Il 5 in letteratura


Parlando di letteratura cinese antica, non si può tralasciare l'opera di Confucio, filosofo, una delle figure più significative della storia cinese, fondatore del confucianesimo, non solo per quello che egli stesso ci ha lasciato nel campo letterario ma soprattutto per la sua attività di raccoglitore di composizioni antiche in prosa e in poesia che egli riteneva fosse necessario conoscere per acquistare le virtù.
Nei Wujing "5 libri" si ritiene che Confucio abbia raccolto i testi già esistenti, filtrando ed escludendo quelle composizioni che non si accordavano con la sua dottrina. I "5 libri" raccolgono così quanto di più antico ci è rimasto della letteratura cinese. Essi sono:
1. Shijing "Libro della poesia": è la più antica antologia poetica cinese (305 inni di corte, canzoni popolari, elogi di eroi, inni rituali);
2. Shujing "Libro dei documenti": costituisce una tra le più antiche fonti del patrimonio storiografico della Cina (cronache, aneddoti, verbali...);
3. Yijing "Libro delle mutazioni": un manuale di divinazione, noto da noi come "I King";
4. Lijing "Libro dei riti": una raccolta di regole di comportamento per ogni livello e stato sociale;
5. Chunqiu "Primavera e Autunno": di carattere storico; è la cronaca del Principato di Lu, patria di Confucio.


Tutti, grandi e piccoli, ricorderanno i famosi 5 denari d'oro che Pinocchio, personaggio dell'omonimo racconto di Carlo Collodi, ricevette in dono da Mangiafuoco, per aiutare il povero Geppetto. Come poi si sa, i denari finiranno in mano al Gatto e alla Volpe.
"Il giorno di poi Mangiafoco chiamò in disparte Pinocchio e gli domandò:
- Come si chiama tuo padre?
- Geppetto.
- E che mestiere fa?
- Il povero.
- Guadagna molto?
- Guadagna tanto, quanto ci vuole per non aver mai un centesimo in tasca. Si figuri che per comprarmi l'Abbecedario della scuola dové vendere l'unica casacca che aveva addosso: una casacca che, fra toppe e rimendi, era tutta una piaga.
- Povero diavolo! Mi fa quasi compassione. Ecco qui cinque monete d'oro. Vai subito a portargliele e salutalo tanto da parte mia.
Pinocchio, com'è facile immaginarselo, ringraziò mille volte il burattinaio, abbracciò, a uno a uno, tutti i burattini della Compagnia, anche i gendarmi: e fuori di sé dalla contentezza, si mise in viaggio per tornarsene a casa sua. Ma non aveva fatto ancora mezzo chilometro, che incontrò per la strada una Volpe zoppa da un piede e un Gatto cieco da tutt'e due gli occhi, che se ne andavano là là, aiutandosi fra di loro, da buoni compagni di sventura. La Volpe che era zoppa, camminava appoggiandosi al Gatto: e il Gatto, che era cieco, si lasciava guidare dalla Volpe."

Il 5 rievoca anche una poesia intitolata "Il 5 maggio" di Alessandro Manzoni, in cui si celebra la morte di Napoleone Bonaparte, morto in esilio a Sant'Elena il 5 maggio 1821.
In questo bellissimo carme si ricordano le grandi imprese di Napoleone, che tanto vinse e trionfò, quanto perse.

[. . .]
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
[. . .]


Il 5 in musica


La musica è legata al 5 in modo particolare: viene scritta infatti su 5 righe, ovvero sul pentagramma.

Le immagini qui sotto indicano lo sviluppo del pentagramma in quattro fasi:
1) Musica Enchiriadis, IX secolo, Francia e Germania
Non si usano le linee, ma solo gli spazi per rappresentare gli intervalli. (T=tono; S=semitono)

 

2) X secolo, Italia e Inghilterra
le altezze relative sono indicate dalla distanza della linea.


3) XII secolo, Italia, Francia, Spagna e Inghilterra
La chiave fissa l'altezza assoluta (qui la chiave di do indica la nota do). Le linee e gli spazi sono usati per rappresentare gli intervalli.

4) Inizio del XIII secolo, Francia
Pentagramma (5 linee) con chiave e armatura di chiave.



