AREA FORENSE DI AQUILEIA
 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Liceo Classico Statale

“C. Cavour” – Torino

Classe V D

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        Area forense di Aquileia

 

 

 

 

 

Docente: Fulvio Segnan        

 

 

 

Relatrici: Daniela Longo

                 Ilaria Poma

                                                                   Chiara Strippoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GLI SCAVI

 

 

Cartina topografica di Aquileia

 

 

 

Durante il Medioevo il piazzale del Foro è stato soggetto ad impaludamento, forse a causa delle acque della Roggia del Molino di Aquileia, che cingeva la città murata patriarcale. Contemporaneamente i vari manufatti lapidei hanno subito un’opera di riciclaggio costante; ciò ha comportato la perdita quasi totale dei colonnati, del lastricato e dei vari edifici pubblici che davano sul piazzale.

Questo monumento, risalente al II secolo d. C., ricco di numerosi restauri dell’età imperiale, ha presentato grandi difficoltà circa il suo ritrovamento; in molti si sono dedicati alla sua localizzazione, ottenendo, però, scarsi risultati: alcuni, infatti, hanno effettuato calcoli errati, altri hanno cercato nel luogo sbagliato.

Solo Giovanni Brusin, nel 1934, in seguito a ritrovamenti occasionali effettuati durante i lavori di approfondimento di un fosso di scolo, fu indotto a intraprendere lo scavo con successo.

Per primi furono riportati alla luce il portico di levante e parte della platea del Foro; fu anche compiuta l’anastilosi (ricostruzione) delle colonne.

In seguito subentrarono dei problemi che rallentarono notevolmente il procedere degli scavi; non era infatti possibile spingersi oltre se prima non si fosse preso possesso delle case circostanti che impedivano il procedimento dei lavori. La prima, grazie all’intervento di persone interessate allo scavo, fu ceduta nel 1965, per le altre si dovette attendere sino al 1979; solo dopo questa data si potè continuare.

Quanto fino a quel momento messo in luce consisteva nel portico di levante, di una lunghezza di circa 75 m, nella metà circa del portico meridionale e in una stretta fascia di lastricato della piazza.

Tra i ritrovamenti compaiono anche delle lastre decorate da festoni retti da amorini o aquile e dei plinti con grandi teste di Medusa o con testa di Giove Ammone, molte delle quali corredate anche d’iscrizioni, purtroppo frammentarie.

In conseguenza dei numerosi studi effettuati in quel periodo, il Brusin definì le dimensioni di questa piazza nel modo seguente: 115 metri di lunghezza per 57 metri di larghezza.

Poiché gli scavi ancora oggi non sono terminati, non è possibile verificare l’esattezza dei calcoli di Brusin.

Si è tentato, inoltre, basandosi sui ritrovamenti, di immaginare come poteva presentarsi il Foro agli occhi di un osservatore nei primi secoli d. C., epoca a cui risale.

Di difficile spiegazione è la sistemazione dell’angolo sud-est del portico, dove il colonnato si interrompe per dar luogo a qualcosa di diverso; per alcuni si tratterebbe di un sistema di archi, peraltro, in contrasto con il resto architravato; altri invece, hanno voluto collocarvi un edificio, probabilmente più antico, che si affacciava sulla piazza. Quest’ultima ipotesi spiegherebbe anche la differente pezzatura della pavimentazione.

Riguardo alle lastre decorate e ai plinti si sono formulate due ipotesi circa il loro scopo: o funzione ornamentale della balconata del piano superiore del portico o parte della zoccolatura di un tempio che doveva essere collocato al centro del Foro.

Il tipo di foro, a peristilio, richiama analoghe costruzioni, frequenti soprattutto in Oriente.

Tutti gli elementi fino ad ora elencati risalgono alla fine del II, inizio III secolo d. C.; ne consegue che sia esistito un foro precedente. Probabilmente il luogo in cui esso era collocato non coincide con quello di età posteriore.

Negli anni 1969/70, durante i lavori per l’installazione delle moderne fognature, fu messa in luce anche parte dell’abside occidentale della basilica forense che occupa tutto il lato meridionale del Foro e parte del lastricato marmoreo della basilica stessa.

Successivamente sono stati rinvenuti degli elementi di un propileo che dal livello del portico meridionale si addentra verso la piazza del Foro: questo è l’ingresso solenne della basilica forense.

Per concludere, lungo i due lati più lunghi del perimetro si aprivano, sotto i porticati, le “tabernae”, ossia i negozi e le rivendite commerciali.Questi lati presentano differenze in tutti i vari elementi che compongono i rispettivi colonnati: dai capitelli, alle colonne stesse e persino le gradinate; ciò fa supporre ad una o più ristrutturazioni antiche, ancora da datare con certezza, a cui seguì la distruzione all’epoca di Attila e la conseguente dismissione di quest’area.

