¨ INDICE ¨

¨ INTRODUZIONE GENERALE AL LAVORO SVOLTO

¨ INTRODUZIONE AL DIBATTITO SULL’ORIGINE DEGLI ETRUSCHI

¨ I NOMI DI ETRURIA E ETRUSCHI; ORIGINE DEGLI ETRUSCHI

¨ ARGOMENTI A SOSTEGNO DELLA PRIMA TEORIA

¨ STUDI RECENTI

¨ BIBLIOGRAFIA

 

 

INTRODUZIONE GENERALE AL LAVORO SVOLTO

E quest’anno? Gita in Etruria! La V D ha deciso di visitare le città di Pyrgi, Cerveteri, Tarquinia e Veio, e per farlo ci siamo divisi in gruppi e abbiamo trattato in varie ricerche tutti gli argomenti riguardo alla storia della civiltà etrusca e ai luoghi che abbiamo pensato di visitare.

Durante un’assemblea di classe si sono stabilite le persone che avrebbero dovuto trattare le diverse parti del lavoro: dall’origine alla storia, dal culto dei morti alla divinazione, per finire con le diverse tombe delle città sopra citate.

Ad ognuno è toccato poi il compito di documentarsi sull’argomento scelto per mezzo di libri, enciclopedie, articoli e siti Internet e, una volta raccolto il materiale, lo si doveva presentare correlato di un indice al professor Segnan, il nostro accompagnatore ufficiale, che munito di matita e buona volontà ha osservato e corretto la prima parte del nostro operato.

Il passo successivo è stato quello di presentare la scaletta della ricerca che si sarebbe in seguito scritta. Dopo un ulteriore controllo si è passati alla prima stesura della ricerca. I vari lavori sono arrivati al loro completamento passando di correzione in correzione.

Le difficoltà incontrate durante il percorso sono state minime, poiché le diverse sezioni del lavoro sono state affrontate in modo unanime e unitario da ogni singolo gruppo, che ha lavorato con impegno ad scribendam operam.

Vediamo dunque ora la parte relativa all’origine degli Etruschi.

 

INTRODUZIONE

Un argomento oggi ancora assai dibattuto riguarda la provenienza, la nascita e la formazione della civiltà etrusca, nonché l’effettiva estensione del territorio che essi per sette secoli dominarono.

Questa regione, in cui la civiltà etrusca, se non nacque, si sviluppò, ebbe dagli antichi diverse denominazioni: Tyrrhenia o Tyrsenia la chiamarono i Greci; Etruria fu il nome che in origine i Latini le attribuirono, appellativo che gli scrittori latini più tardi sostituirono con Tuscia, il nome che nei secoli ha avuto maggior fortuna.

Così Tyrrhenoi o Tyrsenoi, Etruschi o Tusci furono chiamati i suoi abitanti rispettivamente dai Greci e dai Latini, o Turskus dagli Umbri, che con queste terre confinavano.

Secondo lo storico augusteo Dionigi di Alicarnasso, che nel I secolo a. C. redige le Antichità Romane, un trattato storico in venti libri nel primo dei quali affronta la questione delle origini storiche dei popoli italici, gli Etruschi chiamavano se stessi Rasenta o Rasena. Virgilio li chiamò invece Lydii, rifacendosi ad Erodoto ed ad una loro presunta provenienza dalla Lydia.

I confini dell’Etruria storica, è oggi accertato, furono il Tevere ad est ed a Sud ed il mar Tirreno a Ovest, comprendendo anche le isole toscane, mentre per quanto riguarda il confine settentrionale la questione sembra ancora essere aperta al dibattito. Tale limite dovrebbe essere probabilmente segnato dalla Valle dell’Arno e quindi dall’Appennino Tosco-Romagnolo, ma l’estensione territoriale, e quindi culturale degli Etruschi, non si limitò alla sola Etruria e anzi arrivò ben più lontano, giungendo sino alla Liguria, al Piemonte ed alla Pianura Padana al Nord, mentre al sud è chiara l’influenza etrusca in Campania. Presenze etrusche sono state accertate anche nell’entroterra tunisino e nello stesso Egitto.