E per un'altra volta, ci inoltriamo nella cultura orientale della Cina. I Cinesi usano infatti una scala pentatonica, cioè formata di 5 note. Il sistema musicale cinese è stato spiegato in diversi trattati, taluni molto antichi. Alcuni di essi come il Lülü Xinshuo (Nuovo trattato dei Lü, sec. XII) oppure il Lülü Qingyi (Il trattato dei Lü, sec. XVI), descrivono la determinazione del suono fondamentale da cui deriverebbero tutti gli altri. Il suono fondamentale è prodotto da una specie di flauto, ricavato da una canna di bambù lunga circa nove pollici; l'altezza del suono secondo alcuni studiosi si avvicinerebbe al mi3, secondo altri al fa3. Da esso hanno origine, per progressione delle quinte, gli altri suoni (lü) che sono complessivamente 12, con nomi anch'essi evocanti per lo più un parallelismo con il mondo naturale. Dalla scala dei lü ha origine la scala pentatonica, base del sistema musicale cinese. Verso il 1000 a.C. entrò in uso anche una scala eptatonica, che si formò aggiungendo due note alla gamma pentatonica. Ma la scala pentatonica fu sempre in Cina la più importante e la più usata (soprattutto per le musiche popolari), tanto da essere definita "cinese" per antonomasia. Questa è probabilmente la scala più usata in assoluto, in quanto ben si adatta ai più disparati generi musicali, dal rock al pop, dal blues al jazz, dal country addirittura alla musica classica. Comparandola con la scala maggiore, viene da pensare che la pentatonica ha un carattere più melodico già di per se stessa, in quanto mostra al suo interno degli intervalli larghi tra alcune note. Inoltre, nella sua forma minore, è da sempre stata associata all'improvvisazione nel blues, genitore dichiarato di tutti i generi moderni da cui hanno tratto lezione.
Scala Pentatonica Maggiore

Scala Pentatonica Minore

Ludwig van Beethoven, nato a Bonn nel 1770, come si sa, fu un grande compositore del Neoclassicismo e, con la sua musica, si può considerare il padre della musica romantica. Scrisse nove sinfonie. La 5ª e la 6ª vennero presentate in un unico concerto il 22 dicembre 1808 a Vienna. Il successo, sopratutto per la 5ª, fu totale. Essa segue la struttura della forma sonata. I due temi principali si contrappongono per il loro carattere: il primo interrogatorio, l'altro più tranquillo.
I due temi del primo movimento insistono spesso nelle zone estreme delle frequenze sonore. Beethoven affronta il problema dell'arte con una decisione estrema e con un impeto mentale che denuncia ed attesta l'eroismo e la genialità della condizione umana. Masse di sensazioni uditive che traggono carattere dal fascio di suoni, suoni inclinati, obliqui, ricurvi faticosamente in un turbine di sentimento che piega vittoriosamente il Fato. Musica vulcanica che opera ascensioni vertiginose e cadute fragorose di elementi sonori che non danno refrigerio o respiro. Musica folgorante, terrorizzata a volte nelle pause che appaiono come abissi di silenzio.
I Concerti a 5 di Antonio Vivaldi, composizioni un poco "anomale" nel vastissimo panorama della produzione del musicista veneziano, sono tra le opere in cui maggiormente spiccano la spontanea freschezza e l'opulenta gioiosità del barocco musicale italiano. Alternativamente solisti o "ripienisti", i 5 strumenti si compiacciono in arabeschi raffinatissimi, con andamento virtuosistico e brillante nei tempi allegri, e una tenera e dolce cantabilità (spesso affidata alla voce del flauto) nei tempi adagio.

Il 5 in storia


A Cerveteri, nel grande complesso archeologico di tombe etrusche, troviamo la tomba delle 5 sedie. La tomba si trovava inclusa in un cumulo. Nonostante risulti oggi danneggiata è ricostruibile in base ai disegni che vennero eseguiti al momento della scoperta, avvenuta nel secolo scorso. Malgrado le sue modeste dimensioni è unica per la disposizione degli ambienti, infatti le due camere laterali sono messe in comunicazione con quella centrale mediante due piccolissimi ambienti, probabilmente per l'importanza che le due stanze avevano per il cerimoniale. Infatti nella camera di sinistra si trovano alcuni arredi scolpiti nel tufo identificabili un tempo in due troni con spalliera ricurva, ormai scomparsi, oltre a una serie di 5 sedili quadrangolari, con bassa spalliera cruciforme e poggiapiedi. Su di essi si trovano tre statuette di terracotta, che però dovevano essere 5 in origine, raffiguranti gli antenati, ora visibili nei Musei Capitolini e al British Museum di Londra.

