Parlando
di letteratura cinese antica, non si può tralasciare l'opera di Confucio,
filosofo, una delle figure più significative della storia cinese, fondatore
del confucianesimo, non solo per quello che egli stesso ci ha lasciato nel campo
letterario ma soprattutto per la sua attività di raccoglitore di composizioni
antiche in prosa e in poesia che egli riteneva fosse necessario conoscere per
acquistare le virtù.
Nei Wujing "5 libri" si ritiene che Confucio abbia raccolto i testi
già esistenti, filtrando ed escludendo quelle composizioni che non si
accordavano con la sua dottrina. I "5 libri" raccolgono così
quanto di più antico ci è rimasto della letteratura cinese. Essi
sono:
1. Shijing "Libro della poesia": è la più antica antologia
poetica cinese (305 inni di corte, canzoni popolari, elogi di eroi, inni rituali);
2. Shujing "Libro dei documenti": costituisce una tra le più
antiche fonti del patrimonio storiografico della Cina (cronache, aneddoti, verbali...);
3. Yijing "Libro delle mutazioni": un manuale di divinazione, noto
da noi come "I King";
4. Lijing "Libro dei riti": una raccolta di regole di comportamento
per ogni livello e stato sociale;
5. Chunqiu "Primavera e Autunno": di carattere storico; è la
cronaca del Principato di Lu, patria di Confucio.
Tutti,
grandi e piccoli, ricorderanno i famosi 5 denari d'oro che Pinocchio, personaggio
dell'omonimo racconto di Carlo Collodi, ricevette in dono da Mangiafuoco, per
aiutare il povero Geppetto. Come poi si sa, i denari finiranno in mano al Gatto
e alla Volpe. Il 5 rievoca anche una poesia intitolata "Il 5 maggio" di Alessandro
Manzoni, in cui si celebra la morte di Napoleone Bonaparte, morto in esilio
a Sant'Elena il 5 maggio 1821.
In questo bellissimo carme si ricordano le grandi imprese di Napoleone, che
tanto vinse e trionfò, quanto perse.


Le immagini qui sotto indicano lo sviluppo del pentagramma in quattro fasi:
1)
Musica Enchiriadis, IX secolo, Francia e Germania
Non si usano le linee, ma solo gli spazi per rappresentare gli intervalli. (T=tono;
S=semitono)
2) X secolo, Italia e Inghilterra
le altezze relative sono indicate dalla distanza della linea.
3)
XII secolo, Italia, Francia, Spagna e Inghilterra
La chiave fissa l'altezza assoluta (qui la chiave di do indica la nota do).
Le linee e gli spazi sono usati per rappresentare gli intervalli.
4) Inizio del XIII secolo, Francia
Pentagramma (5 linee) con chiave e armatura di chiave.
E per un'altra volta, ci inoltriamo nella cultura orientale della Cina. I Cinesi
usano infatti una scala pentatonica, cioè formata di 5 note. Il sistema
musicale cinese è stato spiegato in diversi trattati, taluni molto antichi.
Alcuni di essi come il Lülü Xinshuo (Nuovo trattato dei Lü, sec.
XII) oppure il Lülü Qingyi (Il trattato dei Lü, sec. XVI), descrivono
la determinazione del suono fondamentale da cui deriverebbero tutti gli altri.
Il suono fondamentale è prodotto da una specie di flauto, ricavato da
una canna di bambù lunga circa nove pollici; l'altezza del suono secondo
alcuni studiosi si avvicinerebbe al mi3, secondo altri al fa3. Da esso hanno
origine, per progressione delle quinte, gli altri suoni (lü) che sono complessivamente
12, con nomi anch'essi evocanti per lo più un parallelismo con il mondo
naturale. Dalla scala dei lü ha origine la scala pentatonica, base del
sistema musicale cinese. Verso il 1000 a.C. entrò in uso anche una scala
eptatonica, che si formò aggiungendo due note alla gamma pentatonica.
