ANTIGONE
PREMESSE
INTRODUTTIVE
Il primo autore a scrivere l’”Antigone” è
stato Sofocle, grandissimo tragediografo greco.
Questa tragedia ha avuto vasta eco nella
cultura occidentale e ad essa si sono ispirati Jean Anouilh e Bertolt Brecht.
In Sofocle protagonista è Antigone, la quale viola una legge di Creonte, re di
Tebe, tentando di dar sepoltura al cadavere del fratello Polinice, che ha
assalito con le armi la propria patria. Dopo esser stata scoperta viene
condannata a morte da Creonte.
Il figlio del re Emone, futuro sposo della
ragazza, si suicida per il dolore della
perdita subita provocando la disperazione di Creonte.
CONFRONTO TRA L’OPERA DI SOFOCLE E QUELLA DI ANOUILH
Anouilh riscrive in chiave moderna la
tragedia di Sofocle, per portare in scena l’inquietudine del mondo a lui
contemporaneo, oppresso dalla 2° guerra mondiale. Proprio per questo si nota un
clima molto tragico che pare quasi toccare il limite del pathos.
Nel prologo della tragedia compare, a
differenza che in Sofocle, la descrizione fisica di Antigone presentata come una fanciulla magra e non
particolarmente bella totalmente contrapposta
alla bellezza seducente della sorella Ismene.
Questa
contrapposizione traspare anche nel dialogo con la nutrice, figura nuova
introdotta da Anouilh avente la funzione di sostituire la figura materna di
Giocasta.
Elemento
importante è il dialogo con Creonte che, nonostante ella sia stata scoperta
mentre seppelliva il fratello, non vuole ucciderla. Creonte non è un tiranno ed
è disposto a liberarsi dei testimoni pur
di salvarla. Deve sposare Emone e ingrassare; non vuole farla morire in una
storia politica. Cambia inoltre la concezione del potere di Creonte che non
vede l’essere re come un lavoro, come un sì detto agli dei. Non c’è entusiasmo
e non appare quell’ a quella sete
di potere che sono presenti nella tragedia di Sofocle.
Le dice di
diffidare dei riti religiosi e infatti
la dimensione religiosa e divina scompare tant’è che la figura di Tiresia non è
nemmeno accennata.
Creonte dice
che i suoi fratelli erano entrambi malvagi e pare quasi averla convinta, ma
Antigone ormai è decisa a morire .
E’ una
eroina nichilista, che si autodistrugge
per affermarsi e non per difendere una legge divina. Vuole tutto e subito e non si accontenta di una
felicità ottenuta negli anni a seguito di compromessi e fingendo di non
vedere.
Antigone è
molto simile ad Edipo per l’orgoglio
personale e non sa più per che cosa muore. Si sente brutta e non si spiega il
motivo per cui Emone abbia scelto lei rispetto alla seducente Ismene.
Il contrasto ,
passa in secondo piano, anzi quasi si annulla, per lasciare spazio ad
una dimensione più ampia che denuncia il vuoto esistenziale che opprime ogni
essere umano.
Rispetto alla
tragedia di Sofocle, Antigone prima di morire ha un dialogo con una guardia a
cui vuole dettare uno scritto per Emone. Sembra quasi pentirsi del suo gesto e
la paura della morte chiude in una morsa quel cuore troppo piccolo per
avvenimenti così grandi.
La tragedia si conclude rispettando a pieno il modello di partenza ma alla fine Creonte nonostante la
disperazione recandosi al Consiglio continua la sua normale attività politica
confermando la sua convinzione che intende il potere come un dovere nei
confronti della città che ha bisogno di un capo.
CONFRONTO TRA L’OPERA DI SOFOCLE E QUELLA DI BRECHT
Il testo dell’”Antigone” di Brecht è un riadattamento della versione di
Holderlin, che era partito, pur discostandosene, dal modello sofocleo.
E’
caratterizzato da un preludio iniziale che è ambientato a Berlino nell’aprile
1945.
Due sorelle
vedono il fratello impiccato dalle SS e
una vuole aiutarlo, mentre l’altra ha paura. Sono una trasposizione in chiave
moderna di Antigone e Ismene.
C’è un clima
piatto, freddo e privo di sentimentalismi.
La tragedia si
svolge a Tebe che è in guerra con Argo, a differenza che nella tragedia di
Sofocle, per le ricche miniere di ferro. Eteocle e Polinice non guidano
eserciti nemici ma sono entrambi dell’esercito di Creonte.
Li divide la
posizione rispetto alla guerra: Eteocle muore in battaglia, mentre Polinice
fugge e viene ucciso dal re.
Se nel
testo sofocleo il gesto di Antigone è il
primo gesto di ribellione prima che si ribelli Emone e il popolo tutto, in Brecht
è il gesto derivato da quello di Polinice.
Egli si ribella
però individualmente mentre Antigone rappresenta la ribellione collettiva alla
guerra.
Non ci sono
oracoli, drammi e Creonte è davvero un tiranno a cui si contrappone Antigone
totalmente vittima. Il colloquio tra Antigone e lo zio è molto duro e la
ragazza gli rinfaccia di inseguire il potere; infatti Creonte è in guerra per
se stesso, per il suo orgoglio e per la sua sete di potere e non per il bene
della città, che sarà distrutta dalla guerra.
La figura di
Tiresia compare, ma solo marginalmente, quasi per non sconvolgere troppo il testo “sacro” di Sofocle.
Nel frattempo
arriva la notizia della disfatta
dell’esercito tebano e della morte di Megareo, figlio maggiore del re;
Creonte non sembra soffrire per amore del figlio morto, ma perché ha perso la
guida del suo esercito e colui nel quale aveva riposto tutte le sue speranze di
vittoria. Megareo non era per Creonte un figlio, ma una spada con cui
sottomettere il nemico e soddisfare la propria brama di ricchezze. Creonte ha
bisogno di una nuova spada e di un nuovo strumento con cui difendere il proprio
potere. Spera di servirsi di Emone e per questo si lascia convincere a liberare
Antigone, ma tutto si conclude tragicamente rispettando il modello sofocleo.
Brecht scrive questa tragedia durante la 2°
guerra mondiale e Antigone rappresenta il popolo tedesco che si oppone al
nemico e alla guerra impersonati da Creonte.