Dal 405 a.C. fino alla conquista romana, la storia della Sicilia e' dominata da 5 tiranni, che si succedono a Siracusa come veri sovrani.
Dionisio I (405-367 a.C.)
Dionisio fu un personaggio di capacità eccezionali, riconquistò le città siciliane, sottraendole al dominio dei Cartaginesi. Successivamente si rivolse contro Reggio, assoggettò gran parte della Calabria e si spinse lungo la costa adriatica, dove fondò Lissa, Faros (Lesina), Corcira Melaina (Curzola), Tragurion (Trani), Ancona, Numana e Adria alla foce del Po. Poi si rivolse alla costa del Tirreno e conquistò Pirgi in Etruria, gran parte della Corsica e l'isola d'Elba. Il concetto dello stato manifestato da Dionisio I è differente da quello greco, infatti creò uno stato unitario federativo diviso in furarchie (province) precorrendo la via che seguiranno la Macedonia di Alessandro Magno e poi Roma stessa.

Dionisio II (367-344 a.C.)
Successe al padre senza opposizioni, ma si rivelò di tempra assai inferiore. Preferì risiedere a Locri (Calabria) e lasciò di fatto il potere nelle mani di altri. Siracusa conobbe un periodo di confusione e di disordine per le lotte tra aristocratici e popolo che reclamava la ridistribuzione della terra. In questi frangenti, sotto il pericolo di un intervento di Cartagine, Siracusa chiese aiuto alla città-madre, Corinto, che mandò un esercito con a capo Timoleonte.

Timoleonte (344-337 a.C.)
In soli sei anni fu padrone della Sicilia, nonostante disponesse di poche risorse militari ed economiche. Dionisio II fu mandato in esilio a Corinto, mentre i Cartaginesi furono sbaragliati. Timoleonte attuò un programma di riforme per il rilancio economico della Sicilia, i cui positivi risultati sono testimoniati dagli scavi archeologici che documentano uno straordinario sviluppo urbano e monumentale ad Akragas (Agrigento) e a Gela.
Agatocle (317-289 a.C.)
Salì al potere con l'aiuto delle classi popolari cui aveva promesso riforme sociali e distribuzioni di terre. Egli rivolse le sue mire espansionistiche verso Corcira (Corfu') e verso Crotone in Calabria. Si alleò con Pirro, re dell'Epiro, cui diede in sposa una figlia, mentre egli stesso sposò una figlia di Tolomeo, re d'Egitto. Il suo potere mancava, però, di solide basi e quando egli fu assassinato nel 289 a.C., seguì un periodo di conflitti e d'anarchia. Dopo la scomparsa di Agatocle la Sicilia, ancora minacciata dai Cartaginesi, chiese aiuto a Pirro che, dopo aver battuto i Cartaginesi, se ne ritornò in Epiro e la Sicilia continuò ad essere minacciata, oltre che dai Cartaginesi, dalla nascente potenza di Roma.

Ierone II (269-215 a.C.)
Salito al potere con il titolo di re, egli non concepì disegni espansionistici, conscio del fatto che, se i suoi predecessori avevano potuto fronteggiare Cartagine, nessun sovrano siciliano avrebbe potuto fronteggiare Cartagine e Roma. Nel 263 a.C. Timoleonte abbandonò l'alleanza con i Cartaginesi e, alleandosi con Roma, favorì l'inizio della prima guerra punica (264 a.C.).
Nel 241 a.C. la Sicilia divenne provincia romana; solo Siracusa conservò l'indipendenza con un piccolo territorio. Fece costruire un grandioso tempio che prese il nome di "Ara di Ierone". Ierone mantenne l'amicizia con i Romani; la sua splendida corte vide la presenza del matematico Archimede e del poeta Teocrito. Nel 218 a.C. scoppiò la seconda guerra punica. Siracusa, alla morte di Ierone, vide prevalere la fazione anti-romana ed entrò nella sfera d'influenza di Cartagine. Il console romano Marcello l'assediò e fu il genio di Archimede a farla resistere a lungo (utilizzando specchi ustori e catapulte), ma, dopo tre anni di assedio, Siracusa capitolò nel 212 a.C.

