriva il nome dei Persiani.

In quel luogo, viveva anche un’altra popolazione iranica, quella dei Medi, che sconfitta dal re persiano Ciro il Grande nel 549 a.C., finì con l’essere assimilata con i vincitori.

Ciro diede inizio alla supremazia del suo popolo, e con lui ebbe origine la grande dinastia degli Achemenidi.

a lui ed ai suoi discendenti, Senofonte scrisse alcuni libri, tra i quali possiamo ricordare la Ciropedia e la più famosa Anabasi.

Conquistata la Lidia, che allora comprendeva tutta l’Asia Minore dal fiume Halys al Mar Egeo, nel 539 a.C., Ciro il Grande atttaccò Babilonia, sconfiggendola in poco tempo ed assicurando ai popoli sottomessi pace e tranquillità.

Si preoccupò inoltre di restaurare i templi e di proteggere le tradizioni di tutti i luoghi sotto il suo dominio.

Da questo momento in poi a Persepoli, capitale dell’impero, giunsero Sumeri, Accadi, Assiri e Babilonesi, portando con sé il loro patrimonio di tradizioni e cultura.

A Ciro successe Cambise e dopo di lui il figlio Dario.

Entrambi proseguirono la politica espansionista e formarono la "monarchia universale" volta dal loro avo.

Nel seguente schema sono scritte le date più importanti delle guerre che i Persiani combatterono contro i Greci:

499 – la città ionica di Mileto si ribella al dominio persiano, motivata da un desiderio di libertà o, più probabilmente, dalle forti tasse imposte dall’impero. Le città greche di Atene ed Eretria accorrono in suo aiuto.

498 – gli Ioni incendiano la città persiana di Sardi.

492 – due anni dopo la distruzione di Mileto, Dario inizia una spedizione punitiva contro la Grecia. Eretria viene rasa al suolo.

490 – battaglia di Maratona: non più di settemila opliti ateniesi guidati dallo stratego Milziade sconfiggono l’imponente flotta persiana, che è costretta a ritirarsi. Il comandante persiano Mardonio decide però di sbarcare nel porto ateniese del Pireo, ma durante la notte, con una marcia forzata, gli Ateniesi tornano in città e sconfiggono nuovamente gli invasori.

481 - dopo la morte di Dario, Serse attacca nuovamente la Grecia. Mentre ad Atene, sotto il comando di Temistocle, si preparano duecento triremi, a Corinto si riuniscono trentun città greche, per decidere come vincere contro il nemico. Argo, città ostile a Sparta, si schiera con i Persiani e Tebe, in astio con Atene, decide di aprire le porte agli invasori.

480 – al passo delle Termopili lo spartano Leonida ed i suoi soldati sono

aggirati ed uccisi dai Persiani. Intanto a Salamina la flotta greca batte i nemici, che sono costretti a ritirarsi.

479 – il generale Mardonio giunge nuovamente in Grecia. Viene però sconfitto da un esercito panellenico comandato da Pausania ed Aristide a Platea e a Micale, rispettivamente in Beozia ed in Ionia.

 

 

Nel 480 a.C. l’impero si estendeva dall’India alla Grecia e dall’Asia centrale sino al medio Nilo.

Dario, salito al trono, suddivise il territorio in satrapie, tutte amministrate da un governatore ed un comandante militare.

Inoltre, affinché venissero rispettate le leggi, ufficiali chiamati "gli occhi del Re" viaggiavano nella vasta rete stradale dell’impero.

Lo sviluppo ed il commercio arrivò a tal punto che si istituì il sistema bancario e furono inventati ed usati correntemente assegni bancari.

Nel 500 a.C. fu poi fondata una nuova religione dal profeta Zarathustra, di cui si parlerà nella parte dedicata a ciò.

Nonostante il suo notevole sviluppo, l’impero persiano crollò nel 331 a.C., quando Alessandro Magno invase ed assoggettò il territorio di Dario III.

Dopo la morte del conquistatore e successivamente alle lotte e rivolte del popolo contro i nuovi dominatori, nel 226 d.C. prese il potere Artaserse, appartenente alla dinastia dei Sasanidi.

Sotto il suo comando la Persia tornò a fiorire e capitale del nuovo impero fu Ctesifonte, a duecento chilometri da Babilonia.