Ma la scala pentatonica fu sempre in Cina la più importante e la più
usata (soprattutto per le musiche popolari), tanto da essere definita "cinese"
per antonomasia. Questa è probabilmente la scala più usata in
assoluto, in quanto ben si adatta ai più disparati generi musicali, dal
rock al pop, dal blues al jazz, dal country addirittura alla musica classica.
Comparandola con la scala maggiore, viene da pensare che la pentatonica ha un
carattere più melodico già di per se stessa, in quanto mostra
al suo interno degli intervalli larghi tra alcune note. Inoltre, nella sua forma
minore, è da sempre stata associata all'improvvisazione nel blues, genitore
dichiarato di tutti i generi moderni da cui hanno tratto lezione.
Scala Pentatonica Maggiore

Scala Pentatonica Minore

Ludwig
van Beethoven, nato a Bonn nel 1770, come si sa, fu un grande compositore del
Neoclassicismo e, con la sua musica, si può considerare il padre della
musica romantica. Scrisse nove sinfonie. La 5ª e la 6ª vennero presentate
in un unico concerto il 22 dicembre 1808 a Vienna. Il successo, sopratutto per
la 5ª, fu totale. Essa segue la struttura della forma sonata. I due temi
principali si contrappongono per il loro carattere: il primo interrogatorio,
l'altro più tranquillo.
I due temi del primo movimento insistono spesso nelle zone estreme delle frequenze
sonore. Beethoven affronta il problema dell'arte con una decisione estrema e
con un impeto mentale che denuncia ed attesta l'eroismo e la genialità
della condizione umana. Masse di sensazioni uditive che traggono carattere dal
fascio di suoni, suoni inclinati, obliqui, ricurvi faticosamente in un turbine
di sentimento che piega vittoriosamente il Fato. Musica vulcanica che opera
ascensioni vertiginose e cadute fragorose di elementi sonori che non danno refrigerio
o respiro. Musica folgorante, terrorizzata a volte nelle pause che appaiono
come abissi di silenzio.
I Concerti a 5 di Antonio Vivaldi, composizioni un poco "anomale"
nel vastissimo panorama della produzione del musicista veneziano, sono tra le
opere in cui maggiormente spiccano la spontanea freschezza e l'opulenta gioiosità
del barocco musicale italiano. Alternativamente solisti o "ripienisti",
i 5 strumenti si compiacciono in arabeschi raffinatissimi, con andamento virtuosistico
e brillante nei tempi allegri, e una tenera e dolce cantabilità (spesso
affidata alla voce del flauto) nei tempi adagio.
A Cerveteri, nel grande complesso archeologico di tombe etrusche, troviamo la
tomba delle 5 sedie. La tomba si trovava inclusa in un cumulo. Nonostante risulti
oggi danneggiata è ricostruibile in base ai disegni che vennero eseguiti
al momento della scoperta, avvenuta nel secolo scorso. Malgrado le sue modeste
dimensioni è unica per la disposizione degli ambienti, infatti le due
camere laterali sono messe in comunicazione con quella centrale mediante due
piccolissimi ambienti, probabilmente per l'importanza che le due stanze avevano
per il cerimoniale. Infatti nella camera di sinistra si trovano alcuni arredi
scolpiti nel tufo identificabili un tempo in due troni con spalliera ricurva,
ormai scomparsi, oltre a una serie di 5 sedili quadrangolari, con bassa spalliera
cruciforme e poggiapiedi. Su di essi si trovano tre statuette di terracotta,
che però dovevano essere 5 in origine, raffiguranti gli antenati, ora
visibili nei Musei Capitolini e al British Museum di Londra.
Dal
405 a.C. fino alla conquista romana, la storia della Sicilia e' dominata da
5 tiranni, che si succedono a Siracusa come veri sovrani.
Dionisio I (405-367 a.C.)