                                            

Una delle vie romane più celebri è la Via Appia, che univa Roma a Capua. Il V miglio è certamente il punto più interessante. Qui vengono ricordate le Fossae Cluiliae; noi non sappiamo bene cosa fossero, certi archeologi dicono delle fortificazioni oppure delle opere di bonifica dell'Ager Romanus, comunque era una fossa che andava trasversalmente alla via Appia da qui fino alla Via Latina, e quindi sbarravano la pianura in questa zona. Il luogo era probabilmente connesso all'antico confine tra il territorio di Roma e quello di Alba Longa, la città "madre", dalla quale Roma era nata attraverso Romolo e Remo. Al tempo di Tullo Ostilio (il terzo Re di Roma), Roma entra in conflitto con Albalonga e i due eserciti si affrontano proprio qui, sulle Fossae Cluiliae (così la leggenda antica viene tramandata) che segnano il confine tra i due Stati. Eppure il fatto che i Romani e gli Albani, due nazioni dello stesso sangue, si affrontassero e si massacrassero dovette sembrare empio, e per questo motivo il Re di Roma e il Dittatore di Albalonga decisero di allestire un duello fra tre Romani e tre Albani: i famosi fratelli Orazi e Curiazi. Si racconta che, schierati gli eserciti ai due lati di un campo, i sei si affrontano e, subito, due Orazi caddero uccisi mentre i tre Curiazi furono feriti.
Il romano superstite, sebbene nel pieno del suo vigore, non avrebbe potuto affrontare i tre avversari contemporaneamente. Allora, con uno stratagemma, finse di fuggire verso Roma inseguito dai tre Curiazi che, feriti in modo diverso, si distanziarono tra loro.
In questo modo l'unico Orazio affrontò i tre avversari uno ad uno con successo. La leggenda era ancora ricordata in età imperiale, e si indicavano le tombe degli Orazi e dei Curiazi proprio in questo posto, dove ancora si vedono alcuni tumuli circolari a forma di cono. Nello stesso punto esiste un grande recinto, di forma quadrata, che gli eruditi dei secoli scorsi indicavano come il campo dello scontro tra Orazi e Curiazi. In realtà si tratta di un grande ustrino, cioè un grande recinto dove si bruciavano i cadaveri per incinerirli. E' comunque un dato di fatto che la via Appia, in questo punto, fa una deviazione senza alcun motivo, forse per rispettare un luogo "sacro", un sacello, un tempio, un altare, antico e primitivo, che ricordava un antico confine dello Stato romano. Oggi riconosciamo lungo le grandi strade consolari che escono da Roma, tra il V e il VII miglio, un santuario che segnava il confine dello Stato romano al tempo dei Re.

La Massoneria era una società segreta (detta anche framassoneria) le cui origini pare risalgano alle corporazioni medievali inglesi e tedesche di liberi muratori. La massoneria moderna, ispirata agli ideali illuministici di tolleranza religiosa, libertà di pensiero ed eguaglianza sociale, fu fondata a Londra nel 1717 e si diffuse rapidamente in Europa e in America. Fu introdo tta in Italia da Napoleone ed ebbe notevole influenza nella vita politica italiana (dovendo però superare l'ostacolo della scomunica della Chiesa cattolica) ed europea del XIX sec. Il suo simbolo era una stella a 5 punte con una G all'interno, iniziale di Geometra (Dio), Generazione, Genio umano. La stella era considerata una rappresentazione dell'uomo, se si considerano i quattro arti e la testa, che costituiscono i 5 vertici del corpo umano.

Nel risorgimento italiano, un evento significativo sono le 5 giornate di Milano (18-22 marzo1848) durante le quali il popolo di Milano si oppone alla dominazione degli Austriaci. "Qui si ha da fare con un popolo che ci detesta e ritiene giunto il momento di poter prendere posto nel consesso delle grandi nazioni" scrive nel 1848 l'ottantunenne feldmaresciallo Radetzky. Un inarrestabile vento di Libertà soffia in tutta l'Europa e solleva anche l'Italia. L'operosa Milano gode di un'economia in espansione, ma il popolo soffre: la carestia del '47 lo ha prostrato. Tasse e balzelli lo schiavizzano. La cieca e bieca persecuzione poliziesca lo umilia. Fra i milanesi serpeggia l'insofferenza, il desiderio di ribellione, la voglia di provocazione. Durante le 5 giornate i valori tradizionali vengono quasi annullati. Le donne sparano vestite da uomo, i ricchi aprono le loro case per rifocillare chi ne ha bisogno. "Il carattere di questo popolo sembra cambiato come per il tocco di una bacchetta magica" dirà Radetzky all'indomani della presa di Porta Tosa. Si tratta di uno slancio che nasce spontaneo e incontrollabile. Intellettuali, ciascuno con i propri diversi ideali, aristocratici, clero, borghesia e popolo si mischiano in una miscela eterogenea capace di generare incredibili energie. L'Impero Austriaco si prepara ad affrontare l'insurrezione con un esercito fornitissimo.
La sera del 18 marzo i milanesi sono in possesso di circa 300/400 fucili, ma nei giorni seguenti centinaia di armi abbandonate dal nemico in fuga o sottratte in rapide sortite contro gruppi di soldati vanno ad equipaggiare un imprecisato ma imprevedibilmente dinamico apparato offensivo.