L’impero sasanide prosperò ancora per quattro secoli e cadde sotto gli attacchi degli Arabi musulmani.

Questa volta l’impero non si ristabilì, ma, per ancora 800 anni, continuò ad essere un grande ponte culturale e commerciale tra Europa ed Asia.

 

MATEMATICA

Lettere e numeri

Essendo la Persia un impero molto vasto e formato da popoli di costumi e tradizioni diverse, i Persiani non parlavano un’unica lingua, ma dialetti molto differenti fra loro.

Essendo però molto numeroso il gruppo degli Aramei, l’aramaico si diffuse in tutta la regione e finì col prevalere sulle altre lingue (infatti anche nel Vangelo si dice che Gesù, in Palestina, predicava in aramaico).

Così, come accadde in Grecia con la "koinhè diaélektov" ( pron. koinè diàlectos), anche in Persia gli Achemenidi dichiararono l’aramaico "la lingua ufficiale dell’impero".

Esso era costituito da piccoli cunei, molto simili ai segni dei Babilonesi.

Per questo motivo, i Persiani adottarono anche il sistema numerico di questo popolo.

In questa scrittura un cuneo verticale con la punta in basso Y rappresentava le unità, mentre un cuneo orizzontale con la punta a sinistra -< rappresentava le decine.

Raggruppando le unità con le decine si formavano le cifre fino a 99.

Per le centinaia invece si usava un cuneo orizzontale con la punta a destra >- più 1,2,3,…9 cunei verticali a sinistra.

Dunque -< yyyy =14

Y >- =100

Inoltre se un y(10) veniva posto prima (cioè a sinistra) del gruppo delle centinaia (100 = Y >-), questo rappresentava una moltiplicazione, ossia Y Y>- = 10 X 100, cioè 1000.

Con questo metodo si arrivava fino ad un milione.

Si sono trovate anche delle tavole babilonesi scritte probabilmente tra il 2300 ed il 1600 a.C., in cui sono incisi i quadrati dei numeri da uno a sessanta.

La particolarità di queste "tabelle" è che i quadrati dei numeri successivi a 7 sono scritti 1.4, 1.21, 1.40, etc…

Infatti i Babilonesi non usavano il sistema decimale, bensì quello sessagesimale.

Ed è per questo motivo che, ancora oggi, l’ora si divide in 60 minuti,il minuto in 60 secondi, l’angolo giro in 360 gradi ed ogni grado in 60 primi.

La scelta di questo numero fu probabilmente la conseguenza di alcuni dati astronomici da loro ricavati.

Comunque, 1.4 nel nostro sistema è uguale a 60 +4, ossia il quadrato di 8.

 

In nessuna di queste tavole si è però trovato un simbolo indicante il numero zero e si presume dunque che i Babilonesi lasciassero uno spazio vuoto, per indicare l’assenza di un numero.

Invece, in alcune tavolette datate intorno al 300a.C., lo zero fu indicato con due simboli obliqui \\, come usiamo ancora noi nelle sottrazioni, quando la prima cifra del risultato è zero.

Dopo il sistema numerico babilonese furono inventate anche le cifre maya ed indù, tra le quali comparve, per la prima volta, un simbolo per lo zero, che fungeva sia da "segnaposto", sia da numero vero e proprio.

Ed ora, per vedere le differenze tra i diversi sistemi di numerazione antichi e moderni, riportiamo la seguente tabella:

 

 

 

Calcolo

Poiché tra i popoli da loro conquistati si trovavano molti commercianti abili nel "far di conto", i Persiani decisero di "adottare" i semplici strumenti inventati dai matematici per sveltire i calcoli.

Tra questi fu scoperto l’abaco, molto simile ai pallottolieri che usano tuttora i bambini.

Nell’uso di questo pratico strumento si usava come cifra base della numerazione il dieci.

I commercianti iniziavano col costruire tre solchi nel terreno, nei quali avrebbero allineato i sassolini indicanti le unità, le decine e le centinaia.

Se il calcolo necessitava anche di migliaia si aggiungevano altri solchi.

Nel caso di una somma, si iniziava col rappresentare le cifre del primo numero, disponendo i sassolini nei giusti solchi, cioè le unità nella prima scanalatura a destra, le decine in quella centrale e le centinaia in quella a sinistra.