Dionisio fu un personaggio di capacità eccezionali, riconquistò
le città siciliane, sottraendole al dominio dei Cartaginesi. Successivamente
si rivolse contro Reggio, assoggettò gran parte della Calabria e si spinse
lungo la costa adriatica, dove fondò Lissa, Faros (Lesina), Corcira Melaina
(Curzola), Tragurion (Trani), Ancona, Numana e Adria alla foce del Po. Poi si
rivolse alla costa del Tirreno e conquistò Pirgi in Etruria, gran parte
della Corsica e l'isola d'Elba. Il concetto dello stato manifestato da Dionisio
I è differente da quello greco, infatti creò uno stato unitario
federativo diviso in furarchie (province) precorrendo la via che seguiranno
la Macedonia di Alessandro Magno e poi Roma stessa.
Dionisio II (367-344 a.C.)
Successe al padre senza opposizioni, ma si rivelò di tempra assai inferiore.
Preferì risiedere a Locri (Calabria) e lasciò di fatto il potere
nelle mani di altri. Siracusa conobbe un periodo di confusione e di disordine
per le lotte tra aristocratici e popolo che reclamava la ridistribuzione della
terra. In questi frangenti, sotto il pericolo di un intervento di Cartagine,
Siracusa chiese aiuto alla città-madre, Corinto, che mandò un
esercito con a capo Timoleonte.
Timoleonte (344-337 a.C.)
In soli sei anni fu padrone della Sicilia, nonostante disponesse di poche risorse
militari ed economiche. Dionisio II fu mandato in esilio a Corinto, mentre i
Cartaginesi furono sbaragliati. Timoleonte attuò un programma di riforme
per il rilancio economico della Sicilia, i cui positivi risultati sono testimoniati
dagli scavi archeologici che documentano uno straordinario sviluppo urbano e
monumentale ad Akragas (Agrigento) e a Gela.
Agatocle (317-289 a.C.)
Salì al potere con l'aiuto delle classi popolari cui aveva promesso riforme
sociali e distribuzioni di terre. Egli rivolse le sue mire espansionistiche
verso Corcira (Corfu') e verso Crotone in Calabria. Si alleò con Pirro,
re dell'Epiro, cui diede in sposa una figlia, mentre egli stesso sposò
una figlia di Tolomeo, re d'Egitto. Il suo potere mancava, però, di solide
basi e quando egli fu assassinato nel 289 a.C., seguì un periodo di conflitti
e d'anarchia. Dopo la scomparsa di Agatocle la Sicilia, ancora minacciata dai
Cartaginesi, chiese aiuto a Pirro che, dopo aver battuto i Cartaginesi, se ne
ritornò in Epiro e la Sicilia continuò ad essere minacciata, oltre
che dai Cartaginesi, dalla nascente potenza di Roma.
Ierone
II (269-215 a.C.)
Salito al potere con il titolo di re, egli non concepì disegni espansionistici,
conscio del fatto che, se i suoi predecessori avevano potuto fronteggiare Cartagine,
nessun sovrano siciliano avrebbe potuto fronteggiare Cartagine e Roma. Nel 263
a.C. Timoleonte abbandonò l'alleanza con i Cartaginesi e, alleandosi
con Roma, favorì l'inizio della prima guerra punica (264 a.C.).
Nel 241 a.C. la Sicilia divenne provincia romana; solo Siracusa conservò
l'indipendenza con un piccolo territorio. Fece costruire un grandioso tempio
che prese il nome di "Ara di Ierone". Ierone mantenne l'amicizia con
i Romani; la sua splendida corte vide la presenza del matematico Archimede e
del poeta Teocrito. Nel 218 a.C. scoppiò la seconda guerra punica. Siracusa,
alla morte di Ierone, vide prevalere la fazione anti-romana ed entrò
nella sfera d'influenza di Cartagine. Il console romano Marcello l'assediò
e fu il genio di Archimede a farla resistere a lungo (utilizzando specchi ustori
e catapulte), ma, dopo tre anni di assedio, Siracusa capitolò nel 212
a.C.