Il famoso D-Day, giorno dello sbarco degli Alleati in Normandia, mossa decisiva per le sorti della II Guerra Mondiale, si svolse su 5 spiagge. Erano le prime ore del 6 giugno 1944, quando iniziò l'offensiva. Nel piano degli Alleati, la costa normanna compresa dalle foci dei fiumi Douve e Orne, venne divisa in settori, Utah e Omaha, zone di attacco americane, Gold e Sword, zone di attacco britanniche e Juno, zona di attacco canadese. Se si confrontano gli obiettivi fissati per il D-Day dagli alleati con quelli effettivamente raggiunti, appare chiaramente la differenza tra di essi, dovuta soprattutto alla drammatica lentezza della penetrazione americana a Omaha e al blocco degli inglesi davanti a Caen. In ogni caso, alla mezzanotte del D-Day le truppe alleate erano solidamente attestate sul suolo francese e avevano creato una testa di ponte sufficientemente ampia: già questo costituiva un innegabile successo, anche se la futura campagna di Normandia avrebbe riservato molte difficoltà.
Ancora oggi le spiagge normanne conservanno questi nomi, in ricordo della grande impresa.I mezzi usati dall'esercito americano durante la II Guerra Mondiale erano contrassegnati, come simbolo distintivo, con stella bianca a 5 punte talvolta inscritta in un cerchio.

Il 5 in grammatica


Parlando di grammatica, viene facile parlare delle 5 vocali dell'alfabeto latino: A, E, I, O, U.
Esse derivarono dalle rispettive vocali dell'alfabeto greco. È solo con l'avvento delle lingue indo-europee le vocali acquistano importanza, tanto da avere dei propri simboli per essere rappresentate. Infatti, negli alfabeti delle lingue semitiche o nei sistemi di scrittura degli Egizi e dei Mesopotamici, qualora ci fossero grafemi con valore fonetico, erano scritte solo le consonanti, mentre le vocali erano aggiunte nella lettura. In alcune lingue europee attuali, poi, le vocali sono più di 5: c'è in più la Y o la Ø, o nella pronuncia presentano suoni diversi. In italiano, ad esempio, esistono in realtà sette vocali: a, é ó (chiuse), i, è ò (aperte), u.

Nell'alfabeto italiano, mancano 5 lettere, presenti invece in altri alfabeti europei: J, K, W, X, Y. Si usano solo in parole straniere (whisky) o in sigle (km=chilometri, J=Joule…). La loro assenza è motivata dal fatto che sono inutili nella lingua italiana. La J era ancora usata fino al secolo XIX e alcuni letterati la usavano anche nel '900. rappresentava la I semiconsonantica. La K e la W non sono mai state presenti in italiano, poiché sono sostituibili l'una da c o da ch, l'altra da u o da v. La X non esiste neanche come suono, fatta eccezione per alcune parole di origine straniera come taxi, che possono essere scritte anche con doppia s :tassì. Infine la Y, antica vocale greca con suono ü, inesistente in italiano, si pronuncia in molte lingue come i; sostituibile quindi con tale lettera.

La lingua latina distingue 5 declinazioni per i sostantivi:
· 1ª declinazione: nomi in vocale a rosa, ae
· 2ª declinazione: nomi in vocale o lupus, i
· 3ª declinazione: nomi in vocale i ed in consonante collis, is/ laus, laudis
· 4ª declinazione: nomi in vocale u fructus, us
· 5ª declinazione: nomi in vocale e dies, ei

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