Ad esempio, dovendo calcolare 429 + 253, si ponevano nove pietruzze nelle unità, due nelle decine e quattro nelle centinaia.

Nello stesso modo si aggiungevano poi le cifre del secondo addendo.

I sassolini di ciascun solco non dovevano essere più di dieci.

In questo caso si eliminavano dieci unità, sostituendole con una pietruzza nella scanalatura delle decine.

Nell’esempio citato sopra, ci sarebbero state 12 unità, quindi bisognava lasciare in questo solco solo due sassolini.

In questo modo, leggendo in ordine, ossia da sinistra a destra, la somma delle pietruzze di ciascuna scanalatura, si trovava il risultato dell’operazione.

I negozianti disponevano anche delle tavole pitagoriche, esattamente come quelle da noi usate, di cui conserviamo ancora qualche frammento.

Si sono trovate anche tavolette di conti già eseguiti, dei modi con cui ricavare le frazioni, i quadrati ed i cubi dei numeri più usati.

I matematici avevano anche imparato dagli Assiri a risolvere le equazioni, anche molto complicate, come nel caso di alcune tavolette che sono state decifrate solo nel 1929.

In caratteri cuneiformi fu completamente risolto un problema con cinque incognite per mezzo di altrettante equazioni.

Inoltre già nel famoso "papiro Rhind", scritto tra il 1849 ed il 1801 a.C., comparivano dei problemi risolti con equazioni di primo grado ad una incognita.

 

Geometria

 

I Persiani, pur avendo appreso i calcoli e l’aritmetica dai popoli a loro sottomessi, tuttavia non erano esperti di geometria.

Infatti, non erano ancora riusciti ad eseguire esattamente i calcoli relativi al cerchio.

Ad esempio, per calcolare la circonferenza, moltiplicavano il diametro per 3, nonostante già gli Egizi avessero scoperto il cosiddetto "pigreco", ossia 3,14.

Per calcolare approssimativamente l’area del cerchio, invece, "facevano la

media" delle aree di due quadrati, l’uno inscritto e l’altro circoscritto alla

figura di partenza, ossia sommavano le due superfici e dividevano il risultato per due ( figura a fianco).

Comunque si sono trovate molte tavolette su cui erano incisi metodi per calcolare le aree di molti poligoni, tra cui sono presenti anche forme geometriche irregolari.

Anche i Babilonesi non erano molto esperti di geometria e si sono trovati pochi problemi già risolti, tra cui il famoso documento scritto tra il 1704 ed il 1662, che tratta di basi, altezze ed aree.

 

Tavoletta babilonese rappresentante dei problemi di geometria ed i calcoli necessari per ricavare le aree dei poligoni regolari.

 

 

 

 

DE BELLO MATEMATICO

I calcoli matematici riguardanti il numero degli uomini, la potenza distruttiva delle armi, i problemi dei rifornimenti, ecc. , hanno sempre avuto un ruolo di primo piano nella elaborazione dei piani militari.

Per addestrarsi alle vere e proprie azioni di guerra e imparare e fare i relativi piani, gli ufficiali usavano modellini del campo di battaglia. E come i loro "eserciti" avanzavano o si ritiravano, calcolavano quante munizioni, quanti viveri, quanti veicoli, quanti rinforzi, truppe d’appoggio e unità di sanità occorrevano per ogni fase della battaglia. Ma in una guerra nucleare, il campo di battaglia potrebbe comprendere più della metà del mondo, e gli elementi da considerare sarebbero troppo complessi per essere elaborati con carte e matita. Paragoniamo, ad esempio, quello che aveva bisogno di sapere Ciro il Grande prima di invadere la Mesopotamia nel 539 a.C. con quello che devono sapere gli strateghi moderni circa una possibile guerra nucleare.

Ciro aveva bisogno di sapere a quale opposizione poteva andare incontro,quanti uomini gli sarebbero occorsi per vincerla,di quante vettovaglie avrebbe potuto impadronirsi,quante doveva portarne con sé,quali erano le spiagge più adatte allo sbarco e di quanti uomini di riserva avrebbe avuto bisogno. Naturalmente alcuni di questi calcoli implicavano più congetture di altri, ma un generale dell’esperienza di Ciro era in grado di elaborare l’intero piano nella sua testa. I comandanti di oggi , invece, hanno bisogno di sapere l’ entità completa delle forze di ambedue le parti, quante di queste forze potranno essere impiegate subito , quante ne potranno venir impiegate dopo, quante delle loro forze potranno sopravvivere agli attacchi dei nemici, la gravità delle probabili distruzioni di città e fabbriche, etc….