Ancora oggi gli scavi e i lavori di recupero del Foro non sono terminati; l’unica parte visitabile è tuttora quella scoperta dal Brusin.

 

 

 

 

 

Veduta dei resti del Foro Romano di Aquileia.

 

IL FORO ROMANO

 

pianta del foro

 

piantina dell’area forense di Aquileia

 

 

Il foro è situato al centro di Aquileia ed è databile intorno al II-III secolo d.C.

È formato da una platea rettangolare lastricata con pietre carsiche calcaree, vi sono presenti molti plinti (1) e plutei (2) ed è circondato da un portico sopraelevato di tre gradini

Intorno alla platea c’erano botteghe e altri edifici pubblici come le sale per le assemblee popolari, il Comitium, e per il consiglio cittadino, la Curia.

Infatti il foro era un luogo d’incontro per esporre gli statuti cittadini, le leggi e i decreti. Era anche una zona in cui venivano celebrati la famiglia imperiale e gli illustri cittadini, le cerimonie religiose e civili più importanti e gli affari commerciali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) (basi quadrangolari dove poggia la colonna)

(2) (parapetto ornato che limita un recinto)

 

 

La platea.

 

La platea è formata da lastre di calcare, disposte parallelamente ai lati corti del Foro. Essa presenta una pendenza regolare verso Sud per il deflusso delle acque piovane. L'accesso ai portici era sottolineato da tre gradini. Nella zona meridionale della piazza sono stati individuati due pozzi. Si ipotizza che il pozzo orientale avesse funzione di punto di raccolta in caso di pericolo. Il pozzo occidentale, invece, che sembra risalire alla fine del II e agli inizi del III sec. d.C., era utilizzato come scarico occasionale, in diretto collegamento con l'attività delle botteghe (materiale ceramico e anfore di varia tipologia).

 

Curia Comitium e Macellum.

 

La curia (1) o il comitium (2) possono essere localizzate a nord-ovest del foro dove è stato rinvenuto un edificio a pianta circolare. A nord, venne ritrovata un’altra costruzione a pianta quadrata con un cortile circolare; i muri formavano un’altra serie di ambienti. Qui può essere riconosciuto il mercato del I secolo a.C., dove venivano vendute le carni e il pesce.

 

(1) (sede del consiglio cittadino)

(2) (sala per le assemblee popolari)

 

 

Portico di Levante e di Ponente.

 

Il colonnato di levante è totalmente diverso da quello che abbelliva la piazza romana dall’altro lato, quello occidentale: le colonne, i capitelli e le gradinate sono diversi. Questo dimostra che ci sono state una o più ristrutturazioni antiche a seguito della distruzione avvenuta all’epoca di Attila e poi la dismissione di questa piazza.

 

 

 

Foro Romano, veduta del portico di levante

 

 

Sono stati anche rinvenuti i resti delle iscrizioni di basamenti di statue, di trabeazioni marmoree e di plinti simili a quelli nel settore est con le effigi di Giove Ammone e di Medusa che abbellivano i porticati del piazzale romano sopra le colonne.

Sotto la platea forense passavano le tubazioni di piombo che davano acqua potabile ai vari piani alti dei palazzi vicini e alle tre fontane nella parte centrale del piazzale antico, lastricato in pietra calcarea ben squadrata. I sottoportici avevano il pavimento in lastre di marmo rosa, come quello della basilica forense.

Probabilmente sotto il foro di epoca imperiale, c’era l’altro più piccolo, più antico e repubblicano. Nella parte settentrionale c’era la Curia e nella parte meridionale il foro era unito alla basilica forense, a due piani, dove venivano trattati gli affari di giustizia. Lungo i lati nord e sud, sotto i porticati si trovavano le “tabernae”, i negozi e le rivendite commerciali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

REPERTI ARCHEOLOGICI DELLO SCAVO DEL FORO DI AQUILEIA

 

 

 

Sono stati trovati molti reperti archeologici risalenti al IV, III e II secolo a.C., ma si tratta per lo più di frammenti di iscrizioni. Vediamone alcuni:

 

 

  1. la base di T. Annius Luscus

 

È una base parallelepipeda in calcare di Aurisina, danneggiata nella parte posteriore e priva del basamento e del coronamento. La parte superiore è decorata su tre lati con un fregio dorico a metope lisce, privo della regula e delle guttae. È stata rinvenuta nel 1995 negli scavi della Soprintendenza nel settore occidentale del Foro. Un calco è stato collocato sul luogo di rinvenimento.

 

 

 

 

Sulla base sono scritte le seguenti parole, ricostruite nelle parti mancanti:

 

T(itus) Annius T(iti) f(ilius) tri(um) vir:

Is hance aedem

Faciundam dedit

Dedicavitque, legesq(ue)

Composivit deditque,

senatum ter coptavit.