Una delle vie romane più celebri è la Via Appia, che univa Roma
a Capua. Il V miglio è certamente il punto più interessante. Qui
vengono ricordate le Fossae Cluiliae; noi non sappiamo bene cosa fossero, certi
archeologi dicono delle fortificazioni oppure delle opere di bonifica dell'Ager
Romanus, comunque era una fossa che andava trasversalmente alla via Appia da
qui fino alla Via Latina, e quindi sbarravano la pianura in questa zona. Il
luogo era probabilmente connesso all'antico confine tra il territorio di Roma
e quello di Alba Longa, la città "madre", dalla quale Roma
era nata attraverso Romolo e Remo. Al tempo di Tullo Ostilio (il terzo Re di
Roma), Roma entra in conflitto con Albalonga e i due eserciti si affrontano
proprio qui, sulle Fossae Cluiliae (così la leggenda antica viene tramandata)
che segnano il confine tra i due Stati. Eppure il fatto che i Romani e gli Albani,
due nazioni dello stesso sangue, si affrontassero e si massacrassero dovette
sembrare empio, e per questo motivo il Re di Roma e il Dittatore di Albalonga
decisero di allestire un duello fra tre Romani e tre
Albani:
i famosi fratelli Orazi e Curiazi. Si racconta che, schierati gli eserciti ai
due lati di un campo, i sei si affrontano e, subito, due Orazi caddero uccisi
mentre i tre Curiazi furono feriti.
Il romano superstite, sebbene nel pieno del suo vigore, non avrebbe potuto affrontare
i tre avversari contemporaneamente. Allora, con uno stratagemma, finse di fuggire
verso Roma inseguito dai tre Curiazi che, feriti in modo diverso, si distanziarono
tra loro.
In questo modo l'unico Orazio affrontò i tre avversari uno ad uno con
successo. La leggenda era ancora ricordata in età imperiale, e si indicavano
le tombe degli Orazi e dei Curiazi proprio in questo posto, dove ancora si vedono
alcuni tumuli circolari a forma di cono. Nello stesso punto esiste un grande
recinto, di forma quadrata, che gli eruditi dei secoli scorsi indicavano come
il campo dello scontro tra Orazi e Curiazi. In realtà si tratta di un
grande ustrino, cioè un grande recinto dove si bruciavano i cadaveri
per incinerirli. E' comunque un dato di fatto che la via Appia, in questo punto,
fa una deviazione senza alcun motivo, forse per rispettare un luogo "sacro",
un sacello, un tempio, un altare, antico e primitivo, che ricordava un antico
confine dello Stato romano. Oggi riconosciamo lungo le grandi strade consolari
che escono da Roma, tra il V e il VII miglio, un santuario che segnava il confine
dello Stato romano al tempo dei Re.
La Massoneria era una società segreta (detta anche framassoneria) le
cui origini pare risalgano alle corporazioni medievali inglesi e tedesche di
liberi muratori. La
massoneria moderna, ispirata agli ideali illuministici di tolleranza religiosa,
libertà di pensiero ed eguaglianza sociale, fu fondata a Londra nel 1717
e si diffuse rapidamente in Europa e in America. Fu introdo tta in Italia da
Napoleone ed ebbe notevole influenza nella vita politica italiana (dovendo però
superare l'ostacolo della scomunica della Chiesa cattolica) ed europea del XIX
sec. Il suo simbolo era una stella a 5 punte con una G all'interno, iniziale
di Geometra (Dio), Generazione, Genio umano. La stella era considerata una rappresentazione
dell'uomo, se si considerano i quattro arti e la testa, che costituiscono i
5 vertici del corpo umano.