Il risultato di questi calcoli è molto importante, perché in base a ciò i comandanti della spedizione possono capire l’esattezza dei lòoro piani e, eventualmente, apportarne delle modifiche.

 

MEDICINA

 

Per stabilire la capacità di coloro che desideravano diventare medici, ma soprattutto chirurghi, un dio persiano dava le seguenti istruzioni:

"se un Persiano desidera fare il medico su chi, per primo, proverà la sua abilità: sui Persiani o sugli stranieri? Il dio dei Persiani risponde: egli proverà sugli stranieri, piuttosto che sui Persiani. Se egli cura col coltello uno straniero e questi muore; se cura col coltello un secondo straniero e questi muore; se cura col coltello un terzo straniero e questi muore, significa che quel medico è incapace per sempre; fate che non curi mai un Persiano. Se egli cura col coltello uno straniero e questi guarisce; se cura col coltello un secondo straniero e questi guarisce; se cura col coltello un terzo stranero e questi guarisce, allora quel medico è per sempre idoneo; egli potrà liberamente curare i Persiani e guarirli col coltello".

Comunque nell’antica Persia i medici non avevano molto lavoro, poiché i malati preferivano rivolgersi ai sacerdoti.

Infatti si credeva che causa delle malattie fossero dei "demoni", ossia spiriti dei morti insepolti, che entravano nei corpi degli uomini.

Quando questi commettevano dei peccati, il loro dio protettore li abbandonava e li lasciava in balia dei demoni.

Per guarire i pazienti, i sacerdoti dovevano espellere questi spiriti, innanzitutto facendo elencare ai malati una lunga serie di peccati, tra i quali era presente anche quello da loro commesso.

Poi l’esorcizzatore, ossia l’incaricato ad assistere il paziente, recitava preghiere agli dei e formule magiche, accompagnate talvolta da gesti ed azioni rituali, quali il bagno del malato nell’acqua purificata e l’offerta ai demoni di carne animale, perché questi se ne impadronissero lasciando libero il corpo dell’uomo.

In caso di morso di uno scorpione, ad esempio, si dovevano recitare preghiere masticando contemporaneamente sette grani di frumento e dell’erba di montagna.

Nel frattempo ci si immergeva in un corso d’acqua per sette volte.

Alla fine di questo complicato rito l’uomo punto dallo scorpione doveva gettare nel fiume ciò che fino a quel momento aveva masticato.

Solo allora sarebbe stato immune dalla puntura.

L’opinione pubblica sui medici in Persia era, nonostante tutto, migliore di quella babilonese, tanto che lo stesso re Ammurabi incluse nel suo famosissimo codice alcune leggi contro i medici incompetenti, tra cui questa :

"il medico che aprirà con un coltello di bronzo un ascesso e ucciderà il paziente, oppure gli toglierà la vista, avrà amputate le mani".

 

RELIGIONE

 

Anticamente i Persiani avevano una religione politeista, che si basava sull’adorazione delle forze della natura e soprattutto di due divinità: Mitra, personificazione della volta celeste e Anhita, dea delle acque e protettrice della giustizia.

Questa religione prese origine da quella degli Ari, che invasero l’India.

Infatti anche i nomi delle divinità erano simili, se non identici a quelli indiani.

Lo stesso dio Mitra corrisponde al Mitra indiano, la divinità Haoma è molto simile a Soma, sia per aspetto, sia per la fine dello stesso nome.

Nella nuova dottrina fondata dal profeta Zarathustra, meglio noto con il nome greco Zoroastro, questi dei assumono la funzione di divinità minori, al servizio del dio Ahura Mazda, che in avestico, lingua di una tribù persiana, significa " signore saggio".

Il dio Mitra comunque fu adorato successivamente anche a Roma, nel periodo dell’impero.