Mentre la presenza e l’influenza di una popolazione su di un territorio o di un’altra civiltà è chiaramente intuibile ed accertabile, non è invece altrettanto facile definire la reale provenienza di un popolo, quello etrusco, tanto differente da tutti gli altri presenti nel bacino del mediterraneo.

Si deve tuttavia sottolineare che per nessun altro popolo dell’antichità si è acceso nella storiografia moderna un dibattito così vivace sulle origini, come nel caso degli Etruschi. Le ragioni di questo fatto sono molte.

In primo luogo l’interesse per questa nazione, tanto ellenizzata e diversa, lontana dal centro del mondo più civilizzato, che in età classica si colloca tra il vicino Oriente e il bacino dell’Egeo, ma allo stesso tempo così ricca, è sorto con gli stessi inizi della storiografia greca che, dedicando tanta attenzione alle origini dei Tirreni, ha non poco contribuito a creare il caso. In secondo luogo questa innegabile "diversità" etnica, linguistica e culturale del resto delle popolazioni di lingua indoeuropea dell’Italia antica ha sollecitato l’attenzione della storiografia ottocentesca. Il coincidere dell’interesse della storiografia greca e di quella moderna per il diverso etrusco ha fatto nascere il problema delle origini etrusche.

La stessa aura mitica, antica e moderna, attorno alle origini etrusche, collegate con i nomi di favolosi popoli migratori delle leggende greche, Tirreni e Pelasgi, ha infine contribuito ad ingigantire oltre misura il problema delle origini.

 

Territorio etrusco

I NOMI DI ETRURIA E DI ETRUSCHI; ORIGINE DEGLI ETRUSCHI

Un terzo elemento etnico, in Italia, oltre ai Fenici e ai Greci, di origine, a quel che pare, esotica, è dato dagli Etruschi. Incerta è la etimologia di tal nome, che si è voluto dedurre dalla parola Tyrsenoi o Tyrrhenoi, con la quale i Greci indicavano il popolo etrusco: da Tyrs – equivalente a turs- con metatesi della r, con la protesi di una e e con la finale in ci, si sarebbe formato il nome latino E-tru-ci, cioè Etruschi. Ma ciò è incerto. In greco si hanno le forme secondarie Tyrsanoi o Tyrannoi, derivate da tyrsha o tyrrha, cioè rocca o cittadella. Perciò l’italianizzato nome di Tirreni verrebbe a significare i padroni della cittadella, cioè i signori, i tiranni, e la divinità etrusca Turan significherebbe la signora. In latino, accanto alla forma Etruci (voce secondaria Etrurii) si avrebbe il nome Tusci, onde Tuscia (Toschi e Toscana), nome che corrisponde al turskum umbro datoci dalle tavole iguvine. Ma da Dionisio di Alicarnasso desumiamo che gli Etruschi chiamavano se stessi Rasena dal nome dei loro comandanti; forse in esso era insito il significato di popolo o di uomini, certo è che non di rado si trova nelle epigrafi etrusche il tema di questo nome (ras- o rasn- ) in varie forme: Rasne, Rasna, Rasnal.

Gli Etruschi sono localizzati in Italia essenzialmente nel territorio compreso tra il mare Tirreno, che da loro appunto desunse il nome, l’Arno, ed il Tevere. Ma la questione della loro origine è stata ed è ancora assai dibattuta.

Tre sono le opinioni che tengono ora il campo.

PRIMA TEORIA: gli Etruschi sarebbero il risultato della fusione delle primitive popolazioni con colonizzatori tirreni, approdati sulle coste del Tirreno e provenienti dalle terre asiatiche bagnate dall'Egeo; questi colonizzatori parlavano una lingua che era apparentata a quella in uso in Asia Minore e che si mantenne, con necessarie modificazioni dovute all’influsso del nuovo ambiente colonizzato, durante lo sviluppo dell’Etruria; tale colonizzazione dovette essere graduale, a più riprese.

