
Piazza
San Carlo, 5 ottobre. Su uno sconfinato cartellone, scritte di ogni tipo che
chiedono giustizia mondiale. La parola "PACE" in decine di lingue.
L'inizio è bello, promette un pomeriggio, per così dire, "equo
e solidale". Però. Prima coltellata nello stomaco: una mendicante
che vaga inascoltata tra i gazebo. Lo so che non vuol dire nulla, ma mi è
sembrata una contraddizione. Seconda: tavolino antiaborista. Cosa c'entra?
Ma va beh, soprassediamo. Fa un bell'effetto vedere la piazza gremita, devo
ammettere. Comincio ad afferrare le prime parole dal palco: una sopravvissuta
di Auschwitz invita a non odiare i propri nemici, ed Ernesto Olivero, il fondatore
del Sermig, propone per lei la cittadinanza onoraria di Torino. Bene. Ma adesso
è ora del cosiddetto pranzo dei popoli : ad ognuno viene consegnata
una ciotola di riso in quantità direttamente proporzionale a quella
che si possono permettere gli abitanti del Paese di cui ognuno ha il nome
scritto sul volantino. Vediamo un po': Bahrain. Non credo che nuotino nel
cibo
In realtà poi le razioni sono tutte uguali però intanto
ti immedesimi. Mentre cerco un posto per mangiare leggo il resto del volantino
: dato che non si può scegliere il posto in cui nascere, potresti essere
nato in un paese povero, e mentre "in un paese ricco qualcuno potrebbe
consigliarti di non mangiare tutto il riso per lasciare posto alle portate
successive, in un paese povero ti si potrebbe suggerire di non mangiarlo tutto
perché è l'unico nutrimento di cui disponi per tutta la giornata".
Quantomeno istruttivo. Invece, proprio adesso ho visto un gruppo di ragazzi
che, buttato vi il riso rimasto, parte alla ricerca di un Mc Donald's. 
Io mi siedo sul cavallo del "caval 'd brons" e ascolto un po' di
interventi e un po' di musica. Sta parlando Olivero : "Dicono che siamo
una maggioranza silenziosa. Orse non siamo una maggioranza
" A giudicare
dalla piazza, non siamo neanche tanto silenziosi: forse non siamo noi, mi
viene da pensare.Comunque, se è vero che tutti quei bimbi a cantare
in prima fila rendono la cosa un po' forzata, fa però tenerezza lapiccola
esibizione dei ragazzi down dell'associazione "La perla ", che arrivano
alla fine con un sorriso timido e stupito; so benissimo che c'entra poco con
la pace in senso stretto, ma fa parte di una mentalità più aperta
e comprensiva, che "predispone" alla pace. Ecco unargomento chevolevo
affrontare: ho saputo un paio di giorni prima che in piazza Albarello si sarebbe
tenuta, la manifestazione del Social forum. Ora: non che disapprovi, anzi,
ma era una manifestazione specificatamente contro la guerra in Iraq e io continuo
a pensare che sarebbe giusto che la pace venisse concepita anche come condizione
a sé stante, non solo come "non-guerra"; e questo il Sermig
indubbiamente l'ha capito. Ma in ogni caso siamo arrivati al paradosso di
avere una manifestazione per la pace in una piazza e una contro la guerra
in quella a fianco. Si può diffondere finché si vuole una cultura
di pace, ma finché prima ancora dei governanti che non ci ascoltano
saremo noi stessi a frammentarci e a dividerci, come possiamo sperare in un
risultato?
Giorgia Cervini