Zarathustra era probabilmente figlio di un sacerdote e lasciò la sua famiglia ancora molto giovane, per dedicarsi completamente alla meditazione.

A vent’anni , Zoroastro durante le sue preghiere, fu trasportato da un

angelo presso il trono del dio, dove, per mezzo di alcune visioni, ricevette la rivelazione della nuova dottrina .

Il profeta affermava che Ahura Mazda era l’unica vera divinità e rappresentava il bene, in conflitto con il male, personificato in Ahrimani.

Oltre alle divinità tradizionali persiane, al servizio del bene vi erano le personificazioni degli attributi dello stesso dio, ossia il "pensiero giusto", la "pietà" , la "saggezza", la "salvezza", l’"immortalità" e il "destino".

Ahrimani ( nella foto a sinistra) era invece circondato di demoni.

Nella guerra tra il bene ed il male anche l’uomo doveva partecipare, onorando la giustizia e la purezza, fuggendo la menzogna, il pregiudizio e le superstizioni derivanti dalla religione tradizionale.

Solo a quarant’anni Zarathustra peregrinò nell’impero predicando la sua dottrina.

Fu accolto nel palazzo di Vitaspa, discendente della dinastia Achemenide.

La moglie di costui, Atossa, fu tra i primi seguaci di questa religione.

Infatti, durante la permanenza del profeta presso il re, Vitaspa ebbe un figlio, che sarebbe diventato il famoso Dario il Grande, il cui nome è una deformazione greca di "Darayauausch", che significa "colui che afferma il pensiero giusto", ossia la base della nuova fede.

Quando però Vitaspa venne sconfitto in guerra e la sua città fu conquistata, Zoroastro, secondo la tradizione, ormai vecchio, fu ucciso.

Praticando la giustizia e "combattendo per il bene", l’uomo avrebbe ottenuto l’immortalità dell’anima. Infatti, tre giorni dopo la morte lo spirito sarebbe giunto in cielo, ove sarebbe stato giudicato da un tribunale. Se aveva condotto una vita proba ed onesta, l’anima sarebbe stata ammessa tra l’esercito del bene, ossia in una specie di "paradiso".

Se invece in vita l’uomo era stato menzognero o malvagio, lo spirito sarebbe andato temporaneamente in un purgatorio oppure in un abisso in cui sarebbe rimasto per sempre.

Il mondo sarebbe finito e in quel momento sarebbe arrivato un salvatore e liberatore degli uomini che avrebbe purificato definitivamente la terra dal male e che avrebbe giudicato tutte le anime.

Dopo questo giudizio universale agli spiriti sarebbero stati assegnati nuovi corpi ed un’altra vita umana.

La religione di Zoroastro derivava probabilmente dalla fusione di fedi diverse, tra cui quella babilonese, quella egizia e quella ebraica.

Da quest’ultima ebbe origine il concetto monoteistico.

Questa dottrina ebbe una grande influenza sui Persiani, che da molti secoli temeva le distruzioni e le guerre, avendo paura di essere deportati come schiavi dai nemici.

M. A. Levi, nel suo libro "Il mondo antico e la Grecia arcaica", scrive: "una delle ragioni principali del successo delle imprese di Ciro deve essere ravvisato nella sua astensione dai consueti massacri, dal rispetto per i popoli vinti, per le loro tradizioni, dalla stessa tolleranza religiosa, che in un certo senso derivava dalle larghe idee dello zoroastrismo, per cui non importavano le formalità del culto quanto la sostanza di una condotta ispirata a rettitudine e amore per la famiglia ed il lavoro".

Dal zoroastrismo prese origine il Manicheismo, fondato dal persiano Mani nel 216 a.C. .

S. Agostino, prima di convertirsi al Cristianesimo, era un seguace di questa dottrina.

Dopo il crollo dell’Impero persiano da parte degli Arabi, inoltre, tutto il popolo si convertì in massa all’Islamismo.

Comunque lo zoroastrismo diede, per la prima volta, un vero attaccamento alla patria, soprattutto sotto il dominio di Dario.

Infatti lo storico greco Erodoto scrive:"in Persia nessuno prega Dio per chiedergli il proprio bene, ma prega per il benessere di tutta la nazione persiana e per il re, e si considera compreso in questo voto generale".