SECONDA TEORIA: gli Etruschi sarebbero discesi nella penisola italiana attraverso le Alpi Retiche occupando la valle del Po e poi la Toscana. Ma bisogna distinguere tra coloro che suppongono questi Etruschi venuti per terra, affini alle altre popolazioni italiche del gran ceppo indo-europeo, cioè ai Latini, agli Umbri ecc., e quelli che sostengono la identità tra Etruschi e "terramaricoli" e negano tale appartenenza al ceppo suddetto, di cui invece farebbero parte le anteriori genti cuprolitiche.

TERZA TEORIA: Gli Etruschi deriverebbero dalla fusione in Toscana e nel Lazio settentrionale tra i cuprolitici e gli incineratori; la lingua etrusca sarebbe in realtà l’antica lingua parlata dai cuprolitici e, cognata con quelle dell’Asia Minore, farebbe parte delle lingue mediterranee prevalenti prima dell’ultimo millennio a. C.

La prima teoria è la tradizionale, poiché sembra confermata dalle testimonianze degli antichi. La fonte principale è Erodoto. Egli ci dà notizia di una carestia che afflisse la Lidia sotto il regno di Atys; dopo aver escogitato vari rimedi, si stabilì che una parte della popolazione dovesse emigrare; l’esodo avvenne sotto la guida di un figlio del re, di nome Tirreno. Dopo un avventuroso errare questi Lidi giunsero tra gli Umbri e si fissarono lì, cambiando il nome in quello di Tirseni o di Tirreni, cioè di Etruschi. Concordemente gli scrittori greci e latini seguono la tradizione erodotea; ma vi sono due eccezioni: la prima è Ellanico di Mitilene (presso Dionisio di Alicarnasso), che nella Foronide riferiva che schiere di Pelasgi dall’oriente ellenico erano approdate in Italia alla foce del fiume Spinete, erano penetrate nell’interno ed avevano fondato Cortona, dando origine agli Etruschi. La seconda eccezione è Dionisio di Alicarnasso, il quale rifiuta la identità, sostenuta da Ellanico, di Etruschi e di Pelasgi, rifiuta la identificazione di Erodoto tra Etruschi e Lidi e conclude che il popolo etrusco è aborigeno, perché diverso per lingua e per costume dagli altri popoli italici: constatazione preziosa, perché in tal modo risulta che ai tempi augustei, in cui scriveva Dionisio di Alicarnasso, fortissimo, anzi non colmabile, era il distacco tra gli Etruschi e gli altri popoli del centro della penisola circonvicini, distacco per cui agli Etruschi si doveva attribuire un’origine ben distinta da quella di questi popoli.

Considerando ora la seconda e terza teoria si deve ammettere che esse urtano contro difficoltà assai gravi. Ecco quanto può essere opposto alla seconda teoria, che è avvalorata specialmente da storici. L’indagine archeologica ha provato che le Alpi Retiche non furono valicate da popoli sino all’inizio della primavera del 101 a.C., in cui i Cimbri scesero nella pianura veneta. Lungo le valli tridentine è un movimento graduale, tardo di civiltà, non già da nord a sud, ma da sud a nord. Verso le paurose gole, verso i minaccevoli picchi si dirada la vita, diventa sempre più sporadica, non si manifesta affatto. Attraverso le Alpi Retiche non possono essere passati gli Etruschi, cioè i proto-Etruschi. E fu in realtà una interpretazione erronea di un noto passo di Tito Livio, che dette origine alla teoria della provenienza terrestre degli Etruschi attraverso le Alpi Retiche, le quali avrebbero avuto tale nome, qualora si consideri rettamente questo passo, non già da ipotetiche, lontanissime schiere etrusche, discese lungo le gole e le valli, ma da miseri Etruschi fuggiaschi, rifugiatisi, come in luogo sicuro, tra le rocce alpine, dinanzi all’invasione gallica della prima metà del secolo IV a. C.