Nel risorgimento italiano, un evento significativo sono le 5 giornate di Milano
(18-22 marzo1848) durante le quali il popolo di Milano si oppone alla dominazione
degli Austriaci. "Qui si ha da fare con un popolo che ci detesta e ritiene
giunto il momento di poter prendere posto nel consesso delle grandi nazioni"
scrive nel 1848 l'ottantunenne feldmaresciallo Radetzky. Un
inarrestabile
vento di Libertà soffia in tutta l'Europa e solleva anche l'Italia. L'operosa
Milano gode di un'economia in espansione, ma il popolo soffre: la carestia del
'47 lo ha prostrato. Tasse e balzelli lo schiavizzano. La cieca e bieca persecuzione
poliziesca lo umilia. Fra i milanesi serpeggia l'insofferenza, il desiderio
di ribellione, la voglia di provocazione. Durante le 5 giornate i valori tradizionali
vengono quasi annullati. Le donne sparano vestite da uomo, i ricchi aprono le
loro case per rifocillare chi ne ha bisogno. "Il carattere di questo popolo
sembra cambiato come per il tocco di una bacchetta magica" dirà
Radetzky all'indomani della presa di Porta Tosa. Si tratta di uno slancio che
nasce spontaneo e incontrollabile. Intellettuali, ciascuno con i propri diversi
ideali, aristocratici, clero, borghesia e popolo si mischiano in una miscela
eterogenea capace di generare incredibili energie. L'Impero Austriaco si prepara
ad affrontare l'insurrezione con un esercito fornitissimo.
La sera del 18 marzo i milanesi sono in possesso di circa 300/400 fucili, ma
nei giorni seguenti centinaia di armi abbandonate dal nemico in fuga o sottratte
in rapide sortite contro gruppi di soldati vanno ad equipaggiare un imprecisato
ma imprevedibilmente dinamico apparato offensivo.
Il
famoso D-Day, giorno dello sbarco degli Alleati in Normandia, mossa decisiva
per le sorti della II Guerra Mondiale, si svolse su 5 spiagge. Erano le prime
ore del 6 giugno 1944, quando iniziò l'offensiva. Nel piano degli Alleati,
la costa normanna compresa dalle foci dei fiumi Douve e Orne, venne divisa in
settori, Utah e Omaha, zone di attacco americane, Gold e Sword, zone di attacco
britanniche e Juno, zona di attacco canadese. Se si confrontano gli obiettivi
fissati per il D-Day dagli alleati con quelli effettivamente raggiunti, appare
chiaramente la differenza tra di essi, dovuta soprattutto alla drammatica lentezza
della penetrazione americana a Omaha e al blocco degli inglesi davanti a Caen.
In ogni caso, alla mezzanotte del D-Day le truppe alleate erano solidamente
attestate sul suolo francese e avevano creato una testa di ponte sufficientemente
ampia: già questo costituiva un innegabile successo, anche se la futura
campagna di Normandia avrebbe riservato molte difficoltà.
Ancora oggi le spiagge normanne conservanno questi nomi, in ricordo della grande
impresa.I mezzi usati dall'esercito americano durante la II Guerra Mondiale
erano contrassegnati, come simbolo distintivo, con stella bianca a 5 punte talvolta
inscritta in un cerchio.

Nell'alfabeto italiano, mancano 5 lettere, presenti invece in altri alfabeti europei: J, K, W, X, Y. Si usano solo in parole straniere (whisky) o in sigle (km=chilometri, J=Joule ). La loro assenza è motivata dal fatto che sono inutili nella lingua italiana. La J era ancora usata fino al secolo XIX e alcuni letterati la usavano anche nel '900. rappresentava la I semiconsonantica. La K e la W non sono mai state presenti in italiano, poiché sono sostituibili l'una da c o da ch, l'altra da u o da v. La X non esiste neanche come suono, fatta eccezione per alcune parole di origine straniera come taxi, che possono essere scritte anche con doppia s :tassì. Infine la Y, antica vocale greca con suono ü, inesistente in italiano, si pronuncia in molte lingue come i; sostituibile quindi con tale lettera.
La lingua latina distingue 5 declinazioni per i sostantivi:
· 1ª declinazione: nomi in vocale a rosa, ae
· 2ª declinazione: nomi in vocale o lupus, i
· 3ª declinazione: nomi in vocale i ed in consonante collis, is/
laus, laudis
· 4ª declinazione: nomi in vocale u fructus, us
· 5ª declinazione: nomi in vocale e dies, ei