All’epoca di Dario lo zoroastrismo era la religione più diffusa, tanto che lo stesso re, sulla sua tomba, fece scrivere il seguente iscrizione funebre:

"…io, Dario, gran re, re dei re, re dei paesi dell’universo, di ogni lingua re di questa contrada grande e lontana; figlio di Hystaspe [ altro nome di Vitaspa], l’Achemenide, persiano figlio di persiani.

Dario, re, dice: per grazia di Ahura Mazda, questi sono i paesi che ho conquistati fuori dalla Persia e su i quali io domino, e che tributi mi portano e che ciò che viene ordinato da me eseguono, e che le mie decisioni tengono in rispetto.

[…] Dario re dice: il male che era stato fatto, io in bene lo convertii […]

che Ahura Mazda con tutti gli dei mi protegga, me e la mia casa, e la tavoletta che fu scritta!".

Inoltre si può ancora leggere:

"per grazia di Ahura Mazda ho fatto ciò che ho fatto, e con queste doti che Ahura Mazda mi ha concesso".

 

 

ASTRONOMIA & ASTROLOGIA

 

Dagli scavi effettuati nella pianura compresa tra il Tigri e l’Eufrate, si è potuto stabilire l’antichissima origine dell’astronomia, ma soprattutto dell’astrologia.

Infatti, agli astri celesti si dava un’interpretazione mitologica e poco scientifica. Ciò si è potuto notare specialmente nelle tavolette d’argilla trovate a Ninive, ove sorgeva la famosa biblioteca del re Assurbanipal.

Appartenevano tutte ad un’unica opera, che, dalle sue prime parole, è stata chiamata " Quando Anu Enlil" e contenevano osservazioni sui pianeti e sulle condizioni metereologiche, ma anche profezie ed interpretazioni di sogni e visioni.

Ma, nonostante ciò, in nessuno dei 4000 frammenti d’argilla riportati alla luce, sono presenti vaticini sul destino degli umani e degli uomini comuni.

I presagi riguardano invece gli dei, che discutono sul futuro del mondo e sono talora rappresentati dai pianeti.

Giove, ad esempio, era il dio della salute e vivificatore dei morti.

A lui si contrapponevano alcune stelle malvagie, che impedivano la sua azione benefica verso la Terra.

Inoltre la Luna era considerata più importante del Sole.

Di lei i Babilonesi e successivamente i Persiani conoscevano già la sua grandezza e le sue fasi.

Inoltre essa forniva loro un facile cronometro.

Del Sole invece si conosceva il suo moto apparente.

Già nel duemila si osservavano i movimenti di Marte e furono identificati i segni zodiacali, divisi rispettivamente dodici mesi e di cui manteniamo tuttora i nomi.

In epoca antichissima inoltre, la Terra viene divisa in quattro parti equivalenti ad altrettante divisioni celesti.

In base a queste, gli indovini predicevano gli eventi.

Dunque la religione babilonese era basata soprattutto sugli astri, dai quali prese origine persino la scrittura cuneiforme.

Inoltre si sa che i sacerdoti persiani sapevano predire le eclissi ed il popolo, credendo i loro calcoli delle profezie, ritenevano che fossero gli stessi indovini ad ordinare agli astri di sovrapporsi.

Di conseguenza la maggior parte della popolazione si affidava a loro per cambiare le risoluzioni delle guerre, parlare agli dei, e perfino per guarire malattie, come vedremo nella parte dedicata alla medicina.

Comunque, gli astrologi riuscirono, già in tempi antichissimi a stabilire i solstizi e gli equinozi, a tracciare le orbite del sole e della luna,a compilare un calendario abbastanza preciso.

Infatti divisero l’anno lunare in dodici mesi, di cui sei erano formati da 30 giorni, e sei da 29.

dunque, essendoci soltanto 354 giorni, i sacerdoti aggiungevano ogni tanto un tredicesimo mese.Ogni mese era formato da quattro settimane ed ogni giorno era diviso in dodici ore.

Dunque, molte di queste suddivisioni sono presenti ancora oggi.

Gli astrologi osservavano la volta celeste in cima alle "specole", ossia grandi piramidi a gradoni, che probabilmente diedero origine alla leggenda sulla Torre di Babele.

 

 

CURIOSITA’

 

Probabilmente l’origine del matterello usato per la pasta deriva dall’antica Mesopotamia.