La terza teoria, gradita specialmente ai glottologi, urta parimenti contro difficoltà di carattere archeologico. I cuprolitici della odierna Toscana e del Lazio settentrionale sarebbero stati i progenitori degli Etruschi ed avrebbero parlato quella stessa lingua che, con le modificazioni inevitabili, sarebbe diventata la lingua etrusca. Ora, sullo strato cuprolitico, si estende, in Toscana e nel Lazio settentrionale, il possente strato "villanoviano"; sono due stirpi diverse assai distaccate tra di loro. Rispetto ai cuprolitici, qua e là sparsi ed in luoghi non sempre coincidenti con quelli dove si afferma rigogliosamente la civiltà villanoviana, questa civiltà ci si manifesta come la espressione di una potenza demografica altissima.

LA PRIMA TEORIA DELL’ORIGINE TRANSMARINA DEGLI ETRUSCHI E ARGOMENTAZIONI A SUO FAVORE

La più probabile è la prima teoria, quella della venuta dei colonizzatori Tirreni dal bacino dell’Egeo, i quali non avrebbero già costituito un popolo emigrante in massa, ma piuttosto piccole schiere di coloni.

Sulle coste della Toscana e del Lazio settentrionale si sarebbe dunque manifestato un fenomeno analogo a quello della colonizzazione ellenica e fenicia. Anzi si è voluta precisare, in questo inserirsi nelle popolazioni primitive italiche di elementi esotici venuti dal mare, la presenza di due principali ondate: la più antica con la fondazione di Tarquinia, di Populonia e di Cerveteri; la più recente, e di maggior rilievo, con la fondazione di Vetulonia.

A sostegno di questa teoria dell’origine transmarina sta la scoperta avvenuta nel 1885 di una stele funebre nell’isola di Lemno, col residuo di una figura di un guerriero a bassissimo rilievo e con una duplice iscrizione condotta in alfabeto greco, ma di lingua non greca: è l’iscrizione di un idioma, per quanto siano stati espressi di recente alcuni dubbi, se non etrusco, etruscoide. A Lemno la popolazione anellenica parlava in tempi storici ( sec. VIII-VII a.C.) una lingua affine a quella etrusca; i Tirreni, partiti dalle coste lidie e i Lemni sarebbero stati tra loro molto affini, discendenti da un unico ceppo. Ed i suddetti Lemni sarebbero da identificare coi Sinti del canto omerico (Iliade, I, v. 594; Odissea, VIII, v. 294) dalla rude favella, coi Pelasgi del testo di Erodoto (V, 26), coi Tirreni di Tucidide (IV, 109).

I recenti scavi della Scuola Italiana di Archeologia di Atene hanno portato alla luce presso l’antica Hephaistia di Lemno un sepolcreto di queste genti pelasgico-tirreniche; è un sepolcreto che presso a poco è databile nei due secoli VIII e VII a. C., proprio i due secoli in cui sarebbe avvenuta la colonizzazione dei Tirreni in Italia ed in cui si sarebbe sviluppata l’Etruria. Si tratta di un cimitero di cremati, con la deposizione dei resti in urne che, per la loro sagoma, si avvicinano alle urne biconiche villanoviane, con numerose armi, con frequenti oggetti d’oro, con vasi locali dipinti a linee spezzate o a spirale in rosso su fondo bianco. Tutto ciò non costituisce che qualche indizio, molto labile, di parentela tra i Lemni, vissuti, in arretrato nello sviluppo della civiltà, alla periferia del mondo greco, e gli Etruschi. Invece tra la duplice iscrizione lemnia e le iscrizioni etrusche la parentela è evidente.

