La
civiltà greca classica tentò di unificare tutte le arti e le scienze
secondo rapporti armonici inerenti all'universo. Gli architetti e gli artisti
greci facevano grande uso dei rettangoli aurei nelle loro opere. I Greci apprezzavano
il rettangolo aureo per le sue proporzioni perfette e caratteri magici in quanto
riproducibile geometricamente un'infinità di volte (illuminante esempio
di questa proprietà del rapporto aureo è la stella a 5 punte che
ebbe grande successo tra i Pitagorici). Questo principio matematico di bellezza,
riflette appieno la genialità dello spirito greco che caratterizza gran
parte delle opere scultoree del periodo classico. Questi rettangoli aurei erano
usati per disegnare la pianta del pavimento e della facciata dei templi: ad
esempio il Partenone, sull'Acropoli di Atene. Il fine era sempre quello di conferire
agli edifici l'idea di equilibrio e perfezione, di raggiungere l'Armonia universale.
Fidia fu l'artista chiamato da Pericle per costruire il Partenone, eretto con
la sua collaborazione, da Ictino e Callicrate. L'edificio ancora conserva, nonostante
le distruzioni e le spoliazioni, tutto il fascino che gli viene da una struttura
equilibrata e proporzionata, in un miracoloso accordo di misure geometriche
esatte e di un'ispirazione libera da regole fisse, viva, naturale. E' come se
l'architettura si tramutasse in scultura per variare armoniosamente di effetti
con il variare della luce. E ciò appunto è il messaggio e la conquista
dello spirito Greco: armonia del vero e dell'ideale, di ciò che è
momentaneo e di ciò che dura, del senso e dello spirito; le emozioni
e i sentimenti vivono e mantengono il loro valore accanto al valore immortale
della ragione e dell'idea. Il Partenone il più celebre monumento dell'architettura
Ellenica contiene molti rettangoli aurei e le stesse proporzioni auree si riscontrano
nelle statue in esso presenti. Esempio significativo sono le Korai dell'Eritteo.Il
Partenone, oggi per la maggior parte in rovina, era un tempio dedicato alla
dea Atena, protettrice della città, e fu costruito attorno al 440/430
a.C. La pianta del Partenone è un rettangolo con lati aventi rapporto
1:p5, ossia la lunghezza è radice di 5 volte la larghezza.

Nell'architrave della facciata il rettangolo aureo è ripetuto più
volte.

Nell'arco di Trionfo di Costantino a Roma l'altezza dell'arco divide l'altezza totale secondo la sezione aurea, mentre i due archi più piccoli giocano lo stesso ruolo nella distanza tra la base e il listello inferiore. La sezione aurea si riscontra non solo nell'architettura romana, ma anche in quella gotica; anche nel Rinascimento ritroviamo proporzioni auree nell'altezza (nella Certosa di Pavia per esempio). Esempi di questo genere non sono per altro limitati all'Europa; compaiono soluzioni uguali anche nell'architettura del Medio Oriente, confermandoci che fatti culturali così distanti nello spazio e nel tempo si sono potuti verificare per l'esistenza di un principio naturale comune.

Altri famosi monumenti furono in seguito progettati seguendo le proporzioni del rettangolo aureo. Basti pensare alla cattedrale di Notre Dame a Parigi e al palazzo di vetro dell'ONU a New York.

Il disegno del portale di Castel del Monte, esempio di architettura gotica in Puglia, scaturisce dal pentagono stellato e dalla sua scomposizione secondo il numero d'oro, 1.618, le sue potenze e le sue radici.

Nella
pittura e nel disegno la sezione aurea presenta un notevole rilievo nella distribuzione
degli elementi piani, senza che, chi vi fa ricorso, ne sia sempre cosciente.
Nella rappresentazione di un panorama si ottiene un risultato migliore quando
l'orizzonte suddivide l'altezza totale del quadro secondo la sezione aurea,
come si vede nell'acquerello di Albrecht Dùrer "Camposanto di S.Jons
presso Neurenberg".
In realtà è dimostrato che la percezione umana mostra una naturale
preferenza e predisposizione verso le proporzioni in accordo con la sezione
aurea; gli artisti tenderebbero dunque, quasi inconsciamente, a disporrre gli
elementi di una composizione in base a tali rapporti. Gli artisti e i matematici
del Rinascimento tra cui Leonardo da Vinci, Piero della Francesca, Bernardino
Luini e Sandro Botticelli rimasero molto affascinati dalla sezione aurea. Allora
essa era conosciuta come divina proportione e veniva considerata quasi la chiave
mistica dell'armonia nelle arti e nelle scienze. De divina proportione è
anche il titolo del trattato redatto dal matematico rinascimentale Luca Pacioli
e illustrato da sessanta disegni di Leonardo da Vinci (1452-1519).
In particolare Leonardo incorporò il rapporto aureo in tre dei suoi capolavori:
La Gioconda, L'ultima cena e L'Uomo di Vitruvio.
Nella Gioconda il rapporto aureo è stato individuato:
· nella disposizione del quadro
· nelle dimensioni del viso
· nell'area che va dal collo a sopra le mani in quella che va dalla scollatura
dell'abito fino a sotto le mani

Ne L'Ultima cena, Gesù, il solo personaggio veramente divino, è dipinto con le proporzioni divine, ed è racchiuso in un rettangolo aureo.

Ne L'Uomo, Leonardo studia le proporzioni della sezione aurea secondo i dettami
del De architectura di Vitruvio che obbediscono ai rapporti del numero aureo.
Leonardo stabilì che le proporzioni umane sono perfette quando l'ombelico
divide l'uomo in modo aureo.
Vitruvio nel De Architectura scrive: "Il centro del corpo umano è
inoltre per natura l'ombelico; infatti, se si sdraia un uomo sul dorso, mani
e piedi allargati, e si punta un compasso sul suo ombelico, si toccherà
tangenzialmente, descrivendo un cerchio, l'estremità delle dita delle
sue mani e dei suoi piedi".

La sezione aurea affascinò anche Botticelli (1445-1510) che la rappresentò
ne La Venere.
Infatti misurando l'altezza da terra dell'ombelico e l'altezza complessiva il
loro rapporto risulterà 0.618, così anche il rapporto tra la distanza
tra il collo del femore e il ginocchio e la lunghezza dell'intera gamba o anche
il rapporto tra il gomito e la punta del dito medio e la lunghezza del braccio.

Lasciamo quindi le magiche proporzioni auree e vediamo ora un quadro che ha
il 5 come protagonista. Si tratta di un celebre quadro del pittore statunitense
Charles Demuth del XX secolo.
Quest'opera, intitolata "Figure Five in Gold"( 1928) è inspirata
da una poesia di William Carlos Williams, un amico di Demuth ed è un
esempio di ritratto astratto, che consiste nel accumulare una serie di immagini
associabili alla persona ritratta, in questo caso dell'amico Williams, di cui
compare il nome Bill Carlos nello stesso quadro. Nella poesia, l'autore dice
di aver visto passare un camion dei pompieri rosso fuoco con un 5 in oro disegnato
sopra. Il quadro a destra appartiene invece a Robert Indiana, si intitola "The
Figure Five" ed è stato inspirato dal dipinto di Demuth.
The
Great Figure
-- William Carlos Williams
Infine, esiste un quadro di Vincent Van Gogh, uno della famosa serie di nature morte con girasoli, che si intitola "Natura morta: vaso con 5 girasoli". Purtroppo quest'opera andò distrutta in un incendio durante la Seconda Guerra Mondiale.