Infatti i Babilonesi, per firmare i loro documenti, usavano dei piccoli sigilli, molto simili ai nostri matterelli.

Poiché essi erano grandi commercianti ed avevano molte occasioni di sottoscrivere documenti, appendevano al collo questi oggetti e, quando servivano, li facevano rotolare sulla lettera.

Il diametro di questi "matterelli" era di circa dieci millimetri e la loro lunghezza era di un dito.

Erano costruiti di cristallo, alabastro o marmo duro.

Nella pietra venivano incisi segni e simboli, tra i quali c’erano soprattutto aquile e leoni alati.

Per poter firmare con questo comodo sistema, però, un semplice foglio di papiro come quello degli Egizi non era necessario.

Infatti in tutta la Mesopotamia ed anche in Persia, in Grecia e in Medio Oriente, gli uomini scrivevano su una specie di "pasta" d’argilla.

Quando si scriveva questa era molle, ma poi veniva posta in un forno, dove, in poco tempo, si trasformava in dure tavolette, da cui le incisioni non si sarebbero più cancellate.

Sempre dello stesso materiale erano le carte geografiche.

L’illustrazione riportata qui a lato riproduce una mappa della Terra incisa dai cartografi babilonesi.

Essi pensavano che fosse piatta e rotonda.

I piccoli cerchi indicavano le montagne, mentre i fiumi erano due linee parallele.

Il punto al centro del disegno rappresentava Babilonia, al centro del mondo e compresa tra i due fiumi, il Tigri e l’Eufrate.

I Persiani erano inoltre appassionati di giochi, come il famoso disegno del XVII secolo, in cui bisogna identificare 4 cavalli.

 

Da questo gioco potrebbe aver preso spunto il grande enigmista Sam Loyd per il suo "rompicapo dei fantini e degli asini".

Questi avrebbe creato il gioco nel 1858, quand’era ancora un adolescente e si narra che per questo rompicapo, abbia guadagnato diecimila dollari nel giro di poche settimane.

Ecco la versione originale:

"il problema consiste nel tagliare la figura in tre rettangoli lungo le linee tratteggiate e nel risistemare i rettangoli, senza piegarli, in modo da ottenere due fantini che cavalcano due somari al galoppo".

 

 

 

VOCABOLI

 

Cuneiforme (scrittura): che ha forma di cuneo. Dal latino "cuneus", cuneo.

Egemonia: supremazia di uno Stato o città su stati o città minori e a loro sottomessi. Dal greco "h|gemoniéa", dalla radice di "h|geéomai", io conduco.

Geometria: scienza che studia le misure e le proprietà delle linee, delle figure piane e dei solidi. Dal greco "gewmetriéa", geometria.

Imperialismo: ambizione di uno stato ad espandersi territorialmente per costituire un Impero. Dal latino " imperium", impero

Matematica: dal greco "maéqhsiv", apprendimento, dalla radice del verbo " manqaénw", io imparo.

Monarchia universale: ordinamento politico in cui l’autorità sovrana è nelle mani di uno solo. Dal greco "moénov" + " a\rciéa", che regna da solo.

Paradiso: dal greco "" derivato dall’iraniano "", ossia "giardino circolare", ove si credeva continuassero a vivere le anime pie.

Posizionale (sistema): in aritmetica si dice posizionale il sistema di numerazione in cui vale il "principio di posizione", per effetto del quale la posizione dei simboli di un numero indica la quantità che il simbolo esprime. Ad esempio, nel sistema decimale, il numero 296 è formato da 2 centinaia, 9 decine e 6 unità, poiché le cifre a destra indicano le unità, quelle a sinistra sono le decine, e via di seguito.

 

CONCLUSIONI

 

Grazie a questo incontro tra Persiani e Babilonesi, nacque un luogo in cui convissero razze e mentalità diverse tra loro.

In Occidente si credeva che la cultura e la storia europea e asiatica non si fossero mai incontrate.

Invece, per quasi due secoli, questi continenti furono uniti da un grande impero: la Persia.

Dall’unione di culture e civiltà differenti tra loro si formò, come abbiamo visto, l’arte, la religione, le scienze e soprattutto la matematica.

 

BIBLIOGRAFIA