Altre constatazioni ci indirizzano al bacino settentrionale ed orientale dell’Egeo. Alla fine della XVIII dinastia egizia ( verso la metà del XIV sec. a.C.), nell’ambiente egiziano appaiono i popoli del nord o abitatori del mare o delle isole; sono popoli che minacciano a più riprese la compagine del regno egizio. Sotto il faraone Mernephtah della XIX dinastia ( ultimi decenni del XIII sec.) vediamo che viene tentata in Egitto un’irruzione da parte dei Lukki, degli Akaiwasha (Achei), dei Tursa o Turusa, che furono sconfitti dai generali del monarca egizio presso Pirau, nel delta del Nilo. Altra popolazione è quella degli Shardina; in questi si sono voluti riconoscere o gli abitanti della Sardegna o genti dell’Asia Minore, che col loro nome ricordano la famosa città Sardi in Lidia. Le parole Tursa o Turusa invece sembra che debbano essere avvicinate alle denominazioni elleniche di Tyrsenoi o di Tyrrhenoi, con derivazione da Tyrrha o Tyrsa, che significa cittadella ed è appunto il nome di una località della Lidia meridionale a nord della catena del monte Messogide, a sud del fiume Caistro. La parola è stata letta con diverse varianti dai documenti egizi, ma è stabilita fermamente la presenza del gruppo consonantico Tr - s, e perciò non può essere affatto eliminata l’ipotesi della discendenza dei Tirreni dai Tursa o Turusa anatolici dell’età cretese - micenea.

Importanti inoltre da notare sono le somiglianze numerose e vivissime tra i nomi dell’Asia Minore e nomi etruschi; la parentela sarebbe evidente per quanto concerne l’uso di radici, suffissi, fonetica. Dice Cicerone ( De Divinatione, I, 41,92) che nell’arte divinatoria gli Etruschi erano inferiori soltanto ai Caldei. Si può supporre che la perizia degli Etruschi in tale campo di attività religiosa sia indizio di una lunga tradizione, maturatasi con il contatto con i popoli orientali. E si può supporre che l’arte divinatoria della Caldea, dove come in Etruria essa si fondava specialmente sull’extispicium o osservazione delle interiora delle vittime e precisamente del fegato, sia passata ai Tirreni asiatici attraverso l’antico impero ittita.

Ciò premesso e data l’inverosimiglianza della seconda teoria o della provenienza terrestre, della terza teoria o dell’autoctonia, dovremmo riconoscere nel mito fiabesco di Erodoto un nocciolo di verità. E’ assolutamente da scartare la testimonianza di Ellanico sulla venuta degli Etruschi attraverso il golfo dello Ionio alla foce del fiume Spinete, cioè attraverso l’Adriatico alle foci del Po. Infatti la presenza degli Etruschi tra Arno e Tevere è archeologicamente documentata assai prima che nella valle del Po.

 

 

STUDI RECENTI

 

Alle tre tesi sulla provenienza degli Etruschi si è sovrapposta l’interpretazione del professor Massimo Pallottino, recentemente scomparso, importante studioso di Etruscologia: egli ha sottolineato la necessità di evitare impostazioni schematiche di un problema notevolmente complesso. Ha dunque analizzato i dati a sua disposizione finalizzando il suo operato a comprendere non la provenienza, ma la formazione di questo popolo e della sua cultura.

Lo studioso ha infatti affermato che il processo formativo della nazione etrusca non può aver avuto luogo che nell’Etruria stessa. Ed in questo processo formativo hanno avuto un ruolo determinante i contatti e gli scambi commerciali e culturali con i viaggiatori provenienti dal Mar Egeo, attratti dalle risorse metallifere dell’Elba, delle Colline Metallifere e dei Monti della Tolfa.

Secondo Pallottino l’impronta subita dalla fresca, primitiva, ancora duttile anima dei più antichi Etruschi, sotto l’impulso delle mature civiltà d’oltremare, fu probabilmente tale da polarizzare in modo definitivo le tendenze spirituali e le strutture stesse della nazione. Si parla dunque di un’influenza culturale recepita e assorbita da questo popolo in modo entusiastico e non di provenienza dall’Oriente.

 

BIBLIOGRAFIA

LIBRI

* "STORIA D’ITALIA DALLE ORIGINI ALLA MORTE DI CESARE" VOLUME I

MONDADORI

PERICLE DUCATI

* "STORIA DEGLI ETRUSCHI"

MARIO TORELLI

EDITORI LATERZA

 

SITI INTERNET

* http://www.isa.it/tuscia/storia/etrus.1.htm

L’Etruria e gli Etruschi