 

 

I caratteri risalgono alla seconda metà del II secolo a. C.

Il personaggio menzionato è T. Annius Luscus, uno dei membri della commissione incaricata nel 169 a.C. dal Senato romano di condurre nella città un “supplementum” di coloni. La base dovrebbe essere stata costruita nel decennio successivo al suo arrivo.

 

 

 

2.      Le statue poste nel IV secolo d. C. ad ornamento del Foro

 

Le statue in questione sono due:

 

La prima è la parte superiore di una base di statua in calcare di Aurisina, della quale si conservano due frammenti del coronamento, al quale si sovrappone, ricavato nel medesimo blocco, un plinto parallelepipedo che fungeva da supporto per una statua. E’ stata rinvenuta nel 1940 nella parte occidentale del Foro. Anche questo blocco presenta delle scritte:

 

 

 

 

 

Sept(imus) Theodulus, v(ir) C(larissimus)

(cor)rec(tor), ornavit.

 

 

La seconda è la base di una statua in marmo, ricomposta da numerosi frammenti: due grossi blocchi iscritti combacianti. Le scritte sono pressoché irriconoscibili.

 

 

 

 

 

 

3.      La dedica votiva  a V(enus) C(aelestis)

 

È stata ritrovata nel 1995 durante l’esecuzione di scavi nel settore occidentale del Foro ; consiste in un frammento in calcare, base di statua votiva, resecata su tutti i lati. Il testo è asimmetrico e mancano quasi tutte le lettere della prima riga. Le scritte ( manca la prima riga), sono le seguenti:

 

 

 

 

 

V(eneri) C(elesti)

Aebutia

Ursina

Ex iussu

Deae

 

Le parole risalgono al II \ III secolo d. C. e sarebbero la prima attestazione del culto di Caelestis. Caelestis è il nome di una divinità di origine africana; essa corrisponde alla punica Tanit. I Romani l’assimilarono a diversi culti femminili, (Iuno, Venus, Diana).

Questo frammento in calcare rappresenta l’unica testimonianza della presenza del medesimo culto ad Aquileia.

 

Questi sono i reperti più importanti; gli altri sono, come già detto, tutti frammenti di are, basi, iscrizioni, epistili, colonne e monumenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA BASILICA FORENSE

 

 

Veduta degli scavi della Basilica Forense

 

 

La Basilica Forense fu costruita in epoca severiana, caratterizzata dallo schema “traianeo” della Basilica Ulpia nel Foro Traiano a Roma; essa era dunque posta su uno dei lati minori del Foro e conclusa con due absidi alle due estremità.

Di questo edificio possiamo osservare solo la parte sud-ovest, con l’abside e la traccia delle tre file di colonne interne, che dividevano l’ambiente in tre navate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricostruzione grafica della Basilica forense di Aquileia.

 

 

 

Codesti ritrovamenti risalgono al 1969/70: vennero portati alla luce parte dell’abside occidentale della basilica e parte del lastricato marmoreo della medesima.

Le dimensioni della basilica dovevano essere di metri 76,80 per 29,40, con due absidi all’estremità di cui quella orientale è stata solo individuata con un saggio. L’abside occidentale era chiusa da quattro colonne inquadrate da un coppia di pilastri. L’ambiente era suddiviso in tre navate costituite da file di colonne che, girando anche sui lati brevi, costituivano una specie di corridoio. Si presume che la navata centrale fosse sopraelevata rispetto alle altre.

Il pavimento centrale era in marmo, mentre il deambulatorio era in pietra d’Istria. L’edificio subì una distruzione tale che ne compromise qualunque ricostruzione.

Risale al 1972 il ritrovamento dei resti del propileo della Basilica Forense, avvenuto durante un accertamento circa la veridicità relativa all’ipotesi dell’esistenza di una strada che attraversava il foro. In questa occasione fu accertata la presenza di un propileo che dal livello del portico meridionale si addentrava verso la piazza del Foro. Esso consisteva nell’entrata solenne della Basilica forense e occupava tutto il lato meridionale del Foro, tra questo e il decumano di Aratria Galla.

Questo edificio era luogo d’incontro in cui si potevano trattare e stipulare contratti commerciali; inoltre era utilizzato anche per discutere le cause assolvendo la funzione di tribunale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

 

Testo:

Ÿ         Da Aquileia a Venezia – UTET, Torino, 1980.

Ÿ         Guida Touring Club Italiano – Friuli Venezia Giulia (guida rossa e guida verde).

 

Siti Internet:

Ÿ         www.museoarcheo-aquileia.it

Ÿ         www.roth37.it/COINS/Aquileia/storiaromana.html

Ÿ         www.turismo.Fvg.it/RicercaSito/Cerca.asp?L=1

Ÿ         www.proxfriuli.it/news/forohtml

Ÿ         www.unw.trieste.it/~epilab/Aquileia96/Aqlned.html